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Anm verso la privatizzazione, ma le associazioni civiche pensano a regolare i conti con De Magistris e scrivono ai parlamentari: nessun aiuto al Comune di Napoli

di Peppe Papa

Facciamoci del male. In fondo, precipitare verso il baratro il più velocemente possibile, è una soluzione. Sì, certo radicale, ma pur sempre un modo per mettere fine all’agonia. Più meno è questo il ragionamento che ha spinto le più accorsate associazioni civiche napoletane a scrivere una lettera ai parlamentari italiani con la raccomandazione di non concedere al Comune di Napoli la possibilità di spalmare il debito nei confronti dello Stato sui prossimi 30 anni. Occasione accordata ad oltre 300 amministrazioni locali sul territorio nazionale come richiesto dell’Anci, l’associazione dei comuni italiani. Napoli non lo merita. “Riteniamo che il nuovo pacchetto di aiuti ai Comuni in predissesto non siano assolutamente auspicabili se dati anche alle amministrazioni comunali che manifestamente hanno fallito gli obiettivi dei piani di riequilibrio e che non hanno avviato alcun percorso di risanamento, come il Comune di Napoli”, hanno scritto nella loro missiva l’Assoutenti, Cittadinanza Attiva, il Comitato Porto Salvo, l’Associazione Mario Brancaccio, il Comitato civico Posillipo e il Coordinamento delle associazioni civiche napoletane. Si sono detti “preoccupati” per le misure allo studio che potrebbero “determinare un ulteriore grave peggioramento per la condizione delle nostre famiglie, delle nostre imprese, dell’economia cittadina”. Dal loro punto di vista, fatto passare ahinoi per il parere di tutti i cittadini napoletani (che pure non risparmiano bestemmie quotidiane all’indirizzo di Palazzo San Giacomo), permettere al Comune partenopeo di riformulare i piani di riequilibrio ridefinendo il disavanzo “a pagherò” per coprire i buchi di bilancio allungando i tempi di rientro, significherebbe solo, appunto, prorogare l’agonia: “pressione fiscale locale ai livelli massimi, scontare la presenza di servizi pubblici del tutto inadeguati e costosi, con tutto ciò che significa per le condizioni delle città e soprattutto per i cittadini meno abbienti”. Questo “è certamente ciò che accadrebbe a Napoli”. A parte il fatto che più nera della mezzanotte non può venire, che le tasse locali sono già ai massimi e che oltre non si può andare, che sparare su De Magistris (eletto democraticamente, lo ricordiamo, sindaco per il secondo mandato consecutivo) è come prendere di mira la Croce Rossa, l’iniziativa appare come l’ennesimo tentativo di ritagliarsi un altro pezzo del quarto d’ora di celebrità concesso a tutti nella vita, anche alle associazioni civiche in riva al golfo.  A cui sfugge, evidentemente perché forse accecati dallo sdegno di essersi ritrovati governati da un ex pm di controversa fama e spiriti rivoluzionari maturati di domenica a tavola a casa di mammà davanti a un buon ragù, la possibilità che il trasporto pubblico cittadino passi di mano ai privati entro il 2019, tema sul quale il primo cittadino incontrerà i sindacati il prossimo 27 novembre. Le norme ci sono, europee e nazionali, così come incombe il  grave stato di crisi dell’azienda di trasporti partenopea. Sulla possibilità di una svolta epocale di questo tipo, cosa di cui il nostro Zapata in fascia tricolore non è per niente felice perché rappresenta una resa senza condizioni ai “poteri forti”, i nostri concittadini indignati sembrano non avere nulla da dire. Eppure sarebbe importante sapere cosa ne pensano i napoletani dell’eventualità che treni del Metro e autobus vengano gestiti da Fs, oppure da un’azienda di trasporti francese. Migliorerebbe la mobilità? E a che prezzo? Vai a saperlo. Certo la faccenda è un po’ più complessa rispetto al dare addosso a chi è già moribondo di suo e comunque non sposta di una virgola la qualità di vita dei napoletani. Facciamoci del male, è meglio, e chi (a Napoli sono in tanti nonostante tutto) può, provi a resistere.

1 Comment

  1. ggiuseppe ha detto:

    il tutto è previsto dalle norme europee che privatizzano i servizi publici occorre protestare contro il trattato CETA che prevede anche la sanità privatizzata, la scuola e le fonti energetiche. Perchè siete cosio miopi è il vostro partito di riferimento che a Roma ha firmato questi trattati , sove eravate dormivate o siete allergici solo a DEMA al solo sentire vi viene il prurito. andate in massa a roma a protetare contro il vostro governo amico. Doistinti SAluti

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