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De Magistris ‘negozia’ il suo futuro politico: la ricreazione è finita

Il fratello Claudio lo ha mollato, i movimenti pure, a via Verdi la sua maggioranza è traballante. Il sindaco prova a riciclarsi: con Varoufakìs, o Michele Emiliano e la speranza di non scomparire

 

di Peppe Papa

Il fratello Claudio lo ha praticamente mollato non essendo più di fatto il segretario del Movimento DeMa, lasciando il ‘giocattolo’ nella mani dei fedelissimi Attilio Auricchio, braccio destro del sindaco e Carmine Piscopo amico di liceo e assessore all’Urbanistica di Palazzo San Giacomo. Il composito mondo della radicalità sinistroide cittadina ha fatto altrettanto, non appena capito che le cambiali firmate in campagna elettorale non sarebbero mai state onorate, dando vita in questi giorni a scissioni e ricomposizioni in altre sigle di centri sociali, movimenti per la casa e varie frange della disoccupazione organizzata (domani dalle 17 il meeting nel monumentale complesso di San Domenico Maggiore della formazione “Partenope ribelle”). E in consiglio comunale non va meglio, con una maggioranza insofferente e litigiosa che spesso lo ha messo in imbarazzo facendo mancare il numero legale e si è divisa tra mille distinguo e l’ansia di trovare un altro approdo. E infine lui, primo cittadino della terza città d’Italia e novello Masaniello, costretto a fare la spola con il cappello in mano tra Roma e via Santa Lucia per cercare di rimanere a galla finché è possibile. Insomma, per Luigi De Magistris e il suo governo arancione, la ricreazione è finita. Tocca fare i conti con la realtà, che sarà meno romantica di un’utopia, ma è ciò che serve soprattutto quando ci si è candidati alla difesa dei “beni comuni”. Un’esperienza che si può tranquillamente annoverare tra quelle più fallimentari che ha vissuto il capoluogo partenopeo il quale, da questo punto di vista, non si è fatto mai mancare niente. Un fardello pesante da portare, principalmente se c’è da organizzare una via di fuga onorevole e la possibilità di dare un futuro alla propria carriera politica. Cosa che al momento appare un’impresa. Con il Pd locale è da tempo che dialoga e si scambia favori, è storia nota. Con Renzi è passato dal “devi cagarti sotto” alla piena collaborazione istituzionale (Bagnoli, Patto per Napoli ecc). Ha messo in piedi, ma senza crederci più di tanto conoscendo la sua reale forza negoziale, una specie di movimento transnazionale europeista con l’altro campione della sinistra “dura e pura”  Gianìs Varoufakìs , il che fa pensare ad un tentativo per rientrare in qualche maniera al suo vecchio incarico di parlamentare a Bruxelles. Ma la cosa appare complicata. Potrebbe servirgli, giusto per recuperare sull’aspetto dell’immagine spendersi per il listone civico che sta mettendo in piedi il governatore della Puglia, Michele Emiliano, suo “grande amico”, per raccogliere tutte le forze esterne al Pd e accompagnarlo alle elezioni politiche della prossima primavera. Potrebbe essere, benché ardita, una soluzione. Dipenderà, se così fosse, dall’accelerazione che intenderà dare all’affrancamento dalla sua precedente vita politica, sperando nel frattempo di non perdere i residui consensi rimastigli e conservare la faccia. Spendibile, eventualmente, in campagna elettorale. Ipotesi, certo. Quel che è sicuro è che a Palazzo San Giacomo e via Verdi si respira aria da “sciogliete le righe”, mentre alla sede di DeMa a via Toledo la porta è quasi sempre chiusa. Qualcosa vorrà dire. O no?

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