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Napoli, siamo alle solite: prima troppi elogi, adesso basta un pareggio fuori casa e piovono critiche. Equilibrio, please!

È sempre così nell’Italia calciofila e soprattutto a Napoli, ci si esalta precocemente foderandosi gli occhi quando fila via tutto liscio e poi giù depressioni per un normale pareggio della fantasmagorica squadra del cuore, che fantasmagorica lo era solo perché più di qualcuno aveva deciso che lo fosse e magari gli stessi protagonisti azzurri da tecnico a calciatori si sono sentiti in dovere di apparire sempre invincibili, belli e spettacolari. Trovavamo esagerati e precoci certi giudizi in cui si faceva abuso di superlativi, troviamo del tutto fuori luogo rimangiarsi le belle parole  adesso per qualche partita fisiologicamente meno brillante. Quello che ci meraviglia di più nel mondo del calcio,  soprattutto del calcio parlato, quello indirizzato da operatori mediatici a tifosi,  che non si tiene mai conto di quanto può essere lunga e impervia una stagione calcistica, il che dovrebbe far essere tutti cauti in certi giudizi, nonostante tutti sapessero che la stagione è ancora all’inizio e che finisce nella primavera prossima.  Ad esempio non si doveva  giudicare il mercato del Napoli positivo, e poi si mettono in discussione il troppo giovane Ounas e il collaudatissimo Mario Rui non appena vengono impiegati in emergenza. Al Napoli servivano ancora un paio di grandi calciatori, soprattutto un leader a centrocampo. Parimenti, non si può davvero pretendere che il Napoli le vinca tutte al punto di storcere il naso per un pareggio in casa di una squadra da sempre indigesta ai colori azzurri, molto forte fisicamente e allenata da un tecnico poco tenuto in considerazione, ma che capisce di calcio come pochi e senza fronzoli.  In ogni caso bisogna pure considerare che il Napoli viene da una cavalcata di partite ogni tre giorni molto intense, prima ancora, ha dovuto anticipare preparazione e trovarsi subito  pronto per affrontare i primi importanti verdetti della stagione. È del tutto fisiologico alla fine di questo primo percorso. calare nella brillantezza e nella forma psicofisica. Pero, nonostante tutto, il Napoli resta primo in classifica avendo superato impegni davvero pesanti e tutto sommato può ancora addirittura sperare di poter restare in corsa finanche nella Champions, malgrado proprio in quella competizione son venuti fuori i limiti di tecnico e squadra, che non sono tanto limiti tecnici, ma di gestione, perché il girone Champions non andrebbe gestito solamente come una vetrina da poter esibire i propri gioielli o sentirsi in dovere di poter essere belli quanto club più attrezzati, ma bisognerebbe affrontare certe partite con la cautela di chi ha come obiettivo la crescita e di chi deve innanzitutto portare il risultato a casa utile alla qualificazione agli ottavi, oggi sicuramente più compromessa, dopo aver dilapidato la bella prova contro il City e il pareggio raggiunto su rigore. In ogni caso queste sono esperienze importantissime,  perché per quanto negative, danno lezioni memorabili a tecnico e squadra facendo diventare più forti e consapevoli, anche dei propri limiti, evitando di far credere a tutti di essere i più belli e i migliori in Europa e tornare tutti con i piedi per terra, soprattutto all’ambiente, che però adesso ci sembra anche troppo critico. Accadde così anche lo scorso anno quando fra Champions, campionato e Coppa Italia in poche settimane si affrontarono Real Madrid e Juventus che malgrado aver perso i doppi confronti, quelle esperienze servirono tantissimo alla crescita della consapevolezza della squadra che da quel momento in poi ha viaggiato fino a poche settimane fa con una vittoria dietro l’altra. Questo  per dire di come sono importanti certe partite e certi confronti con squadre di livello superiore. Non ci si dovrebbe mai lamentare di partecipare a certe competizioni come la Champions perché oltre alla remuneratività che porta, da la possibilità di confrontarsi con le squadre più forti del continente e solo confrontandosi con queste che si può crescere e diventare più forti, anche perché sarebbe sin troppo facile fare la voce grossa solo con squadre minori italiane, ma per vincere davvero, bisogna superare anche le grandi, dalle italianissime Juventus Inter e Roma a quelle ancor più grandi in Europa, altrimenti vincere anche sette a zero con il Benevento non serve a nulla.  Purtroppo in periodi di vacche grasse, nessuno ha voluto considerare i vari limiti di questo club nella gestione del mercato, e neanche ci si è posti il problema dei limiti di un tecnico che per quanto bravissimo in certe dinamiche di gioco che ha saputo dare alla sua squadra, è pur sempre un tecnico che non ha mai vinto nulla e che solo pochi anni fa calcava i campi sterrati della provincia italiana, e non diciamo questo per disprezzare, perché a chi fa una certa gavetta va riconosciuto onore e rispetto, però non dovrebbe autorizzare nessuno a farne diventare precocemente il migliore tecnico al mondo, cosa che non avrebbe mai potuto essere ad oggi, proprio perché nonostante il suo bel Napoli fosse diventato anche per suo merito e non solo, una grande squadra, e malgrado ciò, ancora non ha vinto nulla, allo stesso modo di quando stava ad Empoli,  dove peraltro era già apprezzato per il solito ‘bel gioco’. Per concludere, si accetti questo pareggio formativo di Verona, si accetti che la lotta sarà dura fino alla fine, non ci si lamenti degli impegni continui, dei fatturati delle altre e quant’altro e non si caschi più in esagerazioni ogni qualvolta si vince una partita, anche perché tutte quelle in classifica fino alla sesta posizione anche loro le vincono quasi tutte, ma ci si goda invece un campionato che promette grande equilibrio in testa, la qual cosa ci sembra già un traguardo importante, non solo per il calcio napoletano ma soprattutto per il calcio italiano, visti gli ultimi sei campionati monopolizzati dalla Juventus.  E quando in futuro anche le squadre minori avranno più risorse economiche per partecipare più adeguatamente a questo torneo, si tornerà agli antichi fasti di in tempo, in quello che veniva definito “il campionato più bello al mondo”. Quanto al Napoli, per adesso c’è da esserne solo moderatamente contenti, senza fare troppi voli pindarici e senza depressioni suicide e godersi il tutto tenendo sempre conto dei limiti societari e strutturali oltre che di quelli di tecnico e rosa, ma magari basteranno anche questi per poter rivincere qualcosa sin da quest’anno, chissà… Siamo tutti curiosi di vederlo!

Pippo Trio

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