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COLELLA GRAFFI. “Le sorelle misericordia” l’ultimo commovente romanzo di Marco Ciriello

di Mario Colella

Nel panorama degli scrittori italiani, Marco Ciriello risalta per avere una sua lingua. Emerge sia che si tratti di un viaggio nel cuore aperto, lacerato, di Roma, ma lontano dalla narrazione mediatica di Mafia-Capitale e usando l’arma dell’ironia come già in “Vangelo a benzina”, con uno sguardo, ora, a metà strada tra Victor Cavallo e Claudio Caligari, senza dimenticare Tarantino (era tutto nel precedente “Assassinio sulla Palmiro Togliatti”), sia nell’ultimissima fatica letteraria del nostro laddove il viaggio stavolta è nei sentimenti di due donne (gli uomini sullo sfondo, in controluce).

Ciriello non parte mai da sé, dal suo vissuto, in questo senso osserva le vite altrui, i moti del loro pensiero e del loro cuore, e ne trae linfa per le sue pagine: in nessuna delle due protagoniste del romanzo “Le sorelle Misericordia” è rintracciabile qualcosa dell’autore.

Laura Cammarata è una tennista col pallino della religione, lo stesso che aveva connotato la protagonista – un commissario di polizia – del precedente romanzo, ma detto così sa di vezzo o di ossessione malsana, mentre si tratta di una religiosità vera, sentita, che la porta ad affrontare la vita in ossequio ai principi di una chiesa più ratzingeriana che bergogliana ma soprattutto di una fede verace, che tormenta mentre consola.

La sorella, Cristiana, osserva questa spiritualità con lontananza e cinismo, forse irritazione, dal basso dell’abisso della perfida malattia (la Sla) che ne mina l’esistenza (in tal senso, è il contrario della Agnes di “Sussurri e grida” di Bergman, dalla fede incrollabile al punto da mettere in dubbio quella del prete che l’ha cresciuta e ne segue gli ultimi giorni di vita), maltollera il pensiero della sorella sulla sofferenza da accettare e capitalizzare fino alla fine, soprattutto mostra incomprensione del gesto della giovane tennista di successo che, per effetto di una visione (si, la Madonna) durante un importante match, decide di abbandonare lo sport che tante soddisfazioni le stava dando.

Qualcuno vi ha visto uno scontro di vedute tra chi crede e chi no, alla “Sunset Limited” di Cormac McCarthy (autore pure amato da Ciriello), qualcun altro avrebbe voluto che ci si esprimesse più nettamente su quello che è apparso – erroneamente – il tema del libro, la questione del fine-vita e come affrontarlo, ma il romanzo non vuol essere un pamphlet ad uso delle fazioni ideologiche in campo nell’Italia del 2017, è fatto di appena 96 pagine che ci immergono in un colloquio osservato “in punta di piedi”, con delicatezza e rispetto.

Dove il confronto è tra la visione di una prigioniera e quella di una donna libera, libera nella misura in cui lo siamo tutti noi (perdonate, ma soprattutto mi perdoni Ciriello, per il “nella misura in cui”), che avverte la necessità di limiti di natura spirituale.

Insomma, Ciriello non è un apologeta, pone i problemi, non li risolve. E il valore vero del suo bellissimo e forse anche commovente romanzo consiste proprio nella proposta di uno sguardo sulla questione esistenziale e nell’indicazione che quello sguardo, quella proposta non sono surrogabili da alcuna ideologia.

 

Le sorelle misericordia – Marco Ciriello – Edizioni Spartaco

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