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I dolori dei giovani Verdi, non ci convincono

Che sia ben chiaro, il mercato non è finito e nel calcio si sa, mai nulla va dato per scontato sia in campo fino al 95esimo, sia al mercato fino a che non scocca l’ultimo minuto utile per depositare un contratto,  ma ad oggi 16 gennaio sembra essere arrivato l’ennesimo rifiuto da parte di un calciatore a vestire l’azzurro Napoli e  al di là dei motivi che verrranno fuori  in questo caso specifico di Verdi, questa frequente costante meriterebbe pure di essere approfondita e qualcuno al Napoli, in particolare il presidente dovrebbe pure cominciare a chiedersi cosa non funziona nelle trattative di mercato del club azzurro. Di certo non sarà esclusiva responsabilità dei vari Ds che si sono avvicendati a Napoli perché questi rifiuti sono arrivati con chiunque fra Marino, Bigon e ora Giuntoli, quindi è evidente che pur cambiando i fattori il risultato non è cambiato e allora deve esserci qualcos’altro e chissà che non fosse il presidente ad essere il vero problema. In genere i presidenti delegano totalmente i loro direttori sportivi per tutto quanto concerne il mercato, talvolta entrano in gioco solo quando una trattativa si complica al rialzo e quindi vi è bisogno di un ulteriore sforzo per risolverla ma in genere i le trattative del Napoli non si complicano mai, almeno in apparenza, per motivi economici, ma quasi sempre per indecisioni a vario titolo, dalla ritrosia delle compagne dei calciatori alle complicazioni di vivere in una città problematica, dalle lungaggini dei famigerati contratti della Filmauro, ai diritti d’imnagine e al posto fisso in squadra. Insomma tutte cose anche plausibili a determinare la scelta di trasferirsi di un calciatore, ma a parer nostro non determinanti. Nel calcio business l’unica cosa determinante sono i soldi e quando si vuole e si sceglie un calciatore bisogna prenderlo senza se e senza ma, non ci sono scuse che tengano, bisogna non badare a spese, e fare  al calciatore una proposta che non puó rifiutare per vincere tutte le resistenze e le finte ritrosie e in genere solo il denaro può riuscire a risolvere tutti i dubbi. Diversamente fosse per altri motivi a cui stentiamo a credere, non si capirebbe come mai un calciatore andrebbe a giocare in Cina, piuttosto che in America o in Canada rinunciando a giocare in campionati e squadre sicuramente con più appeal dal punto di vista sportivo. E neanche si capirebbe perché un calciatore preferisce di fare la riserva alla Juventus e a Napoli pretende di fare il titolare. Ma in realtà è molto semplice capire, sono solo i soldi a far decidere per l’una o l’altra ipotesi perché più soldi fanno anche accettaredi andare in panchina. In generale è così, poi chiaramente prima che qualcuno obietti, ci sarà pure l’eccezione che conferma la regola come i rari casi di questo genere dimostrerebbero, vedi Hamsik, Totti, e pochi altri che hanno sposato progetti unici, squadre a vita, ma anch’essi alla fin dei conti  lo hanno fatto perché soddisfatti pienamente anche dal punto di vista economico, altrimenti avremmo voluto vedere se gli avessero offerto meno  soldi d’ingaggio di quanto si aspettassero se fossero rimasti. Quindi appurato tutto ciò, magari quando si vuole ingaggiare un calciatore a tutti i costi, si appianino pure quegli aspetti secondari per accoglierlo al meglio ma si decida con grande volontà se prendere o meno un calciatore e fare di tutto per averlo, perché il rifiuto è una malattia contagiosa, e l’immagine societaria qualsiasi siano i motivi dei rifiuti, ne sarà danneggiata, sia  per il presente che per il futuro perché poi saranno in tanti a chiedersi perché si rifiuta il club in cui ogni giocatore al mondo dovrebbe provare a giocare almeno una volta nella vita, perché se lo ha fatto il miglior giocatore di tutti i tempi qualcosa pur significherà, perché giocare a Napoli da emozioni e soddisfazioni che solo pochi club al mondo possono dare, ma resta pur sempre vero che per convincere chiunque vi e solo una lingua da parlare che tutti capiscono e quella lingua si chiama denaro e Maradona non venne a giocare per meno soldi di quanto si aspettasse. Lo sappiamo, è da cinici pensarlo, nel calcio si preferiscono le favole a lieto fine, ma la storia recente ma anche remota di questo sport indica quella del denaro la strada, la chiave per aprire tutte le porte, un  passoartout universale affinchè si possa provare a vincere sia in campo,  che al mercato e in qualsiasi altra disputa con i rivali. In tre parole,  ‘Aurè, cacc’e sord’!

Pippo Trio

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