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“Passo dopo passo”, Bassolino a Palazzo San Giacomo: passando per il Senato

di Peppe Papa

Prima uno scranno in parlamento passando da un collegio uninominale qualsiasi di Napoli, poi nel 2021 la grande rivincita, sfidare chiunque – di qualsiasi partito o movimento – per quello che considera il suo naturale approdo di fine carriera: ritornare a fare il sindaco della città capitale del Mezzogiorno e terza metropoli italiana. Antonio Bassolino è quello che si dice un politico in grado di guardare oltre il contingente e capace di elaborare una strategia di lungo periodo che punti alla vittoria finale. Nel suo caso, come dicevamo, riprendersi Palazzo San Giacomo, di cui è stato primo cittadino all’epoca del famoso Rinascimento e di cui ancora, soprattutto nella pancia del ‘popolo’ minuto, se ne ricordano le vestigia. Dopo aver provato, fino allo sfinimento, a convincere i vertici del Partito democratico, segretario in primis – di cui è stato grande elettore – a prestargli attenzione, dargli ascolto nonostante fosse stato oggetto di più di uno sgarbo alla propria persona e storia politica – a partire dalle ingloriose primarie del 2016 per le amministrative – ha detto basta. Ha capito che era tempo perso, salutato tutti e armi e bagagli si è trasferito nel gruppo dei ‘reduci e combattenti’ della sinistra-sinistra italiana messo in piedi da D’Alema, Bersani & Co. Con i quali, ha dirla tutta, non ha nulla da spartire visto che le sue radici comuniste sono lontane da quelle dell’apparato romano di ‘baffino’ e dal ‘pragmatismo rosso emiliano’ dell’ex capo della “ditta”. Ma tant’è, non poteva fare altrimenti per  tentare di costruirsi un futuro ancora ricco di significati. Per i compagni d’avventura un valore aggiunto che può servire a spingere il fronte ‘rosso’ verso la soglia minima per entrare in parlamento, per lui la possibilità di rimettere piede nei palazzi che contano con la prospettiva di un percorso, certo tutto da costruire, in chiave palazzo San Giacomo. All’incoronazione di Pietro Grasso a leader della nuova “casa comune” della sinistra a sinistra del Pd, “Liberi e Uguali”, è stato accolto come un fratello carnale che torna a casa dopo un lungo viaggio: baci, abbracci, strette di mano e ci è scappato pure qualche selfie. Insomma, una vera star in passerella. E si è emozionato tanto da esternarlo compiaciuto sul suo profilo social. “In politica come nella vita i rapporti umani sono importanti – ha scritto su Fb – domenica scorsa quando sono arrivato fuori al palazzetto per l’assemblea con Pietro Grasso diversi compagni della vigilanza di Botteghe Oscure mi hanno visto, ci siamo abbracciati, e poi mi hanno accompagnato in sala: per me, e per loro, già questo valeva molto”. Quanto vale il suo apporto alla causa e la possibilità di giocarsi testardamente la sua, presumibilmente, ultima battaglia politica. La candidatura al Senato è certa, serve stabilire dove e come, ma è sicuro di poterla spuntare nel collegio elettorale che gli verrà assegnato.  Raccoglie consensi trasversali, ha la capacità di parlare alla gente di tutti i ceti come ha dimostrato nella campagna per le primarie dell’anno scorso sfiorando la vittoria per pochi voti con tutto il Pd contro. Certo, il fatto che i suoi seguaci si siano divisi in seguito alla scelta di abbandonare il partito e aderire a ‘L&U’, potrebbe costargli qualche voto, ma lui punta molto su quelli che per strada ancora lo chiamano sindaco. E non sono pochi. Può contare, nel frattempo, sul sostegno della Fondazione Chiaromonte e quella ‘personale’ di Sudd e comunque, in tutti i casi, non gli sarà difficile mettere insieme un po’ di sponsor per sostenere la campagna elettorale che si presenta onerosa dovendo conquistare voti praticamente casa per casa. Ma è solo il primo step, “passo dopo passo” come ama ripetere che è diventato il suo ‘tormentone’, in vista del ‘bersaglio grosso’. Tornare a fare il comandante in capo di una città anarchica e impossibile da governare, ma che in qualche modo e tra mille contraddizioni lui è riuscito a domare. Il disegno è chiaro. De Magistris è stracotto e, al suo ultimo mandato, non ha più truppe al seguito, il centrodestra che da trent’anni cerca di conquistare il Comune è lontano dall’avere il nome di una personalità spendibile oltre che in cerca di un timoniere a seguito della ‘dipartita’ (per carità, metaforica) di Nicola Cosentino, il Pd alle prese con le sue faide interne e l’ingombrante voracità di potere del governatore Vincenzo De Luca. Una quinta perfetta per irrompere prepotentemente in scena e lasciare il segno. Un progetto ambizioso, non c’è che dire, considerando che deve filare tutto liscio come l’olio e “al doman non c’è certezza”. Ma lui ci crede.

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