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Il sondaggio shock: crollo M5S al 15%, il Pd al 40, a 20 la Lega e Berlusconi inchiodato al 10

Questo il risultato di una indagine che, a detta di Giuseppe Turani sul suo blog Uomini &Business, pare circoli tra le segreterie dei principali partiti in lizza alle prossime politiche e che ribalterebbe tutti i pronostici fin qui prospettati dai principali istituti demoscopici

di Peppe Papa

Il Movimento 5 Stelle tra il 10 e 15%, la Lega al 20, Forza Italia inchiodato poco sopra il 10 e il Pd di Renzi tra il 38 e il 40%. E’ il risultato di un sondaggio che, a detta di Giuseppe Turani sul suo blog Uomini &Business, pare circoli tra le segreterie dei principali partiti in lizza alle prossime politiche e che per evidenti ragioni viene tenuto “rigorosamente riservato”. Eh sì, perché se fosse vero avrebbe del clamoroso e ribalterebbe tutti i pronostici fin qui prospettati dai principali istituti demoscopici disegnando un quadro post elettorale decisamente inaspettato e scioccante per tutti quelli (tanti) che stanno puntando sui pentastellati in chiave anti Pd e del loro leader. Pur se poco credibile, così come lo sono tutti gli altri che stanno girando da mesi commissionati da formazioni politiche e imprese che sperano in questo modo di anticipare il futuro, questa rilevazione ‘occultata’ spiegherebbe però alcuni fatti passati finora sotto traccia. Come il progressivo smarcamento di Beppe Grillo dalla sua creatura, le voci di dissenso con Casaleggio jr, la decisione di non prendere parte al raduno con gli iscritti organizzato a Pescara dal 19 al 21 gennaio per presentare programmi e candidature perché ufficialmente impegnato in una tournée teatrale in Svizzera, la decisione di separare il suo blog dalle vicende del movimento sancendo così nelle cose il ‘divorzio’ dalla Casaleggio Associati. Un cambiamento annunciato in diretta streaming con il discorso di fine anno del 31 dicembre, che è stato di fatto il suo ultimo intervento pubblico, nel quale ha spiegato di volere “andare in giro per il mondo con video e conferenze”. Di certo non sta partecipando alla campagna elettorale e l’ultimo summit con il candidato premier, Luigi Di Maio risale a metà novembre e non è previsto a breve nessun altro appuntamento anche se, Giggino da Pomigliano d’Arco, si è affrettato a cercare di fugare ogni dubbio sulle voci di un allontanamento del comico dal Movimento affermando a Tg Com 24 che è tutto falso: “Qualcuno spera che Beppe Grillo si faccia da parte ma il Movimento non cambia, Grillo è una grande forza e risorsa, la più grande che abbiamo. Sarà con noi in questa campagna elettorale”. Sarà. Intanto, lo sconquasso, non riguarda solo i 5Stelle. Stando al risultato statistico di cui sopra, Forza Italia di Berlusconi non è che se la passerebbe meglio se la sua performance non si smuove dalla quota del 10%, nonostante il Cavaliere non si stia risparmiando in questo primo scorcio di campagna elettorale, tirando fuori il solito armamentario di promesse e cose da fare che ripete da vent’anni, ma che tuttavia ancora incantano un nutrito gruppo di cittadini. E paradossalmente, questo è il problema (o forse la sua fortuna). Nel senso che sono voti esclusivamente suoi, legati alla propria persona, al suo modo di essere italiano, mentre il partito arranca. Non riesce a stargli dietro, dopo aver perso uomini macchina come Denis Verdini, o campioni di consenso sul territorio tipo Nicola Cosentino in Campania. Ma quelli erano altri tempi. Oggi il valore aggiunto proveniente dalla organizzazione non arriva e, se così fosse, gli andrebbe alla grande riuscire a  confermare il tesoretto che gli viene attribuito per poterlo poi piazzare sul tavolo nel dopo elezioni. Cioè dal 5 marzo, quando sarà chiaro che non si potrà mettere in piedi un governo, salvo clamorose sorprese. Come quella che potrebbe presentarsi se il ‘sondaggio segreto’ l’avesse azzeccata, con il 40% che sulla carta dovrebbe assicurarsi il Pd. In questo caso vorrà dire che i dem saranno stati capaci di convincere buona parte del 15% di indecisi e molti pure del più grande partito nazionale formato dagli astensionisti. Una possibilità, francamente, difficile da ipotizzare in questo momento. Ma come si dice? Siamo sotto il cielo e tutto può accadere, anche che Renzi faccia bingo, la campagna elettorale e ancora lunga e sono in tanti a decidere il giorno prima dell’apertura delle urne, o addirittura all’ultimissimo minuto. Chi certo, a prescindere, farebbe un considerevole passo in avanti è la Lega che accreditata del 20% consoliderebbe, anzi, sancirebbe definitivamente la supremazia nel centrodestra e la leadership di Matteo Salvini. In questo caso è chiaro dove sarebbero finiti il mare di voti in uscita dal M5S, la protesta e il popolo degli incazzati hanno trovato il nuovo caporione di riferimento, quello capace di interpretare la loro pancia, le pulsioni più radicali che li divorano. Questi i fatti, o almeno a noi così appaiono, non resta altro da aggiungere che per quanto ci riguarda tutta questa storia dei sondaggi sembra una grande truffa, almeno per come sono organizzati e condotti – argomento che abbiamo affrontato in una precedente occasione -, ma hanno il merito di alimentare la discussione (per la gran parte a vuoto) e stimolare la fantasia, finché non irrompe fragorosamente la realtà a ricordarci che la ‘festa è finita’.

2 Comments

  1. Antò ha detto:

    vi siete accorti che non è il PD di Renzi ?

    • federico ha detto:

      Turani lo dovrebbero portare in un centro di igiene mentale..il pd stava per sparire dall’arco parlamentare italiano. 40% ,ma vada a cagare ed anche il tanto decantato segno di ripresa delle ultime europee
      è un’altra cagata.Il Pd i voti li ha ancora ulteriormente persi.E’ uno degli sconfitti millantato come vincitore

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