Se il Napoli non vince quest’anno altro che patto, ci sarà la grande fuga!
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Paradosso De Laurentiis: investe tanto per arrivare secondo, poco per essere primo

Spesso quando si parla di De Laurentiis si finisce solo per dividersi in ammiratori o denigratori con tutto il corollario di attributi esagerati sia in positivo o in negativo a giudicare il personaggio, il presidente di calcio, l’imprenditore. Noi vorremmo uscire definitivamente da questo equivoco provocato spesso da questa voglia di partitismo fazioso che abbiamo noi in Italia, soprattutto a Napoli dove si ingigantisce qualsiasi polemica e proviamo più pacatamente ad analizzare oggettivamente per quanto e possibile, tratti del suo operato come presidente di un grande club di calcio. Sí, perché il Napoli è  un grande club di calcio, certamente non perché avesse vinto quanto gli altri club italiani ed europei, ma è grande perché è il club di una grande metropoli, fra le città più importanti al mondo per storia cultura e costume, ma soprattutto è grande perché è il club a cui tengono in modo spasmodico e appassionato milioni di napoletani nel mondo, come lo stesso De Laurentiis va sbandierando citando numeri da capogiro riguardo ai tifosi e simpatizzanti del suo Napoli. Un grande club come dicevano, lo si giudica grande per questi due motivi e il Napoli è sicuramente un grande club a metà, gli manca quella parte che lo renderebbe universalmente grande come tutti gli altri club più prestigiosi e cioè quello di essere un club vincente e strutturato, come lo è stato solo per una minima porzione della sua storia, quando finalmente si è dimostrato tale grazie ad una società con a capo un un vero Consiglio di Amministrazione, grandi manager, grandissimi protagonisti fra i quali la più grande star mondiale del calcio di tutti i tempi, strutture, settore giovanile e un grande stadio seppure come oggi non di proprietà, ma sempre pieno ai limiti della capienza che all’epoca era di 80mila spettatori, e questi sono numeri che solo un grande club può fare. Sarebbe troppo lungo e anche inutile adesso star qui a ricordare e a spiegare che poi quel grande club è affogato nelle pastoie e nelle lotte intestine di un calcio che grazie all’avvento della pay tv cambiava non solo in Italia, ma in tutta Europa e che paradossalmente ma colpevolmente ha trascinato il vecchio Napoli fino al fallimento. Magari dei motivi per cui quel grande Napoli finì così male ne riparleremo in uno speciale che dedicheremo a tutta la storia che va dal post scudetti alla Serie B, poi da quella di un oscuro fallimento alla rifondazione di De Laurentiis e fino ai discreti successi di oggi. Ora però il tema che più ci interessa nell’ennesimo momento di grande fulgore del Napoli squadra, è capire perché pur avendo tutte le possibilità economiche, dovute proprio ai vantaggi che il fallimento ha portato, perché con un ambiente così fertile, una congiuntura tecnica così favorevole dovuta al degrado di alcuni grandi club come quelli milanesi e in parte  anche alla declassazione dopo Calciopoli della Juventus , sollecitamente riassestatasi e ricostruita alla grandissima dalla nuova gestione, ma nonostante ciò questo Napoli versione Filmauro non è stato capace di andare oltre al secondo posto, ma non solo, pure di aver sprecato in parallelo l’occasione di strutturarsi proprio come ha fatto la Juventus. Ed è qui che pesantemente entra in tutti i discorsi critici la figura di De Laurentiis. Perché aver avuto la possibilità di acquisire un club a costo relativamente basso rispetto alle potenzialità dovuta dall’immenso portfaglio clienti-tifosi , o anche di non aver ereditato debiti societari, come invece altri suoi colleghi presidenti hanno dovuto accollarsi,  tipo Lotito che dovrà rimborsare per altri lunghi anni i debiti dei predecessori, per cui ci domandiamo perché questo Napoli non ha saputo capitalizzare tutti i vantaggi economici e sportivi per restituire al club quella grandezza che merita?  Perché pur continuando a crescere velocemente e progressivamente sia sportivamente che economicamente (ricordiamo che oggi siamo vicini ai 300 milioni di fatturato), questo Club ancora non vince, arriva solo fra le prime cinque posizioni esclusa la prima, o quando va bene porta a casa solo qualche trofeo di consolazione? Perchè pur sorvolando sulle vittorie sempre molto difficili, almeno non s’investe in strutture e neanche nel settore giovanile? Perchè, quando tutti i club sono delle vere SpA, alcuni  dei quali quotati anche in Borsa, il Napoli  continua a far capo solo ed esclusivamente al suo presidente e alla sua ditta individuale a conduzione familiare? Perchè, ancora oggi in questo calcio ultra moderno e globale non ci si doti di  grandi manager quando altri club persino nella figura di allenatore assumono coach manager che si occupano a 360 gradi di tutto il settore tecnico, di mercato e di strutture di allenamento?  Ma soprattutto perchè De Laurentiiis non ha mai investito un solo euro per patrimonializzare il club con qualche stuttura?Dopo tredici anni non è proprietario nemmeno di  un monolocale a rappresentarne la sede. Bene, queste sono tutte domande che bisogna porsi e che da anni restano inevase e mascherate da una stampa troppo ammiccante, tannto per usare un eufemismo, poi ancor di più dal buon comportamento della squadra, anche dalla buona stella, perchè no, ma poi a parte ciò si ha un bel dire quando si straparla di un Napoli club fra i primi 15 in Europa, senza considerare che quel tipo di classifica si riferisce solo a parametri di tipo sportivo, perché il ranking che valuta il valore generale dei club pone il Napoli dopo il cinquantesimo posto in Europa e almeno dietro sei o sette club italiani. Ora dove è che noi critichiamo aspramente ma oggettivamente De Laurentiis?  Soprattutto nel modo di amministrare il club, ma non perché noi fossimo dei contabili o avvocati delle cause perse della sua società come tanti che si improvvisano tali, siamo certi che Chiavelli e tutti gli uomini del presidente fossero capacissimi nella materia finanziaria, ma critichiamo e incolpiamo De Laurentiis sugli scopi, sui suoi personalissimi obiettivi, che sicuramente raggiunge ogni anno conferendogli sempre nuova ricchezza personale e su questo non ci piove, è stato bravissimo, ma non condividiamo affatto di usare un club di calcio con lo scopo esclusivo di farne un’impresa che trae utili e ricavi esclusivamente ad appannaggio personale, senza tenere conto che un club di calcio non è una classica impresa di chi compra e vende, ma un’impresa che per avere successo anche economico, deve fondare contemporaneamente sulle vittorie sportive e le esigenze dei suoi tifosi. La Juventus 2.0 non è più il club di un magnate dell’industria che spende e spande rimettendoci i propri capitali per i propri capricci di vittoria, ma è una vera e propria impresa virtuosa che oggi cresce nel fatturato in modo esponenziale come pure accade al Napoli, a differenza che cresce grazie ai successi sportivi e agli investimenti strutturali e non per plusvalenze o risparmiare sui costi di gestione. Si sono costruiti lo stadio, hanno investito anno dopo anno in grandi calciatori, si sono rifatti il centro sportivo,operano nel marketing ad altissimi livelli, vincono e chiaramente attraggono sempre più sponsor oltre a ricavare il massimopossibile dai diritti televisivi e quelli della champions andando per due volte in finale. Si ha volglia di odiare questo club, ma è l’unico a tenere ancora alta la bandiera dell’Italia in Europa ed è l’unico ad aver capito che il calcio oggi ha bisogno di grandi investimenti per poter competere sia sportivamente che economicamente.  Piaccia o non piaccia, oggi è solo così che un grande club possa affermarsi sul mercato globale quindi rendere compatibile il rapporto fra economia e risultati sportivi senza tralasciare il fair play finanziario. Tutto questo De Laurentiis non lo fa e invece di preoccuparsi di vincere, lui si preoccupa di accumulare tesoretti, come un qualsiasi bottegaio, commerciante o industriale.  Tutto ciò non sarebbe affatto male se questi tesoretti poi fossero investiti in strutture, nel settore giovanile, in organizzazione e managerialità per la crescita del club, ma purtroppo gran parte di questi tesoretti vanno ad arricchire il guadagno dell’imprenditore e questo sarebbe anche legittimo, nessuno fa niente per niente, se solo un’altra parte diei ricavi non fosse dilapidata in una marea di acquisti ad alto costo di calciatori spesso sbagliati e altri buoni al massimo a far galleggiare la squadra nelle prime posizioni, ma mai a fare la differenza che solo i fuoriclasse possono fare,  che peremetterebbero alla squadra e il club di primeggiare in Italia e in Europa.  A De Laurentiis interessa solo costruire una squadra che gli garantisca di restare in quel limbo di club che si divideranno gran parte dei diritti televisivi e della Champions, senza mai puntare alla vittoria di un grande titolo, che sicuramente aumenterebbe i costi di gestione e di ingaggi, ma farebbe pure lievitare l’appeal mediatico attraendo sponsor e quant’altro, permettendo al proprio fatturato di crescere in modo esponenziale. Ma De Laurentiis preferisce non esporsi, non rischiare nulla di suo, a lui starebbe bene vincere solo se si potesse vincere con il minimo sforzo. altrimenti se ne fa una raguone tranquillamente, semprechè continui a guadagnarci.  Anche nel cinema, a lui bastano i grandi incassi a Natale con un cinepanettone ben confezionato a costi ragionevoli di ingaggio degli attori, piuttosto che vincere un Oscar pagando cast stellari. Nel calcio fa uguale, investe delle cifre anche importanti per prendere decine e decine di calciatori medi anziché prenderne di meno ma grandi campioni. Non riusciamo nemmeno a contare le centinaia di calciatori di medio-basso livello acquisiti a contratti quinquennali che si sono avvicendati negli anni fra i quali pochissimi grandi calciatori poi subito ceduti a plusvalenze importanti, proprio nel momento in cui alla squadra bastava poco affinchè raggiungere grandi obiettivi. Noi possiamo pure capire che la politica societaria non preveda grandi esposizioni economiche e quindi all’acquisizione corposa di grandi protagonisti, però apprezzeremmo perlomeno che i soldi scialacquati per prendere a caro prezzo calciatori mediocri – e non se ne contano  di quelli arrivati negli anni- fossero investiti nel club, per strutturarlo, per mettere su un grande settore giovanile, costruendo i grandi calciatori in casa.  Invece si continua a dilapidare cifre più che importanti  per protagonisti che quando va bene, al massimo possono garantire il piazzamento (remunerativo) della Champions, senza particolari ambizioni di successo in questo torneo. Spesso ci tacciano di essere prevenuti, di essere pieni di pregiudizi su De Laurentiis, ma non è affatto vero  è un ragionamento che facciamo in base alla sua storia di imprenditore del cinema e ora per questi dieci anni nel calcio che conta, perchè illusioni a parte, noi crediamo che più o meno sarà sempre questa la politica societaria e finché andrà bene sarà anche tutto grasso che cola. Per contro, sappiamo bene che nel calcio, se poi dovesse scendere l’asticella e non riuscire più a fare ricavi importanti,  perchè magari altri club si ristruttureranno e vinceranno, o anche solo non permetteranno l’accesso in Champions, in tal caso lo scenario potrebbe essere quello che De Laurentiis potesse lasciare perchè non ci sembra il tipo disposto a perderci nemmeno un euro, anche perchè fino ad oggi non avrà investito nessuno dei suoi capitali e nemmeno dei guadagni, nè per strutture immobiliari che di natura tecnica come quella di un grande settore giovanile.  Infine non avrà nemmeno il problema di occuparsi dei dipendenti, perchè anche quelli sono ridotti al minimo indispensabile e magari con contratti a tempo determinato, ma avrà sicuramente la possibilità di far cassa cedendo i migliori calciatori, fino a cedere il club ormai svuotato  e comunque l’eventiuale cessione del club  porterebbe almeno a una cifra dieci volte più grande dell’investimento fatto inizialmente, lasciando a chi verrà un club che dovrà ancora una volta ricominciare daccapo. Ecco, è soprattutto questo che rimproveriamo a De Laurentiis, nulla ovviamente di personale.

Pippo Trio

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