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La città alla deriva, De Magistris non ha colpe: non sparate sul pianista!

di Peppe Papa

Non sparate sul pianista, soprattutto se sta improvvisando per mantenere viva la serata e nessuno gli dice che è finita, con la gente già avviata verso casa. De Magistris suona, nessuno più l’ascolta – tranne qualche affezionato avventore del locale rimasto fino a tardi a smaltire una sbronza che non passa – mentre la città va a rotoli e alle viste non sembra ci sia qualcuno in grado di fermare l’onda. Tutti a dare addosso al povero musicista. Tutti assolti, anche quanti lo hanno promosso a intrattenitore della ‘festa’, chi lo ha votato e chi, in particolar modo, si è astenuto. Il 40% e oltre dei napoletani che non si sono recati alle urne alle ultime elezioni amministrative, complice la crisi dei partiti storici tra cui spicca il disastro delle primarie del Pd, – con l’unico candidato, Antonio Bassolino in grado di contendere Palazzo San Giacomo al sindaco uscente azzoppato senza pudore dal suo stesso partito – hanno preferito restarsene a casa e osservare lo scorrere degli eventi, sperando di non farsi troppo male. In fondo “Giggino è uno onesto”, un “bel giovane educato”, “meglio lui che i ladri di una volta” e così via a rassicurarsi a vicenda. Salvo poi accorgersi, come una rivelazione, che le cose proprio non funzionano e non si è arrivati mai così in basso nella qualità della vita cittadina. “La peggiore amministrazione degli ultimi cinquant’anni” si sente dire nei salotti della borghesia partenopea, chiusa nei suoi riti, nei suoi piccoli privilegi, persa in un giacobinismo inconcludente. “E’ sempre la stessa storia, sono tutti uguali e chist’è pazz’” si ascolta tra urla concitate nei pochi autobus che circolano in città e nei bar. Gente senza rappresentanza. E non è colpa di Luigi De Magistris, che fa quel che può e che suona uno spartito conosciuto. Lui, inutile visionario, interpreta la sua parte e non è detto che sia completamente fuori dalla realtà. Si è circondato di una squadra di fedelissimi, il fratello Claudio, Attilio Auricchio, Alessandro Nardi, gestisce la propria immagine in proiezione politica nazionale e garantisce una gestione del potere alla sua ‘band’ pressoché totale. E che non gli impedisce di annunciare senza esitazioni l’impegno fino a scadenza naturale del mandato. “ Solo quando Napoli avrà raggiunto gli obiettivi a cui stiamo lavorando senza sosta – ha scritto qualche giorno fa su Fb – potremo ritenerci pienamente soddisfatti. Ecco perché il nostro programma è ‘Napoli 2021’, fino alla fine del mandato elettorale. E’ il momento dell’unità, per la città, per i napoletani. Qui in ufficio e per strada, per il governo autonomo, per la lotta per l’attuazione della Costituzione”. Nessuno esulta, ma c’è da crederci che andrà in questo modo. D’altronde l’opposizione in consiglio comunale è praticamente inesistente, “ incapace – come afferma il fustigatore ufficiale del sindaco, l’ex consigliere comunale Raffaele Ambrosino – di richiedere, ai sensi dell’articolo 42 comma 3 Tuel, la verifica del programma”. Quisquilie si dirà. Ed è vero! Non resta altro, allora, che rassegnarsi. I napoletani, su questo sono maestri. Pazienza se capiterà di non potere tornare a casa se uno abita a Barra, Ponticelli, Secondigliano, Portici, Ercolano – come se non fosse difficile già adesso – perché dal primo luglio l’Anm taglierà le corse e ha nel frattempo licenziato quasi duecento dipendenti. Pazienza se i disabili affronteranno un’altra estate senza assistenza e il buio autunnale. Pazienza se i cantieri resteranno aperti ancora un po’ e nessuno al momento è in grado di stabilire chissà quanto. Insomma, pazienza. Ma per cortesia, basta lamenti, oppure prendete le fiaccole e andate a manifestare sotto il Palazzo!

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