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Pd, l’endorsement di Orfini e l’ira del gruppo dirigente locale: le mani di De Luca sul partito campano e l’incognita “signori delle tessere”

di Peppe Papa

La lotta nel Pd napoletano si incarognisce. Vincenzo De Luca sembra abbia ‘sfondato’ a Roma ed essersi assicurato il via libera di Renzi per mettere definitivamente le mani sul partito, mentre i padroni delle tessere (Mario Casillo, Lello Topo etc..)segnano il passo non senza rinunciare a mostrare i ‘muscoli’ attraverso interviste a quotidiani e ospitate nei talk televisivi locali. All’ex sindaco sceriffo, dai modi rudi e decisionista cui non fa spregio, nel caso, l’uso del ‘manganello’, un decisivo endorsement è arrivato nientemeno dal presidente democrat, Matteo Orfini il quale nei giorni scorsi impegnato a Sarno in un incontro politico, a margine della riunione ha sentenziato: “Il Pd in Campania sembra più impegnato in liti interne che al sostegno verso il governo regionale”. Niente male per il governatore che proprio in questi giorni sta battagliando su tutti i fronti, quasi a titolo personale, facendo risaltare l’assenza dell’organizzazione impegnata a contendersi, appunto, il cadavere del partito a suon di pacchetti di voti in vista di una fantomatica stagione congressuale che non potrà aprirsi, nella migliore delle ipotesi, prima della fine di ottobre. Il nulla contro il suo “fare” che ha trovato nell’esternazione di Orfini il sigillo dell’autorità centrale, di chi comanda e che gli deve consegnare le chiavi della “ditta”. Ovviamente la cosa ha scatenato le ire del partito locale con le proteste nell’ordine di segretario cittadino, provinciale e di alcuni parlamentari che sentono profumo di elezioni e non perdono occasione per mostrare di esistere, attraverso un duro (si fa per dire) comunicato. La reazione del presidente non è stata come nelle attese una marcia indietro, anzi, ha rincarato la dose. “Suggerisco ai vertici del Pd campano maggiore attenzione – ha sottolineato in una nota – Mi sono limitato a ribadire un concetto pubblicamente espresso in una iniziativa e ascoltato da tante persone, purtroppo mal riportato da un quotidiano. Ovvero – ha aggiunto piccato – che l’azione di governo regionale, guidato da Vincenzo De Luca, non sempre ha trovato adeguato sostegno in un partito molto preso dalla propria discussione interna. Apprendo oggi dalla segreteria del Pd Campania che così non è, che nel Pd campano regna la piena armonia e che lo stato di salute del partito è eccellente. Ne prendo atto con viva soddisfazione. Certo – ha chiosato sarcastico – mi chiedo come mai i cittadini non se ne accorgano”. Più chiaro di così si muore. I maggiorenti del partito locale hanno le ore contate? Arriva il lanciafiamme promesso dall’ex premier all’indomani del disastro primarie? Tutto farebbe credere di sì. De Luca , che nel frattempo ha ingaggiato l’ultima sfida per spazzare dal campo la stella sempre meno brillante dell’identità partenopea incarnata dal sindaco del capoluogo, Luigi De Magistris, non può fare altro. Ce l’ha messa tutta per conquistare lo scettro di viceré di Napoli e della Campania lasciato vacante da Antonio Bassolino. E’ a un passo dall’impresa, l’ultimo ostacolo era il partito che si è praticamente disfatto da solo. Per il momento il governatore non canta vittoria e fa bene. I catto-comunisti sono gente coriacea (e lui della stessa schiatta lo sa bene), abituata alla trincea e senza nessuna voglia di morire.

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