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“Sahara, deserto di mafie e jihad”: il libro inchiesta di Alessio Postiglione e Massimiliano Boccolini

I millecinquecento migranti sbarcati in questi giorni a Napoli sono passati per le mani dei trafficanti di esseri umani a loro volta aiutati da gruppi jihadisti che controllano le principali rotte del Sahara. Tenere insieme accoglienza e deterrenza di attività criminali e a sostegno del jihad è la sfida dell’Europa. Contro le mura e la “fortezza Europa”, al fianco dei poveri cristi, ma anche contro il pericoloso asse fra mafie e tagliagola che destabilizza il Mediterraneo. È questo lo scenario descritto da Massimiliano Boccolini e Alessio Postiglione nel loro volume: Sahara, deserto di mafie e jihad. Come narcos, separatisti e jihadisti minacciano il Mediterraneo, edito da Castelvecchi (192 pagg, 18,50 euro) nelle librerie. Quel territorio, infatti, che negli anni settanta si era consegnato ai movimenti di liberazione marxisti e terzomondisti, vede, anno dopo anno, i romantici “Che Guevara del deserto” trasformarsi in bande di jihadisti e narcotrafficanti. E’ ora e in quell’area che si creano i legami con le mafie nostrane e internazionali che hanno fiutato l’affare del traffico degli esseri umani – ma anche traffici di armi, droga, opere d’arte, petrolio e organi espiantati ai nemici – ed è da quel territorio, dove si è addestrato anche l’attentatore di Manchester Salman Abedi, che arrivano i terroristi di Parigi e di Bruxelles. In un colloquio con il procuratore generale antimafia Franco Roberti, gli autori trovano anche la conferma di “un’ipotesi investigativa molto seria” e cioè che “nel business dei migranti ci sia la mano dello Stato Islamico”. Anche se prudentemente il magistrato premette che “da un lato non abbiamo riscontri giudiziari, tranne pochi casi, che ci consentano di sostenere che esiste una relazione di collaborazione stabile tra mafie e jihad”, è innegabile che “dall’altra abbiamo sicuramente casi di criminalità che gioca in supporto di attività terroristiche”. Dall’espansione di Isis in Libia al ruolo delle mafie in Algeria, dalle attività del Fronte Polisario al confine col Marocco al ritorno alle armi dei Tuareg in Mali, il deserto del Sahara è il cuore delle mafie narco jihadiste, che destabilizzano il Mediterraneo. Di ciò che accade in questa regione, ne parlano i due giornalisti esperti di questioni mediorientali. I problemi dell’Italia nascono qui, in un lembo fra deserto e Golfo di Guinea, dove s’incontrano narcos sudamericani, narco-jihadisti e movimenti separatisti saharawi. Com’è stato possibile che movimenti di liberazione d’ispirazione marxista-terzomondista, a cui andavano le simpatie dell’Occidente, si siano trasformati in tagliagola e, poi, in mafiosi? Le mafie sono attori politici e lo jihadismo è funzionale alla legittimazione sociale dei criminali. Il libro spiega tutto questo, partendo dal racconto di piccole storie di cronaca. Dai sequestri Urru e Mariani, avvenuti nel sud dell’Algeria, in aree controllate da gruppi armati usati per destabilizzare l’intera regione, ai casi Bonatti e Calonego-Cacace, che ripropongono invece il problema della guerra civile libica e delle vaste aree di deserto controllate dai gruppi jihadisti: tessere di un unico mosaico del terrore.

1 Comment

  1. Gennaro A. ha detto:

    Purtroppo l’ho trovato un libro pessimo, approssimativo, pieno di errori di ogni tipo. Dalla traslitterazione di nomi (che in alcune pagine è in una maniera, poi in un’altra), ai fatti (omessa del tutto la guerra civile dell’Azawad).
    Le fonti che cita sono solo giornalistiche, ma sbaglia del tutto l’analisi, cioè la concatenazione dei fatti.
    A volte si confonde la Nigeria con il Niger – fino ad affermare perentoriamente che Mahamadou Issoufou è “il presidente della Nigeria”.
    Purtroppo i problemi di precisione non si limitano al Sahel, che come si sa, a mo’ di giustificazione, è un pantano di difficile comprensione, ma anche a scenari più noti come il Nord Africa. E’ sbagliata e approssimativa, ad esempio, anche la ricostruzione della storia di AQMI o i rapporti tra questa organizzazione e lo Stato algerino.
    Si ha l’impressione, leggendo il libro, che sia una messa insieme di appunti di vario tipo, senza aver dato poi una visione organica per riassumere ed armonizzare il tutto. Questo si vede soprattutto dal fatto che ogni volta si rispiega chi è il personaggio o il luogo, o l’evento citati.
    Una grandissima delusione, davvero, dal titolo speravo in qualcosa di meglio, ma invece non raggiunge nemmeno la sufficienza.

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