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Da Carraro a Tavecchio, gli ‘insani’ progetti di De Laurentiis e di altri furbetti del quartierino


Spesso ci chiediamo come è possibile che certi personaggi nel calcio così sui generis possano riscuotere tanto credito e successo nonostante siano così evidenti le magagne, le contraddizioni, le cialtronate, le balle che raccontano ogni qualvolta aprono bocca. Può sembrare un’ossessione la nostra, quella di attaccare il presidente del Napoli e magari lo è pure, ma troviamo davvero incredibilmente frustrante ai limiti del tollerabile che nel calcio debbano aver credito  personaggi del genere che offendono l’intelligenza della gente ogni qualvolta aprono bocca o facciano qualunque cosa. Potremmo fare un elenco lunghissimo delle vagonate di deliri del presidente del Napoli, e non basterebbe sicuramente un articolo, che sciorini le sue visionarie teorie sul calcio. L’italiano medio che De Laurentiis sa tanto rappresentare sia nel suo cinema, attraverso i suoi alter ego attori, che nella vita reale direttamente di persona, e di colui che predica bene e razzola male, ma soprattutto di chi ha la presunzione dei folli visionari convinti, si perché lui è convinto di essere il migliore di tutti, il più furbo, il più in gamba, magari penserà pure di essere un genio, come lo può pensare un tuttologo del nulla assoluto, di quelli  che con la faccia tosta tipica dei cialtroni coatti, che pensa di darla a bere a chiunque e uscirne sempre vincitore. Magari con tanti ci riesce pure perché solletica il coatto che è dentro di loro e in tanti si vorrebbe essere come lui, per cui lo ammirano identificandosi come per riflesso o per puro e basso servilismo funzionale a piccoli interessi personali. L’ultima trovatona  di questo genio romano, che insieme a Lotito e pochi altri furbetti del quartierino, è quella di candidare il buon Tavecchio il cui cognome già sa di antico. Non si è fatto in tempo ha trombarlo dalla Fgci, che in tutta fretta si pensa di metterlo a capo della Lega Calcio. Non è bastata la debacle totale del calcio italiano in Europa e nel mondo e neanche bastano i fallimenti di tanti club di calcio minore,  e non contenti di esserci tolti dalle scatole Tavecchio, principale protagonista di questa mediocrità assoluta del calcio italiano  che senza pudore il pervicace Lotito, seguito dal ‘lungimirante’ De Laurentiis e Cairo pensano di continuare a tirare i fili dell’ex presidente della Fgci. A un certo punto lo stesso Lotito ci ha provato in prima persona  a candidarsi in Fgci, con un mezzo blitz fortunatamente non riuscito,  per continuare un certo tipo di politica che ha già trovato nella nazionale il più totale e mortificante dei fallimenti del calcio italiano. Quanto a De Laurentiis , quando lo si ascolta  sui problemi del calcio, da l’idea di un rivoluzionario, uno di quelli disposti a cambiare tutto, ed espone i suoi concetti anche in modo attraente e convincente perché in teoria avrebbe anche idee interessanti, perché non vi è dubbio che il calcio italiano andasse riformato, rifondato, cambiato radicalmente nelle dinamiche politiche ed industriali, ma non di certo come vorrebbe lui che usa ancora metodi imprenditoriali arcaici e patriarcali con i suoi metodi da ditta individuale. Sono questi  metodi italici da piccola impresa che in tempo di globalizzazione evidenziano il grande divario con nazioni il cui calcio è totalmente di un altro pianeta da tutti i punti di vista. In Europa ancora esistiamo fra le nazioni più importanti solo grazie alla Juventus che è stato l’unico club italiano ad adeguarsi e modernizzarsi alla pari dei più grandi club in Europa e per aver giocato negli ultimi tre anni due finali di Champions League, e masochisticamente in mezza Italia si è preferito non vincesse, gufando il club bianconero ed esultando a favore degli avversari spagnoli sponda Madrid e poi Barcellona solo per il gusto di vederli perdere. Purtroppo l’Italia è questa, un Paese che non fa sistema, dove impera l’individualismo, l’egoismo e del menefreghismo più selvaggio a scapito del bene comune, dove la prima regola non è eccellere tutti insieme, ma ‘fottere’ gli altri con la teoria del tanto peggio tanto meglio e se le cose non dovessero andar bene per se stessi e allora che andasse pure in malora  agli altri. Come possono dei dirigenti di calcio, per certi versi anche nuovi a questo mondo come Cairo, Lotito e De Laurentis proporre ancora un vecchio uomo di apparato, fra quelli nemmeno così importanti e carismatici, uno che ha sempre fatto da ruota di scorta ai vecchi personaggi di potere sll’interno del Palazzo? Uno di quelli, come del resto lo stesso Lotito, che ogni qualvolta si espongono pubblicamente o sorpresi in privato, esprimono tutta l’arretratezza culturale ed etica collezionando gaffes su gaffes di chiara natura discriminatoria. Vi è solo un motivo del perché uno come Tavecchio venga candidato a rappresentare una piccola lobby del calcio, quando non si riesce a far da soli come pure ha tentato di fare Lotito condizionando lo stesso Tavecchio nel suo primo mandato o autocandidandosi a sua volta come ha fatto nelle recenti settimane. Del resto è pure comprensibile che uno come Tavecchio possa essere più disposto a qualsiasi compromesso per meglio accomodare le esigenze dei suoi sostenitori,  pur di rimanere attaccato ad una poltrona nel mondo del calcio che conta. Ed è così che paradossalmente la sua candidatura alla presidenza della Lega, più che quella ormai fallita alla Fgci, diventa anche molto più funzionale in rappresentanza di quei presidenti che vorrebbero che nulla cambiasse nelle logiche, ma solo nelle persone che dovranno gestire il potere, e contemporaneamente non perdere a loro volta posizioni di privilegio conquistate, o persino tramare di soppiantare del tutto il potere della Juventus di Agnelli,  ancora regina e padrona di casa della Serie A come di tutto il calcio italiano. Sicuramente, in questo momento storico del calcio del terzo millennio non funzionano più i monopoli duopoli, diarchie e quant’altro, da chiunque venissero rappresentate, soprattutto da vecchie logiche di potere che quantunque non limpidissime, nel passato hanno portato il calcio italiano ai massimi livelli. Figuriamoci come possa essere utile oggi che con logiche simili, ma neanche tanto ambiziose come quelle di un fulgido passato,  nè dal punto di vista della gloria sportiva e neanche dal punto di vista della competitività economica nei confronti degli altri paesi, ma solo con l’intento di poter spartirsi con maggiori profitti e vantaggi le poche risorse che ancora elargisce il nostro calcio alla pari di quei maggiori club che hanno sempre monopolizzato il potere,  il tutto a scapito dei club minori che versano sempre più sull’orlo del fallimento o costretti alle briciole che le grandi elergiscono con salvagenti o mutualità. Il calcio è uno sport-impresa la cui ragione principale è vincere ed essere competitivi, ed è solo questa unica ragione che lo rende spettacolare, qualitativo e quindi vendibile, non solo al mercato interno, ma anche conquistando nuovi mercati e questo avviene solo se si rende il campionato e le squadre che vi partecipano altamente competitive e per fare questo le risorse andrebbero redistribuite più equamente, non solo a club appartenenti alle maggiori metropoli. In Inghilterra pur essendoci tanti grandi club che competono e fanno incetta di titoli, le risorse vengono distribuite in modo più equo aumentando la competitività ed è così che producono un Leicester vincente e di poter fare in modo che anche club di provincia possano competere ai massimi livelli oltre ad avere tantissimi campionati minori di grande qualità che partecipano insieme alle grandi agli altri trofei nazionali. Ecco perchè quello inglese è diventato il campionato più spettacolare e ricco al mondo, insieme al campionato spagnolo. Inoltre, altrove  le risorse non solo vengono redistribuite meglio ma si obbligano tutti i club ad investire soprattutto nelle strutture, nei centri sportivi, nei settori giovanili e questo oltre a fgar si che aumenti la qualità dei loro campionati, ha migliorato anche le prestazioni e la qualità delle loro nazionali, soprattutto in Spagna, in Germania e in Francia dove si punta tantissimo nei settori giovanili e sul prodotto interno, cosa che accade meno in Inghilterra non tanto perchè non funzionano i settori giovanili, ma perchè nel Regno Unito vi sono tantissimi calciatori appartenenti anche ad altri paesi del regno, tipo il Galles, la Scozia, le due Irlande e chiaramente questo va a scapito delle rispettive nazionali,che in ogni caso restano a buoni livelli.  Tornando ai nostri problemi, qui invece abbiamo presidenti di calcio che della qualità e della competitività sportiva poco importa,addirittura si snobbano i trofei continentali, che come nel caso della Champions, interessano solo per il raggiungimento del bonus di qualificazione, e per il resto accontentarsi di spartirsi i sostanziosi budget dovuti ai diritti televisivi, e perl’appunto alle partecipazioni in Champions pretedendone anche che questi diritti  fossero venduti meglio soprattutto all’estero, scatenado delle vere e proprie aste ilpiù delle volte ovviamente deserte, per un inestistente appeal mediatico internazionale che ne giustificasse la richiesta, ma soprattutto senza fare nulla in termini di investimenti strutturali e tecnici dal poter reclamare più attenzione. In Italia  le richieste economiche in termini di diritti tv si basano quasi solo esclusivamente sul concetto dei tanto relativi quanto opinabili  bacini d’utenza  a scapito di club di provincia e una volta divisa la torta per quote maggiori sempre alle solite, diventa pressochè conseguenziale il grande divario fra grandi, medie e piccole, con relativa decadenza della qualità del campionato dove ormai le grandi le vincono tutte e dove si fanno goleade clamorose al puto che Higuain ha battuto un record secolare facendo quasi 40 gol in un campionato praticamente un gol a partita, e Immobile quest’anno potrebbe replicare kle gesta dell’argentino, pur giocando in una squadra che almeno finora non è in testa al campiuonato come loera invece il Napoli di Higuain. E per realizzare tutta questa mediocrità per un pugno di diritti televisivi in più che si fa?  Si va a cercare tutto quel vecchiume fra dirigenti e uomini di apparati,  ormai inservibili anche per certe logiche conservatrici, visto che ormai di questo calcio italiano attuale c’è ben poco da conservare, e poi sempre con le stesse figure, di quelle che hanno sguazzato per anni e anni nelle stanze di potere e che oggi stanno ancora in piedi solo per alcuni motivi: in primis, perchè non si è fatto nulla per formare  nuovi manager, l’unico dei quali,  a contrastare gli altri il solo volenteroso Damiano Tommasi, ex calciatore, oggi più sindacalista che manager, preferendo i Sibilia se non addirittura ancora l’ultra settantenne Tavecchio che pur di sentirsi ancora importante sarebbe disposto a tutto, quindi di fare pure il burattino di altri, anche perchè senza un suo carisma personale. Carisma però che avrebbe Carraro, più volte tirato in ballo da De Laurentiis che lo riterrebbe ancora il miglior dirigente che si potesse avere nel calcio, malgrado avesse anche lui raggiunto l’età pensionabile. Fortunatamente avendo Carraro presieduto nella sua intensa vita a qualsiasi incarico politico e sportivo,   sembra sicuramente più soddisfatto di Tavecchio della sua carriera personale e ora preferirebbe restarsene fra le quinte, invece che farsi tirare per la giacca da uno come De Laurentiis, che non ha sicuramente lo spessore di dirigenti del passato a cui Carraro faceva riferimento. Infatti, l’ex presidentissimo di qualsiasi settore nello sport, nonchè ex sindaco di Roma, ex ministro, banchiere e dirigente del più grande gruppo bancario italiano a  questo punto della sua importantissima e controversa carriera personale, più che esporsi ancora in prima persona, come peraltro ha sempre fatto sia per se stesso che per per conto di vecchi grandi poteri e sistemi, adesso preferisce starsene in sordina nelle sue stanze dorate, per quello che ancora gli e concesso,  anziché perdere del tutto la dignità già compromessa nell’ultima Calciopoli, per rientrare da protagonista nel grande circo al servizio di personaggi alquanto grossier, come possono essere gli ultimi arrivati. Qualcuno dei quali, tipo De Laurentiis peraltro a sua volta, troppo avanti negli anni per poter fondare sulla teoria che possa essere il ‘nuovo’ e il moderno nel mondo del pallone! Purtroppo però queste sono gli odierni orizzonti del calcio italiano del futuro. Che dire, siamo veramente  messi male….

Pit

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