Al punto Snai di via Nuova Poggioreale il motto è: “Gioca sciolto e disinvolto” ma pur sempre moderatamente
Aprile 13, 2017
Boom di pillole dell’amore, 100 milioni senza ricetta in Europa
Aprile 13, 2017

Niente cibo vegano nella mensa degli studenti? Il Tar condanna la scuola

Il giudice del collegio di Bolzano ha accolto il ricorso della madre di un alunno, sottolineando la “necessità di assecondare le esigenze etico-religiose e culturali.

“Non ci si può rifiutare, senza un legittimo motivo, di servire cibo vegano”. E’ stata questa la sentenza con cui il Tar di Bolzano ha accolto il ricordo di una madre che si era rivolta alle autorità competenti, dopo che l’asilo presso cui è iscritto il figlio si è rifiutato di assecondare la sua richiesta. La vicenda prende il via a Merano, lo scorso settembre, quando all’inizio dell’anno scolastico la donna aveva scelto per il bambino una dieta “senza carne e pesce”, allegando alla richiesta di dieta speciale anche una nota del pediatra che consigliava “l’esclusione di uova, latte e derivati” perché -secondo il medico- possibile causa di effetti spiacevoli. A tutti gli effetti una dieta vegana, che il piccolo seguiva fin dalla nascita. “Trattamento alimentare non previsto”, la risposta del comune che ha scatenato la risposta materna. Le disposizioni ministeriali, ha sottolineato il collegio del Tar presieduto da Terenzio Del Gaudio, prevedono che vengano “assicurate adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali”, casistica nel quale evidentemente rientrava il caso della famiglia di Merano e che “le motivazioni addotte dal comune”, praticamente assenti, “erano un comportamento del tutto al di fuori delle prescrizioni di legge. La nota in questione è stata diffusa dal Ministero della Salute lo scorso maggio, per ribadire quanto contenuto nelle “Linee guida nazionali per la ristorazione scolastica” del 2010; in questa sede veniva infatti specificato che la dieta vegana, o vegetariana, era considerata parte delle motivazioni etiche di una persona e che una famiglia non avrebbe, da quel momento in poi, avuto necessità di presentare certificato medico per vedersi assecondata questa particolare richiesta. Da Torino a Bologna, passando per Milano che propone ben 5 menu alternativi, le città sensibili alla problematica sono molte, alcune già attivate sul fronte di attività colletarali atte a promuovere “diversi stili di vita alimentare” (come nel comune guidato dalla sindaca Appendino) e totalmente in linea con la direttiva che, differentemente da quanto si possa pensare, serve le necessità di migliaia di persone. Secondo un sondaggio Eurispes, infatti, i vegetariani e i vegani sono l’8 % della popolazione italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *