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di Peppe Papa

Lo avevamo detto: occhio ai comunisti, non darli mai per morti, soprattutto quelli post. E così è stato. Il congresso provinciale, così come era stato ampiamente pronosticato, è finito in farsa. Inutile, nonché stucchevole, sarebbe ripercorrere gli sketch del ‘varietà’ andati in scena nel Partito democratico napoletano, resta il fatto che al momento non è chiaro cosa succederà nel prosieguo della settimana e fino a domenica, giorno in cui formalmente dovrebbe tenersi l’assemblea provinciale per la proclamazione del nuovo segretario. Una farsa, appunto. Quel che è certo è che la partita sia tutta romana.  E’ al Nazareno, terminazione nervosa dei capibastone sparsi sul territorio nazionale, che sta andando in scena la commedia principale, sviluppata sul canovaccio del partito liquido, piuttosto che  solido e la necessità di mettere in cascina voti, consensi, comunque essi siano: “sporchi, maledetti e subito”. L’epilogo è sconosciuto e difficile da ipotizzare. Certo, sembra essere arrivata l’ora che il segretario si decida a dare una sterzata, soprattutto dopo l’ampia apertura alla ‘sinistra-sinistra’ offerta nella direzione di lunedì scorso (rimandata al mittente dagli interessati), e dia un’accelerata al partito che ha in mente da sempre. In verità, “un non partito”, almeno nell’ottica delle grandi organizzazioni politiche del novecento. Una struttura agile, sedi uniche nelle grandi città e collegamenti a realtà dell’associazionismo civico. Praticamente un ‘comitato elettorale’ in grado di mobilitarsi efficientemente quando è necessario. Bettino Craxi lo aveva capito prima di tutti gli altri una trentina di anni fa, poi sappiamo come è andata a finire: morto ‘esiliato’ all’estero. Ovviamente, l’ex premier non rischia tanto, ma sicuramente potrebbe trovarsi ‘confinato’ a Rignano suo malgrado, se nel frattempo non scioglie il nodo. Intanto, a livello territoriale, la guerra di posizionamento prosegue imperterrita, a prescindere dal danno che essa può procurare all’appeal del partito nel momento decisivo del voto per le politiche. In Campania, il primo ad avere fiutato il ‘focus’ della faccenda è stato Antonio Bassolino che, tempestivamente, si è tirato fuori dal “partito fantasma” annunciando ‘Urbi et Orbi’ di non avere rinnovato la tessera e disponibile a “guardare oltre”.  Dove?  Per  adesso, e questo accresce il fascino del personaggio,  è tutto da decifrare. Il secondo è stato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca – che ha provato fino all’ultimo ad accreditare una sua presunta leadership sui dem campani – il quale, attraverso un comunicato stampa ha chiesto che il proprio nome  non venisse più associato alle questioni riguardanti la kermesse elettorale del Pd partenopeo.  “Mi ero mosso – ha spiegato – nelle scorse settimane, su richiesta di diversi esponenti del Pd, a svolgere una funzione di garanzia. Ho lavorato andando oltre logiche vecchie e inaccettabili (ex Dc contro ex Margherita), andando oltre tutte le ipotesi nominative che erano in campo. Ho cercato di individuare un dirigente giovane, estraneo a logiche di gruppo, in grado di dialogare con gli amministratori, di rilanciare i circoli, di promuovere iniziative politiche – assenti da anni – sui problemi del trasporto, delle politiche sociali, del lavoro, delle imprese, della scuola, dell’ambiente.  Ma l’ipotesi da me individuata e che avevo condiviso con Renzi è stata rigettata”. Insomma, regolativi voi, io il mio l’ho fatto e pertanto “a fronte di ripetute ricostruzioni che mi riguardano e che sono del tutto inventate, anche su miei presunti interventi su Roma, rinnovo la mia richiesta”:  lasciatemi in pace!  Come andrà a finire non lo sappiamo, per il momento il segnale arrivato  dalla Capitale è preciso e inequivocabile: Paolo Siani (archetipo del nuovo corso) sarà il capolista in Campania. Dove? Come? Si vedrà.

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