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Liquidato senza neanche essere avvisato, Laboccetta scrive al Cavaliere: escluso dalle liste senza diritto di parola

di Peppe Papa

Amedeo Laboccetta si offende per non essere stato preso in considerazione dal Cavaliere per uno strapuntino in qualche lista al fine di provare a rimanere attaccato allo scranno parlamentare che era riuscito a strappare per il rotto della cuffia, come primo dei non eletti nel 2013, subentrando al posto di Raffaele Calabrò quattro anni dopo. Un rientro alla Camera dei deputati, inaspettato e decisamente controverso arrivato pochi giorni dopo la sua uscita dal carcere di Regina Coeli dove era stato rinchiuso, insieme al re delle slot machine Francesco Corallo, in seguito ad un’indagine dell’antimafia per presunto riciclaggio in tutto il mondo, dei proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco on-line e sulle video lottery. Storia, tra l’altro, non ancora chiusa. In una lunga lettera inviata a Silvio Berlusconi, il deputato ha chiesto spiegazioni in merito alla sua esclusione e soprattutto il modo con il quale ha ricevuto il benservito. “C’è modo e modo di chiudere un rapporto – ha scritto Laboccetta all’ex premier -. Oggi mi rimane un’amara considerazione: forse il mio impegno, il mio contributo non servono più, forse il mio tempo è scaduto? Se è così, quanto sarebbe stato bello sentirmelo dire da te anziché non essere degnato nemmeno del poco tempo necessario per una simile incombenza”. Sul fatto che il suo tempo sia scaduto non sembra ci siano discussioni, così come il trattamento riservatogli da Berlusconi il quale, già da tempo, aveva dato segnali della sua intenzione di sbarazzarsi del discusso ‘amico’ napoletano. Una constatazione difficile da digerire per Laboccetta che contava di meritare un po’ più di gratitudine.  “Rivendico – ha sottolineato con orgoglio – di aver svolto un ruolo determinante il 14 dicembre del 2010 quando insieme ad un numeroso gruppo di deputati ex finiani evitai la caduta del tuo governo”. Un servizio però che per il capo di Fi non valse più dell’incarico proforma di coordinatore del partito a Napoli e un posto di seconda fascia nelle liste per le politiche, anche in quel caso “senza nessun preavviso”. Il suo posto sicuro assegnato assegnato a Nino Marotta, “che godeva all’epoca, secondo i beni informati, di grandi protezioni”. Insomma, ce ne sarebbe stato abbastanza per capire già da allora che la sua epopea era arrivata al termine. Invece, come racconta lui stesso nella lettera, ha continuato ad illudersi di essere nel cuore del Presidente. “Serbo il ricordo del nostro incontro alla convention di Ischia di settembre quando con poche ma precise parole, mi rassicurasti circa la mia riconferma – ha scritto -. Così come quando salutandomi alla presenza dell’amico senatore De Siano alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa poche settimane addietro, hai lasciato intendere che nulla fosse cambiato”. Ingenuo. O forse disperatamente attaccato ad una possibilità di non essere lasciato a terra. Resta il fatto che da adesso si sentirà un po’ più solo e non è una bella cosa. Non gli resta che sperare nel buon cuore di Silvio, sempre che si ricordi ancora di lui.

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