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Il ‘pullman’ dell’Inter è una battuta populistica molto di moda, ma i nerazzurri hanno meritato il pareggio

Lo sappiamo, ancora una volta siamo costretti nel nostro piccolo ad attirarci gli strali delle varie correnti di pensiero, di quelli che parlano per frasi fatte, che seguono le mode, che parlano bene di un allenatore e del suo gioco solo quando questi con quel gioco ottiene qualche risultato, anche parziale. Spesso sorridiamo quando leggiamo, ascoltiamo opinionisti famosi lanciare l’ultima moda e oggi in Italia sorprendentemente l’ultima moda è che un allenatore che non ha mai vinto nulla in carriera, che ha praticato per lo più banche e campetti di periferia, esonerato più volte e altrettante volte si è dimesso, non di certo dal Real Madrid, ma dal Sorrento, piuttosto che dal Verona, oggi sia diventato per miracolo il più grande allenatore del mondo, e la cosa che fà più pensare non è che lo dicano solo i tifosi del Napoli, ma all’unanimità i suoi colleghi, giocatori, opinionisti a vario titolo e persino, chi con il calcio non ci ha mai avuto a che fare. Le mode sono fenomeni di costume irresistibili è difficile spiegarle e contrastarle, altrimenti si dovrebbe capire perchè un pantalone a zampa d’elefante, un taglio di capelli a caschetto in periodi della vita sembrano il massimo dell’estetica e qualche anno dopo il peggio o addirittura inguardabili. E’ inspiegabile, ma molto lo spiega la comunicazione, la pubblicità, perchè lo sappiamo tutti la pubblicità è l’anima del commercio, capita che fai andare in radio continuamente una canzonetta e questa la cantano tutti a squarciagola, come se esistesse solo quel tipo di musica, non si accettano altre, maperchè l’uomo è un animale abitudinario e se gli dai l’abitudine la fa sua e non ne accetterà di privarsene, come una dipendenza. Cosi sta avvenendo oggi nel calcio, dove la patria del catenaccio improvvisamente si scopre sacchiana, sarriana, magari poco zemaniana perchè sull’allenatore boemo incidono molto le sue impopolari sortite a distruggere il giocattolo più amato dagli italiani: il calcio. Ma l’argomento non è Zeman, da sempre figura perdente quindi demodè, ma lo è un suo alter ego alla lontana, Maurizio Sarri che somiglia a Zeman solo per le sigarette che si fuma, poi tutto il resto è mistificato dalla leggenda che accompagna ognuno di questi protagonisti del calcio. Il tema vero quello più di moda oggi nell’Italia pallonara è che il Napoli di Sarri è la squadra che gioca il miglior calcio di tutte e il dogma assolutistico si è impossessato del pensiero di qualsiasi calciofilo, anche i più catenacciari fra adetti ai lavori e opinionisti che in passato hanno solo e sempre concepito come vero calcio, il più bello, quello del palla lunga e pedalare, oppure difesa e contropiede. Oggi invece li scopriamo tutti zonaroli, fanatici del tiki taka o del calcio bailado che persino il grande Brasile ha abbandonato per adeguarsi alle rocciose difese europee, magari sbagliando, perchè un tipo di cultura, un’abitudine, le proprie caratteristiche non si dovrebbero mai abbandonare adeguandosi agli altri, bisogna solo fortificarle. Insomma senza girarci intorno siamo totalmente in disaccordo con le mode nel calcio, possiamo trovarle interessanti, motivo di riflessione, in taluni casi anche di ammirazione come il grande Ajax di Crujiff, ma in ogni caso nulla mai è tutto brutto o tutto bello,  nel calcio come nella vita e come in tutte le altre cose, non esiste la verità assoluta, tutto è relativo e semmai dovesse esistere una verità è solo quella che alla fine decreta il campo fra i vincitori e i vinti, ma comunque non è mai definitiva perchè ci sarà sempre nel tempo modo di rifarsi, da ribaltare tutto, sempre che lo si faccia però… Come in qualsiasi cosa, la relatività si riferisce ai gusti, alle preferenze, alle opportunità da cogliere, ma nulla di tutto questo può mai essere imposto come il verbo, la bibbia, e chi lo impone non solo dimostra di non aver mai capito nulla in generale, ma dimostra pure una certa insicurezza in se stessi nelle proprie idee, perchè non può mai essere una moda temporanea a far cambiare opinione sulle proprie convinzioni. Come può un catenacciaro convinto della difesa ad uomo, cambiare totalmente idea e passare dall’altra parte della barricata? In realtà non sarebbe giusto nemmeno se accadesse il contrario, che un zonarolo, un fanatico del 433 passasse di punto in bianco ad affermare che il catenaccio sia il gioco più vincente al mondo, bisognerebbe solo capire che le mode sono una cosa e la vera bellezza nel calcio un’altra, e ciò non significa che lo mode fossero del tutto sbagliate, non lo sono per niente, sono solo modi e maniere di interpretare la vita, la contemporaneità e sfruttare al massimo il momento positivo dell”idea e perseguirla con decisioone, quale che sia, ma che rifletta l’esigenze di ognuno in alternativa alle solite cose. Il calcio oltre ad essere un bellissimo sport, spesso imprevedibile, ma è pur sempre e soprattutto un gioco dove conta innanzitutto l’abilità dei protagonisti, ma a parità di valori, la differenza la può fare talvolta il gioco, la tattica, ma la può fare anche un rigore sbagliato, come l’errore di un arbitro, un terreno pesante, più asciutto o più bagnato, un palo, un autogol, un club più organizzato in generale, ma soprattutto essendo un gioco anche la fortuna può dire la sua. Non esiste uomo che da solo può cambiare il calcio, nemmeno Maradona poteva farlo, nonostante sia stato l’unico calciatore al mondo ad avvicirsi a questo tipo di miracoli, perchè far vincere lo scudetto al Napoli, piuttosto che il mondiale ad un Argentina per niente trascendentale fa di Maradona un dio del calcio, ma talvolta anche Maradona non ha potuto cambiare più di tanto certe cose, perchè al primo anno a Napoli lottava per non retrocedere e la sua grandezza ha solo potuto evitare che si retrocedesse. Ma di Maradona ce ne è uno, forse due, ma se già un calciatore di questa portata non decide sempre da solo, figuriamoci come potrebbe mai farlo un allenatore. In realtà gli allenatori sono solo i coordinatori i gestori di tutti quegli aspetti che poi fanno diventare una squadra di calcio forte e vincente, ma senza i protagonisti, non c’è gioco bello o brutto che possa rivelarsi vincente solo perchè un allenatore lo imponga, altrimenti Sarri avrebbe vinto da solo anche altrove. Si è parlato tanto con battute più o meno divertenti e originali sulla diversità di interpretazione della partita fra il Napoli di Sarri e l’Inter di Spalletti, i due stessi allenatori che prima della partita si erano sperticati nei complimenti per l’avversario, poi dopo si sono beccati con battute velenose sul modo di giocare dell’uno e dell’altro. Una cosa è certa però, al di là dei gusti, delle correnti di pensiero,  è che il risultato è stato di zero a zero, pari e patta, malgrado le differenze estetiche in campo. Ciò vuol dire che si sono incontrate due squadre di pari valore, che ambedue hanno avuto occasioni da rete e non solo da una parte come spesso accade quando il Napoli incontra squadre minori, altrimenti se fosse il gioco del Napoli ad essere determinante allora anche l’Inter avrebbe dovuto soccombere sotto una grandine di gol come spesso capita quando il Napoli gioca contro altre squadre, e invece non è andata così. Molti per ridicolizzare Spalletti e l’Inter hanno detto che i nerazzurri hanno parcheggiato il loro pullman  davanti alla porta… ma che avrebbero dovuto fare, scansarsi per legittimare il famigerato bel gioco del Napoli? Ma poi come si può parlare di barricate, quando la pur cauta e accorta Inter, rispettosa dell’ottimo Napoli, rischia di segnare almeno due o tre volte con un calciatore del Napoli che salva sulla linea, con Reina che para su Icardi e su Borja Valero, ma guarda caso quando para Reina non se ne parla, ma fa notizia solo quando lo segnano e allora quand’è così inutile beccarsi con opinioni diverse. Per chiudere, si può dire solo una cosa, non esiste il gioco più bello del mondo senza che porti a vincere qualcosa, una partita, un torneo, un campionato, e il gioco è sempre bello qualunque sia, che sia difesa e contropiede o linea alta, pressing e zona, se i protagonisti in campo traducono con il loro talento quel gioco in vittorie, altrimenti tu puoi fare tuttele tattiche difensove che vuoi e poi prendi gol perchè hai difensori e portieri scarsi e ugualmente puoi fare tutti i passaggetti che vuoi, tiki taka, 433 e quanti più schemi offensivi che vuoi e poi hai delle scartine in attacco, non vincerai mai nulla e del bel gioco che sia difensivo o offensivo a nessuno fregherà mai nulla. Per farla finita, se oggi il tanto osannato Sarri continuasse a non vincere nemmeno il trofeo Birra Moretti potrà pure subissare di gol il Benevento, il Cagliari o il Genoa e non vince mai un solo confronto diretto per non dire il campionato, vedrete che passerà la sua moda in men che non si dica. Ne abbiamo conosciuti di guru e miti della panchina finire nell’anonimato dopo periodi di leggende. Ricordate Villas Boas che il Chelsea comprò a clausola rescissoria di una dozzina di milioni per servirsi dei suoi miracoli, che non ha mai fatto? Ricordate la moda nascente di Klopp al Dortmund? Vinse un campionato e mai più nulla, oggi prende gol a carrettate su qualsiasi panchina sieda. Potremmo ancora andare avanti con gli esempi, ma meglio di no, siamo stati come sempre abbondantemente lunghi, e le mode comunque continueranno.

Pit

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