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Spalletti come Guardiola, ‘ruffiano’ per strategia

  • Nella vita in generale non ci hanno mai convinto i troppi complimenti, soprattutto fra persone che ambiscono agli stessi obiettivi. Quel vizietto  di salameccare eccessivamente un proprio avversario diretto lo troviamo subdolo, falso, per certi versi anche canzonatorio, un modo di assecondare la moda del momento accodandosi ai complimenti generali, perché non si può fare diversamente altrimenti si sarebbe impopolari, si apparirebbe invidiosi e allora si prova ad esagerare con i complimenti perché questo è un modo paraculo di uscirne sempre bene. È accaduto con Guardiola, sta accadendo con Spalletti che questi riempiono pagine di giornale e videoconferenze centrando tutti i loro discorsi sui complimenti a Sarri e alla sua squadra, spesso esagerati se non addirittura mielosi al di là del normale. Talvolta sembra quasi che vogliano prendere per i fondelli Sarri e tutti i suoi ammiratori fra fans, giornalisti e sedicenti opinionisti. Possiamo capire il rispetto per un allenatore che sta facendo bene, per una squadra che le vince quasi tutte, il sacro furore agonistico sicuramente dovrebbe richiedere rispetto, ma queste sviolinate sembrano effettivamente esagerate o forse sono fatte per cadere in piedi nel caso di sconfitta perché perdere contro il più grande di tutti rende più onorevole perdere, rendendo il tutto  meno criticabile, perché si e perso contro il migliore, se invece si riuscisse a vincere,  embè in quel caso si è stati capaci di vincere contro il migliore al mondo e poi si è stati pure carini con l’avversario, praticamente si fa un figurone. Nessuno ti odierà al contrario sarai ammirato anche dagli avversari sconfitti, proprio come è accaduto in settimana con Guardiola.  No, a noi non piacciano gli allenatori ruffiani, complimentosi, viscidi, preferiamo gli stronzi come Mourinho che pur incontrando squadre più forti della sua non le manda a dire all’allenatore avversario se anche dovesse essere del suo livello o anche più di moda. Allo stesso modo Allegri che parla di circo quando infatti implicitamente  si riferisce al gioco di Sarri. Nel calcio essere politically correct è sempre sospetto, gatta ci cova. Diceva Mazzarri che gli allenatori si baciano tutti, ma in realtà si odiano e trovava quelle carinerie nei suoi confronti false e ipocrite, raramente ha fraternizzato con un collega. Probabilmente aveva ragione, perché proprio nel periodo napoletano, anche lui come Sarri, riceveva complimenti esageratissimi, c’era chi a quel tempo lo riteneva il migliore in assoluto, ne mitizzava persino l’abbigliamento in maniche di camicia, le sue rimonte all’ultimo respiro, la grinta e il cuore che trasferiva ai suoi in campo. Ebbene il mito che gli si era cucito addosso e da tutti riconosciuto è svanito in men che non si dica. Alla fine è stato definito un piagnone! Oggi Mazzarri se non dimenticato del tutto, poco ci manca, resta in attesa di una panchina qualsiasi non di certo grande come quella che gli prevedevano i complimentosi colleghi, opinionisti e i soliti produttori di moda calcistica italiana. Fossimo in Sarri non crederemmo ad uno solo di questi complimenti dei colleghi e anche di altri e ci preoccuperemmo esclusivamente di se stessi e della propria squadra. Altrimenti, lo stesso Sarri si dovrà chiedere come mai ha allenato per quasi tutta la sua vita nel calcio minore, si dovrà chiedere perché tantissime volte è stato esonerato e perché ha dovuto dare altrettante volte le dimissioni. Magari quando avrà analizzato meglio e verificato tutti questi aspetti, ce lo faccia sapere così anche noi capiremmo di più su questa moda assurda di mitizzare un tecnico indubbiamente bravo, ma che ad oggi non ha vinto nemmeno il torneo fra scapoli e ammogliati. Ci scusino la brutalità gli ammiratori di Sarri, Guardiola e Spalletti compresi, ma i fatti sono questi e chi li contesta faranno sicuramente parte di quegli adulatori del nulla, che adulano per pararsi il c….  e soprattutto essere di moda.

Pippo Trio

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