SCRITTORI SCONOSCIUTI “Dentro e fuori” di Francesca Piccolo: i primi due capitoli
Novembre 9, 2017
Congresso Pd di Napoli, una bolgia: ma i giochi sono fatti
Novembre 10, 2017

Napoli: emergono prepotentemente e clamorosamente tutti gli errori del mercato

Il calcio è incredibile per quanto è impietoso nei suoi verdetti, non solo di quelli inappellabili del campo, ma anche di quelli di gestione generale di un club che vorrebbe ambire a diventare un grande club, ma al Napoli si pensa in modo superficiale di diventare grandi fondando innanzitutto sul grande numero di tifosi, e ci sta, poi si vorrebbe ottenere il massimo con il minimo sforzo economico, sia non investendo nelle strutture e l’organizzazione societaria e neanche nel settore giovanile, ma quando poi si pensa che non si debba fare nemmeno l’ultimo sforzo per completare una rosa competitiva di calciatori di prima squadra, per raggiungere quell’obiettivo ormai alla portata già da qualche anno che è lo scudetto, e allora c’è poco da lamentarsene.

Dilettanti allo sbaraglio

Purtroppo qui si pensa che bastino alcuni bravi calciatori e tecnici che si sono succeduti, e la buona stella che finora pure non è mai mancata, ma pensare che tutto questo basti, significa trovarsi davanti a dei dilettanti allo sbaraglio, nella figura soprattutto del presidente, poi a seguire del silente direttore sportivo e infine dell’allenatore. Non sarà un caso che De Laurentiis di calcio non ne ha mai masticato tranne che in questi anni a Napoli, come non è un caso che il bravo Giuntoli viene da club minori, e neanche sarà un caso che il pur ottimo Sarri ha passato la carriera fra banche e campetti di provincia. Inoltre, non sarà stato nemmeno un caso che direttori sportivi e allenatori precedenti da Marino a Bigon, da Reja, Mazzarri e Benitez più avvezzi a questi livelli del calcio, se ne siano andati o costretti ad andarsene. Qualcuno si chiederà, “ma perché, qual’e il problema se il Napoli è primo in classifica, la società è virtuosa, non ha debiti, cresce sempre nel fatturato e ha davanti a se un futuro radioso”?  Certo, in apparenza è così, ma ricordiamo a tutti che il primo posto intanto bisogna mantenerlo fino alla fine, che un grande club per essere davvero virtuoso deve strutturarsi, avere una sede di rappresentanza di prestigio, deve avere un centro sportivo adeguato per poter accogliere sia i campioni della prima squadra che allevare i giovani del settore giovanile, e poi dotarsi dei migliori manager fra dirigenti e staff tecnico. Tutti i club piccoli e grandi della Serie A sono strutturati in questo modo, le grandi chiaramente anche di più, quindi non si capisce perchè il Presidente del Napoli pensa che le strutture non servono, i bravi manager neanche e i grandi calciatori fossero solo inutili investimenti per regalare soldi a stupide star del calcio. Qualcuno dirà ancora che se i risultati sono questi, avrà pure ragione De Laurentiis a mantenere una società snella e senza troppi galli a cantare, evidentemente si ritiene che  sono del tutto inutili queste manie di grandezza, perché i grandi club più strutturati, pieni di superprofessionisti spendono e spandono arrancando dietro al virtuoso Napoli. Questo in parte è anche vero, ma i risultati temporanei di primato non devono autorizzare a credere che poi tutto questo si traduca in successi sportivi, e di conseguenza in fatturati, perchè più di questo non si riuscirà mai a fare. Non risulta ad oggi che questo virtuoso Napoli dall’integerrimo fair play finanziario abbia vinto uno scudetto, perchè questo titolo, anche da più di dieci anni se lo son diviso sempre i soliti grandi club, soprattutto Juventus, ma anche Inter e Milan, che nonostante anni di grandi difficoltà, sono comunque riuscite a portare il massimo dei risultati a livello sportivo, perché nel settore  dell’organizzazione e delle strutture sono sempre stati top club.

Il mercato delle clausole e dei tesoretti

Anche quest’anno però il Napoli malgrado tutte le deficienze di cui sopra, avrebbe la possibilità di poter sovrastare e primeggiare su alcuni di questi club, ma purtroppo lo stile societario, così sobrio, tato per usare un eufemismo, in realtà per volere del suo proprietario fonda più al rapporto guadagno-risparmio,  che al rapporto investimenti-vittorie sportive-grandi fatturati.  Infatti  dopo il mercato estivo e dopo aver anche  conseguito una buonissima striscia di risultati positivi, già da questo proimo scorcio di autunno emergono problematiche di gestione generale che puntualmente mostreranno l’evidenza di queste mancanze nel corso della stagione. Detto delle strutture e quant’altro, ma in quel caso non è che si possa risolvere tutto quello che manca in questi settori da un anno all’altro, ma il più grave errore come sempre, almeno nel settore tecnico e sportivo, sono le strategie usate per il mercato e la prima squadra. A Napoli si dice che “’o sparagno nun è mai guaragno” e mai come in questo caso del mercato del Napoli,  il detto popolare calza a pennello e lo dimostreremo con gli ultimi due o tre mercati fatti dal Napoli soprattutto di quello fatto nell’anno del secondo posto e del record di gol di Higuain, quando sempre primi in classifica a febbraio e quindi non a novembre come adesso, si pensó di sprecare una dozzina di milioni per prendere due anonimi calciatori, insignificanti, con tutto il rispetto, a rinforzare una squadra che si apprestava a vincere uno scudetto a pochi mesi  dal traguardo invece di prenderne magari uno ma di grande livello. Risultato finale, scudetto perso. Estate successiva, si vende il miglior giocatore, quello che ha battuto un record lungo un secolo, realizzando da solo circa quaranta gol in una stagione, ceduto per 90 milioni alla più acerrima e già piu attrezzata fra le avversarie, legittimando quella cessione con il fatto che si era messa una clausola a cui non si poteva sfuggire, nel caso come poi accaduto che qualcuno pagasse la clausola. Intanto le clausole stile De Laurentiis sono studiate affinché qualcuno possa pagarle, altrimenti per cautelarsi a non perdere un calciatore di questo tipo le clausole risolutive che dovrebbero essere applicate avrebbero cifre astronomiche, non con prezzi di listino seppure considerevoli, perché come dimostrato, il Napoli non ha mai avuto difficoltà a incassare per tutte le clausole che ha apposto, sia quella per Lavezzi, quella per Cavani e infine quella per Higuain, e adesso visto che fa comodo cedere un calciatore a costo di clausola, perchè questo salvaguarda la società dal giustificare comdamente ai tifosi una cessione dando la responsabilità al calciatore, addirittura si pensa di apporre clausole anche ridicole di pochi milioni. Ed è così che con le clausole piccole o grandi che siano i giocatori vanno via come vendere il pane. In ogni caso, quelli che si preoccupano delle finanze e della ricchezza del presidente hanno sempre detto che cedere a queste cifre siano stati grandi affari, come se fossero i soci di De Laurentiis con cui spartirsi i tesoretti.

Il grande progetto mancato con Benitez

Al di là di tutto ciò, solo una volta i soldi provenienti dalle clausole sono stati rinvestiti bene anche se avessimo preferito, che due tenori su tre dopo un secondo posto non fossero andati via, in ogni caso i soldi ricavati prima dalla cessione di Lavezzi e poi quella di Cavani furono spesi molto bene con l’arrivo di Benitez, che con il suo arrivo riuscì a far spendere questi soldi per prendere tre giocatori dal Real Madrid, poi ancor prima Mertens e Reina e in corso delle stagioni i Koulibaly, Ghoulam, Jorginho e Gabbiadini fino a che i rubinetti presidenziali cominciavano a chidersi e prendere calciatori di contorno a budget minori, finchè questa mancata disponibilità economica nei mercati successivi  fecero decidere Benitez di non rinnovare a causa di progetti disattesi. Ricordiamo che Benitez a un certo punto cambió anche le sue pretese e invece di costringere la società a investimenti in calciatori fuori portata economica, almeno di investire in modo più lungimirante nelle strutture e nel settore giovanile. Probabile che anche questi investimenti  non furono assicurati, ma nonostante il progetto abortito i due anni di Benitez alla guida del Napoli sono comunque serviti a internazionalizzare il club con l’arrivo di grandi calciatori dal Real, dal Liverpool, dal Psv e per le bellissime performance del Napoli nelle coppe europee fino a farlo arrivare in seconda fascia grazie a 12 punti fatti in Champions e una semifinale di Europa League, più due titoli italiani vinti, che hanno portato il Napoli a salire nella classifica del ranking fra i primi 20 club europei. Qualcuno parló di ‘fallimento Benitez’, ma se sono questi i fallimenti, ci piacerebbe fallire così ogni anno, ma in ogni caso il fallimento era reale, ma era il fallimento del progetto che però aveva disatteso il club non di certo l’allenatore che come sempre si era dimostrato grande professionista ed ancora oggi si usufruisce della spina dorsale di quella squadra costruita dal tecnico spagnolo.

Sarri il miglior allenatore possibile, per  De Laurentiis

Detto questo, dopo decine di contatti con allenatori arriva l’umile ma bravissimo Sarri, l’allenatore ideale per De Laurentiis, dal costo d’ingaggio meno della metà inferiore agli esigenti predecessori, ma ugualmente bravo al punto di consentirgli di mantenere livelli di classifica e gioco nei soliti standard, e dote ancor più importante, non interferisce sul mercato, o perlomeno non chiede la luna, oltre a valorizzargli nel tempo ancor di più i calciatori arrivati con Benitez, insieme agli storici Hamsik e Insigne già bravissimi di loro. Ma questo potrà andar bene al presidente, non di certo a tifosi, giocatori e lo stesso tecnico sul quale guarda caso vi si è apposta una clausola di otto in caso di mal di pancia di uno scontento e più ambizioso Sarri. Purtroppo però queste lacune del tecnico in fatto di mercato e anche di gestione di una rosa importante hanno fatto si che giocatori utili come il pane nella rosa venissero ceduti perchè considerati problemi di spogliatoio in quanto scontenti dal trattamento ricevuto dallo stesso Sarri in termini di considerazione e di impiego nel corso della stagione. Questo ha fatto si che calciatori importanti nell’economia di una rosa competitiva,  peraltro già di proprietà e quindi da non acquistare sono stati ceduti alla metà del loro vero valore di mercato come nel caso di Strinic e Zapata e guarda caso gli stessi stanno facendo la fortuna della Sampdoria e ora mancano come il pane al Napoli stesso che proprio in quei ruoli non sa che pesci pigliare per dover sostituire giocatori infortunati come Ghoulam e Milik. Non esiste che un club debba cedere dei calciatori così importanti se punta a vincere lo scudetto, neanche se questi calciatori  mostranointeresse ad ad andare via perchè comunque sia sono sempre legati da contratti che devono rispettare e sarebbe bastato che il tecnico li avesse considerati di più rassicurandoli sull’impiego più continuo visto il calendario intenso e anche per premunirsi in caso di infortuni, squalifiche e quant’altro. D’altra parte anche la società avrebbe fatto meglio ad accontentare incentivando almeno dal punto di vista economico i calciatori affinchè rimanessero, altrimenti non si spiega che altrove qualsiasi bravo calciatore accetta di fare la panchina e a Napoli no, evidentemente saranno pagati in più anche per restare tranquilli a disposine del tecnico. Il rovescio della medaglia di questo tipo di mercato votato al guadagno-risparmio, ha fatto sì guadagnare al Napoli in estate una ventina di milioni che si vanno ad aggiungere ad altri tesoretti, ma alla fine dei conti quel guadagno si è rivelato una perdita, in quanto ora non solo si è dovuti prendere un giocatore come Mario Rui costato 10 milioni più quasi 4 di ingaggio lordo, quanto poi ci si dovrà rivolgere al mercato per prendere un sostituto di Ghoulam di un certo livello che è stato identificato in Vrsaljko già compagno di Strinic in nazionale e un attaccante che potesse far tirare il fiato a Mertens in attesa che Milik recuperi. Tutto questo significa che per 20 milioni entrati per Strinc e Zapata, ne sono usciti già 20 per gli ingaggi di Mario Rui e Inglese, e se ne dovranno spendere altrettanti per prendere un terzino che dia più garanzie di mario Rui ancora alle prese con una condizione precaria. Da tutto questo si evince quanto al Napoli siano superficiali a pianificare una stagione, perchè se fossero rimasti a Napoli Zapata e Strinic – tra l’altro il croato è il titolare della fascia sinistra di una delle nazionali più forti europee – ora non bisognerebbe rifondere soldi e tempo per integrare nuovi acquisti e per di più tenersi sul groppone Mario Rui, ennesimo calciatore arrivato a Napoli non in grande condizione fisica e costato anche cifre importanti, così come già capitato l’anno scorso per Tonelli e Maksimovic.  Siete ancora convinti che questo presidente, questo allenatore e il direttore sportivo fossero davvero all’altezza di un club che ambirebbe a vincere lo scudetto ed essere fra le più grandi in Europa? Inoltre siete davvero convinti che questa politica al risparmio di De Laurentiis fosse così geniale e remunerativa? Noi siamo sicuri di no, ma più che dirlo noi lo dirà il campo e la storia, anche se ci auguriamo potessimo essere smentiti a tutto spiano, ma purtroppo per certi versi già non è così, perchè per questi errori il Napoli spenderà di più di quanto avrebbe speso se non fosse stato cosi superficiale, ma i problemi di gestione economica di De Laurentiis, sono problemi suoi, a noi può solo interessare che il Napoli vinca, ma con questi presupposti, malgrado l’ottimo inizio della squadra, la vediamo comunque difficile, ma mal che vada, perlomeno stavolta nessuno potrà mascherare le deficienze del  passato e del presente. Scusate la lunghezza, ma bisognava essere dettagliati, altrimenti a sparar sentenze sena motivare siam bravi tutti.

Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *