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Pd, Oddati resta solo: respinto il ricorso. Vertici in silenzio, intanto infuria la corsa al parlamento

di Peppe Papa

Il tribunale civile di Napoli ha respinto la richiesta di sospensione degli esiti del congresso metropolitano del Pd relativo al primo dei due esposti presentati da Nicola Oddati ed altri iscritti. La sentenza dei giudici rinvia al secondo ricorso che riguarda la proclamazione del segretario e degli organismi dirigenti. La notizia, fatto salvo la pubblicazione di una agenzia sull’argomento da parte di alcuni siti online, è passata abbastanza sotto silenzio. Dai vertici regionali e provinciali del partito nessun commento, meno che mai dai compagni di cordata di Oddati: i consiglieri regionali, il governatore – nonostante il goffo tentativo di mostrarsi terzo – gli irriducibili ex figliocci di Bassolino, Cozzolino, Valente, Marciano e il figlio d’arte Leonardo Impegno. Anche loro, come tutti in questo momento, intenti nella bagarre per aggiudicarsi un posto in parlamento e impegnati, una volta andato in frantumi lo schema di gioco, ognuno a far per sé. Così l’ex assessore delle giunte Iervolino, il riferimento di De Luca nel capoluogo, è rimasto solo col cerino in mano e capito l’antifona ha reagito piccato, promettendo di dare battaglia fino in fondo. “Il percorso giudiziario continua – ha scritto sul suo profilo Fb – e sono sicuro che non potrà non riconoscere la fondatezza delle nostre ragioni. Troppo macroscopiche sono state le illegittimità e forzature regolamentari, troppo grave l’ingiustizia perpetrata a danno di migliaia di iscritti, perché non trovi riconoscimento e giustizia anche nelle leggi dello Stato”. Già, ma intanto il mondo va avanti e c’è altro cui pensare. Su questo Luciano Crolla, membro della direzione metropolitana e uno dei leader del Comitato 30 tra i pochi dirigenti disposti a parlare della questione, è stato chiaro. “Non attenderemo l’esito del secondo ricorso, udienza fissata per l’8 marzo – ha affermato tranchant – perché ci sono le elezioni politiche e gli organismi usciti dal congresso devono lavorare a scadenze troppo importanti. Spero che Oddati lo comprenda e con lui i suoi sostenitori. Così come mi è chiaro – ha proseguito lanciando una stoccata ai vertici dell’organizzazione – che chi ha la responsabilità di guidare il partito deve cercare la massima unità possibile, coinvolgendo tutti. Temi e liste forti. Chi vuole passare il suo tempo in Tribunale, in un momento così esiziale, secondo me è fuori dal mondo”. Soprattutto, poi se il 4 marzo rappresenterà, come pensano in molti nel Pd, il vero congresso metropolitano e non solo. Il partito è chiamato a far fronte a sondaggi impietosi che lo danno addirittura in perdita rispetto al mortificante 11%  raccattato alle ultime amministrative e all’esigenza di riprendere la connessione con il suo popolo di riferimento che non trova più risposte ai propri problemi quotidiani e che poco si interessa di lotte di potere intestine e scontri di fazione per contendersi qualche poltrona. Se dovesse confermare le pessime performance degli ultimi tempi, nonostante la candidatura simbolo di Paolo Siani e quella impegnativa a livello d’immagine di Matteo Renzi, allora vorrà dire che sarà necessaria una vera rifondazione, possibile solo con l’effettiva rottamazione di una classe dirigente evidentemente dimostratasi incapace. Anche per questo la corsa al posto in lista si è fatta cruenta e ha azzerato i cartelli che si sono sfidati alla kermesse provinciale. Per molti l’appuntamento serviva a mettere le mani sulle liste anche se la partita alla fine sanno tutti che si gioca nella Capitale, o meglio, da lì arriverà l’ultima parola. D’altronde il segretario nella direzione di ieri al Nazareno è stato chiaro: “Troppa attenzione al destino dei singoli, non tutti gli uscenti torneranno a Roma, un partito non può ripresentarsi sempre con le stesse facce”. Una dichiarazione questa che mantiene in tanti  sulle spine. Nel frattempo “se ne riparlerà tra una settimana”, ha detto ai segretari regionali riuniti per sciogliere i nodi sulle deroghe per chi ha già partecipato a tre legislature, per i consiglieri regionali e gli europarlamentari che aspirano ad un posto alle prossime politiche. La situazione è seria, la posta in gioco è alta e non si può sbagliare. Ed è proprio uno dei pard di Oddati, un agguerritissimo Antonio Marciano a mettere sull’avviso il partito. “Giusto, condivido le parole di Renzi – ha scritto sui social – però adesso bisogna essere conseguenti, soprattutto qui a Napoli e in Campania dove evidenti sono le difficoltà e le insufficienze del nostro partito. Se questa valutazione è condivisa allora la palla ritorna nella responsabilità piena del gruppo dirigente nazionale e soprattutto regionale. Se gli spazi si riducono significa che dobbiamo provare ad allargare la base del consenso e questo lo facciamo se sottraiamo alle componenti locali e nazionali il bilancino delle pesature delle presunte maggioranze, di convenienze individuali e accordicchi. In caso contrario ciascuno sarà libero di fare le proprie valutazioni evitando di concorrere ad un suicidio assistito”. Chiaro? Staremo a vedere cosa accadrà, pochi giorni ancora e sapremo.

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