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Sarri non migliora i calciatori, sono i suoi calciatori già bravi che con il tempo migliorano

Nel calcio funziona così, quando è il momento di maggior spicco di un protagonista si comincia ad esagerare attribuendogli qualsiasi cosa in positivo per questa grande voglia di chi racconta questo sport ad alimentare miti e leggende che il più delle volte si spengono nell’arco di qualche anno, e i primi a dimenticarsi di questi protagonisti sono proprio quelli che ne enfatizzavano le gesta in periodi di vacche grasse. La storia non va mai anticipata nei giudizi, bisogna prima aspettare che la si faccia, e invece in tanti incautamente pronosticano e prevedono risultati anche quando ancora devono essere realizzati e quindi scritti negli almanacchi della storia e sul campo. A Napoli sta accadendo con Sarri, ma nel recente passato è già capitato anche con Mazzarri il mito in maniche di camicia, di cui oggi nessuno più parla, esagerando anche in questo senso. Il calcio parlato è così, oggi sei un re, domani sei un coglione, non esistono vie di mezzo. Ci siamo sempre chiesti perché non si può raccontare il calcio in modo equilibrato, riferendosi ai verdetti del campo, sarebbe anche più di aiuto ai protagonisti stessi, che sia quando vengono troppo esaltati o troppo criticati subiscono una pressione enorme al punto da modificargli lati della personalità, che poi inevitabilmente finiscono per incidere nel rendimento e confonderli rischiando di non riuscire più ad esprimersi per quello che realmente si è, spesso perdendo del tutto la strada maestra che li ha portati fin li ad emergere. Nel caso di Sarri, gli va senz’altro riconosciuto il gran lavoro fatto per emergere anche tardivamente, sin dalle categorie inferiori, fino alla massima Serie e alla Champions, ma è proprio nella difficoltà dei tempi lunghi di realizzazione che forse si nasconde la verità di chi oggi come lui  viene considerato dalla critica fra i migliori allenatori al mondo. Tra le tante cose che oggi sentiamo dire su Sarri, c’è che lui migliora tutti i calciatori, il che in parte è anche vero, perché un bravo allenatore deve comunque allenare questi atleti e se la sua preparazione è adeguata, continua, troviamo del tutto naturale che un calciatore ben allenato poi con il tempo migliori. Tutti noi miglioriamo se nella vita si fanno le cose giuste in modo costante, superando i test che la vita stessa ci pone sul cammino. Troviamo del tutto naturale che un atleta che si allena regolarmente cercando di migliorare il suo fisico, il suo talento a furia di esercitarsi in prestazioni sempre più impegnative, facendo tutto nel migliore dei modi, sarà pure normale che poi cresca, anche maturando con l’età. Ma ci sembra comunque esagerato attribuire il merito di certi miglioramenti esclusivamente ad un allenatore quando un suo calciatore emerge in carriera sempre più. Chiaramente parte del merito spetta anche al tecnico, ma attribuirgli poteri addirittura taumaturgici, o di miracoli di chi moltiplica pani e pesci come Gesù Cristo ce ne passa. Però la letteratura del calcio spesso è alla spasmodica ricerca di miti da raccontare, per rendere il tutto più entusiasmante, eccitante con affrettata  apologia di protagonisti che ancora non hanno in concreto meritato di ambire al ristretto gotha dei miti veri. Tornando al discorso di migliorare i calciatori, Sarri  con il Napoli non ha fatto che migliorare i migliori, così come ha fatto ad Empoli ognuno per quel massimo che potesse migliorare. Ad Empoli, i vari Valdifiori, Barba, Mario Rui, Hisay, Tonelli, lo stesso Sepe con Sarri furono determinanti nel loro piccolo in proporzione al traguardo che l’Empoli si poneva, che era la salvezza, hanno fatto tutto bene ma neanche benissimo, perché poi quell’Empoli si salvó per molto poco,  e parte dei punti serviti per salvarsi gli furono regalati dallo stesso Napoli a quei tempi  in caduta libera, perchè preda di massacri mediatici e ambientali nei confronti di squadra e tecnico. Gli stessi protagonisti di quell’Empoli, non a caso poi sono approdati negli anni insieme a Sarri nello stesso Napoli e non ci sembra che Sarri li abbia migliorati più di tanto di quello che era il loro standard massimo in squadre di categoria inferiori. Anzi lo stesso Sarri allenando a Napoli gente di caratura diversa si è poi  reso conto che i suoi pupilli di Empoli non erano poi così tanto migliorabili rispetto ai colleghi napoletani che avevano già dimostrato forza e talento a certi livelli con altri allenatori, perchè il Napoli già prima di Sarri arrivava secondo e terzo in campionato e talvolta ha vinto anche qualche trofeo. Vogliamo dire con questo che Sarri non ha fatto diventare Valdifiori un Pirlo, Hisay un Dani Alves, Mario Rui in Alaba, anzi pare che a parte Hisay che sta facendo discretamente bene,  soprattutto perché il sostituto Maggio non è più all’altezza per limiti anagrafici, non di certo tecnici, ma tolto il buon rendomento dell’albanese, gente come Tonelli e prima ancora Valdifiori, pur avallandone gli acquisti li ha poi quasi del tutto dimenticati ed oggi Mario Rui nonostante fosse costato 10 milioni ed ingaggio da top player, non ci sembra che Sarri si fidi ciecamente per sostituire Ghoulam e neanche tanto ci sembra considerasse di portarlo a certi livelli migliorandolo infatti pare che il Napoli si stesse muovendo sul mercato per prendere Vrsaljco. In effetti i calciatori cresciuti a livello esponenziale nel Napoli sono quelli che erano già bravi e interessanti con Mazzarri e Benitez, soprattutto con lo spagnolo il cui zoccolo duro della squadra, i titolari di oggi,  proviene proprio da quella squadra che Benitez stava costruendo, se ci mettessimo dentro pure Higuain sarebbe per otto undicesimi la stessa squadra di Rafa, che chiaramente giocando insieme da ormai cinque anni, e altri come Hamsik, Insigne e Maggio addirittura da più anni, era inevitabile essendo già degli ottimi calciatori che crescessero in intesa e talento se ben allenati, perché questo si può tranquillamente attribuire a Sarri, di averli bene allenati. Ma da qui a dire che Insigne, piuttosto che Hamsik e tutti gli altri da Reina, Albiol a Callejon e Mertens passando per Ghoulam e Koulibaly siano diventati grandi calciatori solo grazie a Sarri e allora vorremmo pure capire perché grandi non lo sono diventati quelli dell’Empoli arrivati insieme a lui e che hanno usufruito ancor più degli altri la sua cura. Oppure ci piacewrebbe pure capire perché Gabbiadini non fosse diventato Higuain e Pavoletti l’alter ego di Milik. Si puó tranquillamente chiudere questo discorso dicendo che nessun allenatore al mondo, forse tranne uno, (Zeman) riesce davvero a tirare fuori il meglio da ogni singolo calciatore che ha allenato, spesso costruendo dal nulla veri e propri campioni, perche ha dimostrato di portare direttamente dalla B alla Nazionale molti dei suoi calciatori, ma quanto a Sarri nel Napoli ha avuto la fortuna di aver preso in mano una squadra che in tanti elementi già si era espressa a certi livelli sia con Mazzarri che Benitez e lui non ha fatto altro che di continuare quel lavoro mettendoci sicuramente del suo, ma senza raccogliere in fin dei conti più di quanto avessero fatto i suoi colleghi precedenti, sia per le solite lacune societarie, quelle  di non completare mai la squadra,  che di qualche inesperienza dello stesso Sarri a certi livelli. Non sarà mica un caso che il tecnico toscano abbia ad oggi vinto meno dei predecessori e ancor meno riesce a vincere uno scontro diretto con le grandi avversarie sia che si tratti di Champions che di campionato?  Mazzarri, contro City e Chelsea ugualmente forti e qualitativi delle compagini di adesso li massacró. Benitez ha tolto trofei a Juventus e Roma battendoli sul campo e in Champions battè altre grandi squadre per non dire di aver mancato di un pelo la finale di Europa League, e tutto questo con sette otto calciatori che formano la spina dorsale della squadra di oggi. Si sarebbe voluto che non migliorassero?

Pippo Trio

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