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Serie A sempre più divisa, decideranno sicuramente gli scontri diretti e saranno letali i punti lasciati in provincia

Il trend di questa nuova Serie A sembra sempre più quello degli ultimi anni, dove la differenza fra grandi squadre e piccole, già a meno di un terzo del campionato  è abissale, se continuasse così, bisognerà solo aspettare gli scontri diretti fra le squadre al vertice per decidere chi sarà tricolore e chi potrà ambire alle restanti tre piazze per qualificarsi alla remunerativa Champions League. Già, perché a nostro avviso, sarà stata proprio questa nuova norma dell’Uefa sul ranking ad aver condizionato ancor di più il campionato, dal momento che saranno 4 le squadre italiane a qualificarsi direttamente in Champions senza passare nemmeno dai preliminari. Questo ha fatto si che ci fosse maggior competizione in quella zona di classifica e tutte le altre a giochicchiarsi un insipido e mediocrissimo campionato e magari a cedere gol e punti a valanghe alle squadre di vertice. Questo la dice lunga di quanto sia sbagliata la politica del mondo del calcio italiano, innanzitutto perché bisognerebbe far si che tutte le squadre e i club potessero competere per un obiettivo, con premio scudetto e a scalare a seconda delle posizioni,  ma per far questo bisognerebbe soprattutto dividere le risorse economiche fra tutte le concorrenti in parti più eque, almeno garantendo il 70% per ogni club che partecipa alla Serie A e il resto ripartirlo a seconda dei risultati sportivi conseguito nella stagione, penalizzando di qualche punto percentuale chi si classificherà nelle ultime posizioni. Se invece come accade oggi in Italia, la quota fissa è al 40% e l’altro 60% se lo dividono in gran parte le grandi oltre a dividersi la torta Champions e dei maggiori sponsor, le briciole che restano vanno addirittura come premio assicurativo a chi retrocederà e allora ci sarà poco da fare, il campionato di Serie A sarà ancor di più del passato appannaggio di due o tre squadre, al massimo di quattro, sempre le solite.  Non sarà un caso che negli ultimi dieci anni le vittorie siano andate sempre fra Torino e Milano, nonostante la penalizzazione della Juventus negli anni di Calciopoli, nonostante la grande depressione economica dei club milanesi che hanno persino cambiato clamorosamente i loro ricchi proprietari a favore di misteriose e impersonali cordate asiatiche. Napoli e Roma al massimo si sono potute accontentare di qualificazioni in Champions e trofei minori, come accaduto a Napoli e Lazio che hanno vinto qualche coppa Italia e Supercoppa. Invece dal punto di vista tecnico cosa ha detto questo scorcio di stagione? Dice che il Napoli è strameritatamente primo e poi dice che vi è una squadra, il Benevento,  già miracolato ad andare in Serie B per la prima volta, che addirittura fa il doppio salto ed arriva in Serie A. Ora senza nulla togliere al suo serissimo e bravissimo imprenditore Vigorito, che comunque è stato capace di costruire una tale realtà ma che probabilmente data la poca esperienza nei campionati super professionistici, deve aver autorizzato lostesso Vigorito e tutto l’ambiente beneventano che i miracoli da quelle parti fossero la norma e magari aver sottovalutato per appagamento,  il fatto di competere a certi livelli in una categotia troppo grande per la loro realtà, come ha dimostrato il fin troppo arrendevole rendimento dei molossi fini ad oggi.  Non vorremmo che dopo due miracoli ci fosse la caduta verticale e battere record su record in senso negativo. Fondiamo almeno in un sussulto di orgoglio delle streghe beneventane, perché fino a che non sarà così se ne saranno avvantaggiate grandi e piccole, che contro il Benevento avranno fatto il pieno di gol e punti. Chi invece fra le squadre di vertice lascerà anche solo un punto al Benevento, al Cagliari, al Verona e al Crotone sarà penalizzato fortemente nel raggiungimento dei propri obiettivi, il resto lo decideranno gli scontri diretti. Il campionato italiano in passato è sempre stato giudicato se non il piu bello, ma sicuramente come il più difficile al mondo, perché in passato tutte le squadre annoveravano almeno due top player stranieri e tutte erano particolarmente agguerrite ognuno per i propri obiettivi,  il che rendeva la qualità media altissima pur essendoci le medesime differenze fra grandi e piccole, ma capitava talvolta che a vincere il torneo fosse il Verona, la Sampdoria, la Lazio, lo stesso Napoli e la Roma. Oggi nel campionato non essendoci così tanti grandi obiettivi da raggiungere a parte quelli delle prime quattro e allora il resto delle 16 squadre partecipa per far numero, addirittura chi retrocede prende un indennizzo che vale più di una qualificazione in Europa League, che renderà meno drammatica la retrocessione,  e il resto delle squadre di metà classifica al massimo utilizzeranno il campionato come vetrina prestigiosa affinché esibire i propri gioielli e venderli a caro prezzo nella stagione successiva, ecco perchè assistiamo a più di qualche buona partita dell’Atalanta, dell’Udinese, del Chievo, della stessa Sampdoria che ormai riempie i tabellini delle partite al pari delle grandi, con goleade e partite di tutto rispetto, contro chiunque giochi. Non dimentichiamo che Atalanta e Sampdoria l’anno scorso hanno già fornito fior di calciatori alle grandi e altri ne forniranno nella prossima stagione ricavando grandi utili non tanto per i risultati sportivi conseguiti ma per le plusvalenze fatte con i propri gioielli ed  altri ne stanno emergendo. Come sempre però il discorso più interessante si fa in testa al campionato dove le quattro  posizioni utili, hanno reso la disputa più aspra a suon di gioco punti e goleade più o meno impressionanti. Ad esempio quella della Juventus in dieci uomini a Udine che fa sei gol è davvero impressionante e indicativa, ma lo sono pure quelle del Napoli quasi sempre in rimonta, che accompagna le sue goleade ad un gioco sempre più convincente, almeno per lunghi tratti di partita, dove impone un possesso palla esagerato,  anche se spesso rischia lo svantaggio e magari anche il doppio svantaggio pur dominando, perché anche ieri ad esempio, pur avendo usufruito di due regali incredibili dal Sassuolo in occasione dei primi due gol, ha comunque rischiato di subire tre gol come pure era accaduto a Roma con la Lazio, con la Spal, con il Genoa e appunto ieri con il Sassuolo. Insomma, questo campionato fra le grandoi,  potrà vincerlo solo chi non concederà un solo punto alle squadre minori e poi da chi farà più punti e gol negli scontri diretti. Ad oggi nel computo degli scontri diretti sta messa peggio di tutte le concorrenti la pur regolare Roma, che ha già perso due dei quali, persino in casa. Più di tutti dal punto di vista degli scontri diretti sta messa bene l’Inter, che ha vinto a Roma e pareggiato sempre fuori casa con il  Napoli, pur essendo dietro ai partenopei di due punti, sempre che vincesse stasera a Verona.  Secondo questo tipo di analisi la vera favorita dovrebbe essere proprio l’Inter perché  essendo in vantaggio negli scontri diretti la differenza la faranno gli scontri diretti in casa, e se la classifica sarà questa attuale fino a Inter Napoli, i nearazzurrri vincendo lo scontro diretto in casa  balzerebbero in testa a questa classifica virtuale con un punto in più e un altro fornito dal computo dei due scontri diretti a loro favore. Chiaramente vale anche per il Napoli e persino con la Juventus la quale deve giocare ancora tutti gli scontri diretti sia all’andata che al ritorno. Ovviamente, fino a quel giorno ne passerà acqua sotto i ponti del Po sia in Piemonte, che in Lombardia, per non dire di scirocchi e mareggiate sotto al Vesuvio, o sotto i ponti del Tevere,  quindi magari quello che ipotizziamo oggi non avrà alcun valore domani. E’ ancora troppo presto, anche se la vera impronta a questo inizio di stagione l’ha data prepotentemente solo il Napoli, che non sta facendo altro che continuare lo splendido finale di stagione dello scorso anno e anticipato da una preparazione forzata e mirata all’obiettivo del preliminare Champions. Ora, bisogna solo aver pazienza, fiducia che il Napoli possa continuare così. Di certo, fieno in cascina e legna per il freddo inverno gli azzurri ne stanno accumulando, se avesse pure la meglio negli scontri diretti e allora i dubbi sarebbero fugati tutti, ma i gol subiti o che rischia di subire con le squadre minori ancora non autorizzano affinché scommettessimo sulla vittoria finale. Ma è l’incertezza il bello del calcio e fin quando in quello italiano ancora sopravvive un po’ di incertezza almeno in testa, tanto di guadagnato perché di veder vincere scudetti a tre mesi dalla fine dalla solita Juventus non se ne poteva più. Speriamo che il vento sia cambiato, ma contemporaneamente si riformi il calcio italiano perchè livelli così bassi il calcio italiano non li ha mai avuti nella sua storia.

Pippo Trio

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