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di Peppe Papa

“È stato possibile commissariare la Catalogna per il referendum, ma non il PD locale per la disfatta elettorale” ha scritto Antonio Bassolino sul suo profilo Fb. E le cose, se possibile, sono andate ancora peggio come non era difficile immaginare visto l’andazzo. La battaglia per il congresso provinciale ne è la conferma. Due blocchi di potere contrapposti, ex Ds e Margherita, si stanno affrontando all’arma bianca senza esclusione di colpi, con il consiglio regionale a fare da cassa di risonanza e innesco dello scontro. Con il governatore, Vincenzo De Luca che prima si è chiamato fuori, dopo un goffo tentativo di fare da piacere proponendo un candidato unitario, Pasquale Granata, poi ha schierato i suoi uomini a sostegno di Nicola Oddati, il candidato dei post-comunisti, rinunciando al ruolo di super partes che si era ritagliato. La posta in gioco è alta, tra breve si andrà a votare per le politiche e avere il controllo del partito a Napoli può essere fondamentale per il futuro politico di molti. Anche quello di De Luca stesso che aspira ad essere incoronato definitivamente leader incontrastato del centrosinistra sotto il Garigliano come lo fu un tempo il suo storico inarrivabile rivale, Antonio Bassolino.  Schermaglie, scambi di accuse e ‘tradimenti’, amicizie in bilico. Vengono tirati fuori gli ‘altarini’. C’è chi ricorda ad esempio il feroce attacco del consigliere regionale, Antonio Marciano (sostenitore di Oddati) a Valeria Valente durante le primarie che la vedevano contrapposta al suo candidato (Bassolino), sottolineando come oggi invece marcino insieme “d’amore e d’accordo”. E’ stato lapidario, a proposito, l’ex capogruppo in consiglio regionale del Pd, Peppe Russo, orlandiano e schierato con Massimo Costa (fronte ex Margherita) nel commentare le ultime esternazioni di Marciano a favore dell’endorsement a Oddati di Umberto De Gregorio, presidente Eav e fedelissimo dell’inquilino di Palazzo Santa Lucia: “Non replico alle argomentazioni pretestuose, alle presunzioni altrui, alle ipocrisie seriali e recidive, al conformismo impotente, agli opportunismi mascherati da buone intenzioni, alle ambizioni ingiustificate. Da anni conosco le contraddizioni della politica ma nonostante tutto, ancora oggi, mi infastidisce il predicozzo ed il furore comiziante dei nulla facente”. Anche De Gregorio, all’epoca delle primarie, fu oggetto degli strali di Marciano in quanto ‘partigiano’ della Valente, ma la cosa sembra adesso passata in cavalleria, ma “questa è la politica bellezza”. Fuori dai giochi, ma con la ferma determinazione a giocarsi la partita fino in fondo, Tommaso Ederoclite il terzo dei competitors in campo e i suoi ‘giovani’ compagni di viaggio. Gli unici, a quanto pare, a non rispondere a pregresse appartenenze e case madri, osservanti renziani decisi a dare l’ultima spallata ad un partito che, come un castello in rovina, aspetta la deflagrazione finale per crollare definitivamente e poi essere ricostruito. Ci credono e non perdono occasione di mostrare la loro estraneità alla vecchia politica, come nel caso dell’ultima polemica tra le parti a suon di post sui social. “È mortificante – ha detto Ederoclite – vedere un congresso provinciale fatto di telefonate a Santa Lucia e viceversa, ed è mortificante sapere che tutto ciò sta avvenendo sulla testa degli iscritti e dei militanti. Una guerra di potere che sta uccidendo il partito. Il congresso è un confronto di uomini, donne e idee non di gruppi, componenti e bande. Fino a quando a Napoli non si arriverà a questa evidente conclusione politica saremo costretti a perdere nei prossimi mesi e nei prossimi anni”. Insomma, una specie di grido di dolore disperato, ma difficile che sortisca effetti nell’immediato. Come dicevamo, le elezioni incombono, lo stesso Renzi che sarà a Napoli (Museo di Pietrarsa) nel fine settimana insieme al premier Gentiloni per la conferenza  programmatica nazionale del partito, non ha nessuna intenzione di mettere lingua nella bagarre partenopea. Chissà che non debba pentirsene.

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