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Le isteriche dimissioni di Tavecchio – Un campionato anomalo e spaccato in due – Sarri, un perdente di successo

Il calcio fornisce ogni giorno una tale quantità di argomenti che si fa fatica ad approfondirli tutti dovendo pure sintetizzare per non annoiare quei pochi che ci leggono, ma come si fa a non dire qualche parola sugli ultimi accadimenti che stanno procurando l’ennesima tempesta dopo tanta calma piatta del calcio italiano? Detto nei giorni scorsi  del capro espiatorio Ventura, Ct inadeguato ma non più di tanto di quanto lo fossero stati altri, scelti più per fare gli allenatori che non i selezionatori. Una moda nata anni fa con l’avvento di Sacchi e i suoi primi stage, che comunque nonostante si fosse arrivati in una finale mondiale persa solo ai rigori, fu aspramente criticato, come oggi più giustificatamente viene criticato Ventura, ma nessuno merita il massacro e il linciaggio.  Però purtroppo restiamo pur sempre il popolo dei 60 milioni di allenatori, per cui il complesso del commisssario tecnico è nel Dna degli italiani quindi c’è poco da scandalizzarsi se oggi gli strali della critica toccano tutte a Ventura. Detto questo, Ventura era inadeguato come lo sono tutti gli allenatori che pretendono di allenare la nazionale, quei  tecnici di campo che non hanno capacità gestionali da selezionatore e prima di Ventura hanno fallito quasi quanto lui Donadoni e Prandelli e in parte anche Conte perché anche lui non è andato oltre ai quarti dell’Europeo, se è vero come è vero che qui abbiamo criticato e costretto alle dimissioni Zoff per aver perso in finale con la Francia al Golden gol dopo essere stato in vantaggio per tutta la partita e criticato persino Sacchi oggi stranamente tornato di gran moda, che perse una finale ai mondiali ai rigori. Tutti loro, tranne Zoff e compreso Ventura, stavano con la testa di chi ha la pretesa di allenare e convocare centinaia di calciatori,  istituire stage programmatici,  senza affidarsi mai ad unico blocco. Inoltre, Ventura, non solo non è selezionatore, ma anche come allenatore di squadre di club non ha mai gestito squadre di alto livello, quindi a corto di esperienza internazionale malgrado l’età, infine per chiudere su Ventura è stato lasciato totalmente solo, senza quel filtro che avrebbe dovuto essere Lippi, la cui interazione con il Ct avrebbe compensato alcune sue carenze e dato più solidità gestionale. Ma siccome non ricordiamo di un solo Ct della Nazionale non criticato, da Fabbri a Ventura e allora bisognerà archiviare l’argomento come il solito vizietto dei calciofili nostrani di sparare sulla croce rossa del ct sventurato di turno, perchè ripetiamo, mai nessuno fra i ct che ricordiamo, in un modo o in una altro non è stato messo alla gogna mediatica.

LE DIMISSIONI DI TAVECCHIO

Quanto a Tavecchio oggi abbiamo appreso delle sue dimissioni alquanto isteriche e lamentose, in genere chi si dimette lo fa con una certa dignità, magari in silenzio, o al massimo due paroline velenose di circostanza, ma nulla di più, perchè è il silenzio che restituisce dignità a chi si dimette e invece Tavecchio pur rassegnando le dimissioni fa capire che queste arrivano più per costrizione che per volontà, e in quanto in disaccordo con chi le ha pretese si è lasciato andare a tutta una serie di considerazioni tanto scorrette, quanto di cattivo gusto che lasciano il tempo che trovano, oltre a dare la mazzata finale all’ex Ct, come se non fosse già bastato di averlo esonerato e aver lui stesso provocato il gioco al massacro dei giorni scorsi che ha dovuto subire il tecnico ligure, come ad esempio quando esterna che Ventura andasse sostituito fra il primo e il secondo tempo di San Siro o defilandosi dalle responsabilità della scelta di Ventura, attribuendala a Lippi che a sua volta lo ha smentito clamorosamente.  Purtroppo anche nel calcio, come in tutte le elezioni all’italiana, Tavecchio è stato eletto con la strategia e cattiva abitudine  del voto di scambio, per aver rassicurato con i suoi progetti le verie leghe, persino quella del calcio femminile che gli ha consentito di essere eletto, salvo poi essere impossibilitato di poter  accontentare tutti ed ecco che proprio le leghe minori gli si sono rivoltate contro, ma soprattutto la Serie a e la Serie B che se ne sono lavate opportunamente le mani. Ora servirebbe un vero uomo di calcio, di grande carisma, ma finchè ci saranno logiche di natura politica economica che salvaguarderanno solo il potere dei maggiori club, il nuovo presidente sarà come Tavecchio, costretto a barcamenarsi fra una lega e l’altra, mediando con tutte le parti,  persino ammiccando all’opinione pubblica come nel caso dell’inserimento del Var. Difficilmente il calcio italiano uscirà da questa crisi profonda, che rende impossibili le riforme, anche perchè finchè il calcio sarà autogestito nel suo piccolo grande mondo i conflitti saranno sempre più evidenti e le riforme impossibili da attuare, per cui ci sarebbe bisogno di un drastico intervento del Governo per salvaguardare un settore che ormai è totalmente equiparato ad una qualsiasi realtà economica del Paese, quindi questa malsana autonomia del calcio è diventata del tutto inadeguata . Innanzitutto serve una riforma che obblighi chiunque voglia fare calcio a certi livelli di dotarsi di strutture fra centri sportivi attrezzati e soprattutto a stadi moderni, poi tutto il resto, quindi da una distribuzione più equa delle risorse economiche di cui una quota obbligatoria da investire nei settori giovanili. Se già si cominciasse da questo si sarebbe già fatto tantissimo, ma c’è da essere poco ottimisti in proposito.

UN CAMPIONATO SPACCATO IN DUE

Fra i tanti problemi che avviliscono il calcio italiano c’è quello di un campionato sempre meno competitivo e come diceva il grande Fabio Capello, anche meno allenante per quei maggiori club che poi si cimentano in Europa, dove non si vince dai tempi di Mourinho all’Inter. Visto il flop della nazionale eliminata dai mondiali, a nostro avviso tutto è dovuto non solo al problema che si investa poco nei settori giovanili,  quello è certo, ma soprattutto per una linea politico-economica dei vertici del calcio, dettata dai grandi club che condizionano anche le scelte riguardo alla nazionale di calcio italiana. perchè sono gli unici a spartirsi la gran parte della torta delle risorse quanto a diritti televisivi e conseguentemente a sponsor, perchè è evidente che chi ha più visibilità attrae anche più sponsor, perchè poi questo tipo di strategia fa crescere solo poche squadre sia in termini tecnici che nel fatturato, non sarà un caso che da sei anni vince sempre la stessa squadra e neanche è un caso che negli stessi anni sono sempre le stesse tre squadre a spartirsi l’altra torta dei diritti elargiti dalla Champions. questo significa che chi è ricco lo diventa sempre di più e chi è meno ricco oppure più indebitato fatica ad emergere, pur chiamadosi Inter o Milan, figuriamoci se poi allo stesso campionato ci partecipano realtà di provincia come Benevento, Crotone, che già come bacino d’utenza sono nettamente inferiori, figuriamoci se poi prendono la decima parte delle grandi quanto a diritti televisivi pur partecipando allo stesso campionato. A questo punto è inevitabile la differenza di punti, che poi interferisce anche nella regolarità del campionato stesso in qualche modo falsandolo, oltre a renderlo sempre meno spettacolare e quindi con meno appeal mediatico rispetto alle nazioni concorrenti che conseguentemente ci battono poi in Europa e a livello di nazionali. E’ un falso problema quello di diminuire il numero delle squadre in campionato, in Europa le maggiori realtà calcistiche hanno campionati di 20 squadre nelle loro massime serie e anche di 22/24 nelle serie mionori, solo che le risorse sono distribuite più equamente e allora può anche capitare che vince un Leicester, un Monaco o che il Nizza piuttosto che il Lipsia vadano in Champions. Oltre ad una più equa redistribuzione delle risorse, è molto importante all’interno di un campionato premiare il merito, per cui incentivare con premi a seconda dei piazzamenti, invece in Italia non è previsto nemmeno il premio scudetto, figuriamoci per il secondo, terzo e via di seguito. In Italia le grandi si accontentano dei diritti di televisivi presi a piene mani e a quelli della Champions, e a quel punto poco conta anche  chi vince lo scudetto, quello di vincere il titolo è solo una sovrastruttura delle tifoserie più che dei club, tranne che per la Juventus che ha sempre il dovere storico di primeggiare, ma per il resto, le altre si accontentano di arrivare nelle prime posizioni affinchè partecipare, attenzione, non per tentare di  vincere, la Champions, perchè parteciparvi soddisfa già abbondantemente e poi tutto quello che viene è  grasso che cola. Non sarà un caso che quest’anno il campionato di Serie A è combattuto solo nelle prime 6 posizioni e tutto il resto a lontananze siderali, e tutto questo accade perchè gli unici veri incentivi sono per le quattro posizioni spettanti all’Italia per la Champions ecco perchè di colpo in quelle posizioni diventa un campionato interessante, dopodichè il buio assoluto.

SARRI, UN PERDENTE DI SUCCESSO

Dopo aver parlato di problemi generali del calcio italiano, ci scusino gli amanti di questo tecnico che è pur sempre quello della squadra del nostro cuore: il Napoli, ma non condividiamo affatto in generale, tutta questa gran cassa mediatica che suscita il suo nome. Ormai è un noioso plebiscito di complimenti a suo favore, qualsiasi cosa dica o fa viene giudicata come la migliore e sinceramente in un mondo del calcio conservatore come quello italiano che adesso si riscoprono tutti sacchiani, zemaniani o sarriani la cosa fà un po sorridere. Capiamo le mode, i trend, fanno parte del costume, ma poi il rovescio della medaglia che si paga alla trend è che i personaggi che suscitano queste mode finiscono per credersi per davvero i guru di tutto il movimento. Ovviamente non è così, nel senso che anche questi personaggi hanno difetti umani, ma  stimolati come sono dal successo, poi finiscono per credersi davvero dei padreterni e in questi casi fanno anche la figura degli ottusi, perchè costretti dalla creazione del personaggio esaltato dai media, a sentirsi poi in dovere di rispettare quelle caratteristiche super. Sarri è solo l’ultimo di questa schiera di tecnici fra i quali noi apprezziamo solo Zeman, personaggio autentico, di un etica e una morale sportiva insospettabile come l’eccezione che conferma la regola. Quanto a Sarri, non ci piacciono molte delle sue caratteristiche e in parte ne motioviamo i perchè. Ci piace sicuramente la passione e la dedizione che ci mette nel suo lavoro di allenatore di campo, ma i pregi per quanto ci riguarda finiscono tutti lì. Non ci piace per niente il suo modo di comunicare, sempre molto fra il lamentoso e lo scurrile studiato, come di chi pensa di piangere e fottere gli alteri, quando non moralista e fintamente anticonformista, con quel suo look ostentato da metalmeccanico della panchina. C’è poco di proletario o di metalmeccanico quando un allenatore prima dice che allenerebbe il Napoli anche gratis, e qualche mese dopo che oggi in poi il suo intento è solo di far un gran contratto e guadagnare tanti soldi, evidentemente qualcosa non torna. Per non dilungarci oltremodo in questa disamina di cui molti si piccheranno e ci insulteranno, diciamo che  anche l’ultima intervista nel pre gara di Champions contro lo Shaktar non ci ha per niente entusiasmato, perchè quando un allenatore, che fino a qualche anno fa non immaginava nemmeno di partecipare ad una conferenza stampa di Champions, si mette a dire sprezzantemente e gratuitamente, rispondendo alle domande di giornalisti di mezza Europa, che quanto più gli chiederanno di far riposare Hamsik e lui più lo schiererà sempre, significa che è più ottuso di quanto si possa mai immaginare lui stesso. In tal caso,  avrà fatto sicuramente una bella sviolinata al suo senatore, ma si sarà pure dimostrato maleducato, inutilmente acido e arrogante. Per non dire che per rispondere  a quelle poche critiche cercate come il pelo nell’uovo il massimo che si possono fare al suo efficiente Napoli, sulla condizione fisica calante abbastanza evidente della squadra, mostrata contro il Milan,  risponde che i dati scientifici dimostrano esattamente il contrario e cioè che il Napoli non è stato mai meglio. E vabbè, manca solo che qualcuno ci dica che Sarri non fa la cacca e stiamo a posto. Intanto, per ora Sarri piaccia o non piaccia, resta solo un perdente di successo, perchè al di là di numerose partite vinte e di record snocciolati, complimentoni, ricchi premi e cotillons, ad oggi non risulta ancora un titolo vinto dall’ex bancario. Non avete idea di come vorremmo sbagliarci, ma purtroppo non è così e a parte gli ultimi risultati parziali, nulla ci convince che accadrà sul serio. Aspetteremo almeno fino a Natale, per poter avere qualche minimo dubbio in proposito, ma a noi non impressionano le corse del ciuccio, preferiamo essere campioni d’estate, più che d’inverno. Siamo certi, che pure voi!

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