LE ZIBA RIFLESSIONI Caro foglio bianco…..
Gennaio 29, 2018
Regione, più autonomia per la Campania: sì quasi unanime alla mozione in Consiglio
Gennaio 30, 2018

È Mino Raiola, il profilo di manager adeguato per abbattere le vecchie logiche del calcio italiano

Siamo certi che solo ipotizzare per assurdo, che Mino Raiola potesse essere a capo del calcio italiano ai presidenti di Serie A e tanti addetti ai lavori del mondo del calcio, verrebbe la scarlattina. Invece a nostro avviso, Raiola esprime quanto di meglio ci possa essere fra i manager nel mondo del calcio, uno di quelli da esperienza internazionale, che parlano più lingue, che conoscono a menadito le più disparate realtà di calcio in Europa e al mondo e trattare la materia con grande competenza, produttività e vantaggi economici.  Un uomo che ama il calcio, diversamente non sarebbe possibile che senza avere un passato da professionista in questo sport, possa essere così bravi e lungimirante a individuare fra i calciatori sin dalla giovanissima età, tutto il meglio in fatto di talenti, futuri campioni, attuali top player. Non si conosce un solo calciatore della sua infinita scuderia a non essere contento di essere curato da lui, altri insoddisfatti dei loro manager se lo vanno a cercare e  addirittura fra dirigenti di grandi club gode di una stima insospettata perchè fare affari con lui conviene a tutti, a chi vende, chi compra e chi viene venduto. Oggi a capo della federazione gioco calcio italiano serve proprio uno come lui, un manager moderno che sappia coniugare idee e progetti e saperli guidare. Raiola è sempre stato uno di quei personaggi con le idee chiare sul calcio, può piacere o non piacere per i suoi modi diretti, per il suo aspetto fra lo stravagante alternativo e il buzurro arricchito, ma di certo è un uomo di grande successo nel calcio e la sua carriera di manager di decine e decine  di calciatori non conosce insuccessi. Siamo certi che il suo spiccato decisionismo potesse essere utile alla causa. Ma bisogna adfidarsi e accordargli grande autonomia e oggi con presidenti nel calcio italiano come Lotito, De Laurentiis e altri la vediamo difficile che uno come Raiola potesse imporre la sua visione, infatti il manager Italo olandese  si trova più a suo agio all’estero che non in Italia, troppo conservatrice e legata sempre ai soliti carrozzoni. A nostro avviso chi più di lui saprebbe vendere al meglio il prodotto calcio italiano sia al mercato interno che quello internazionale? E siamo pure certi che prima di vendere alcunché curerebbe in ogni aspetto il prodotto da vendere, per ottenerne il massimo ricavo e siamo certi che troverebbe le riforne giuste per migliorare il calcio italiano a cominciare dall’obbligare a chi fa calcio di riservare parte dei ricavi da investire nelle strutture, nei settori giovanili e a destinare altre risorse al calcio minore dalla B e alla Lega Pro che dalla D ai campionati di prima categoria. Raiola è un manager che pensa solo in grande, chiaramente anche per suo tornaconto personale, ma se riuscisse a migliorare il calcio italiano, meriterebbe tutte le fortune e le ricchezze del caso. Inoltre sarebbe capace di ripartire tutte le risorse economiche più equamente fra i vari soggetti affinché tutti possano competere e vivere dignitosamente e con soddisfazione le proprie realtà calcistiche.  Insomma Raiola ci sembra il personaggio giusto affinché il calcio italiano in tutto il suo movimento possa avere un nuovo Rinascimento e questo può realizzarsi solo con un grande manager che sappia mettere in atto le sue idee senza coinvolgimenti di tipo politico-lobbistiche, ma con il mandato unico, la ‘mission impossible’ di adeguare il calcio italiano alle grandi realtà europee, che Raiola ben conosce nelle dinamiche commerciali e manageriali. Magari ci sbaglieremmo, ma non vediamo altre figure più autorevoli, capaci, dinamiche e decise di Raiola per poter rivoluzionare e riformare il calcio italiano. Di sicuro Raiola non potrebbe ricoprire il ruolo di commissario, molto più istituzionale, quasi da curatore fallimentare, perché quando si arriva alla soluzione del commissariamento significa essere consapevoli di un fallimento in atto e Raiola non ha le caratteristiche di un burocrate in tempo di depressione. Al calcio italiano non serve un amministratore, un curatore fallimentare, serve una guida coraggiosa, competente in materia e che sappia far fruttare il settore, una grande ventata di aria frizzante. Raiola poterebbe essere l’uomo giusto, ma chi potrebbe avere l’autorità per candidarlo? Nessuno, tranne che un nuovo Governo, e siccome anche da questo lato stiamo messi male, non resta che  aspettarsi il solito commissario finché il presidente del Coni Malagò e tutta la parrocchiella dei presidenti non si mettoni d’accordo su un uomo condiviso dai soliti noti e poi ripartire nelle vecchie logiche da cinque, sei, o sette sorelle, e di tutto il resto, chi se ne frega. Questo è un concetto gattopardesco che ha ampiamente fatto capire De Laurentiis ed altri a margine della mancata elezione del presidente della Fgci, ipotizzando una  Serie A autonoma che può benissimo vivere da sola e distaccata dal resto del mondo del calcio, la qual cosa ci fa rabbrividire al solo pensiero. Certo che la Serie A potrà vivere anche da sola, che scoperta, manom in ottica futura perchè la Serie A  non esisterebbe senza il resto del calcio italiano, De Laurentiis si occupi di cinema, il calcio è un’altra storia, che non gli appartiene, malgrado la fortuna del principiante che in tutti i giochi regala sempre i suoi favori, ma alla lunga se si resta principianti e si fonda sempre tutto sulla buona stella si finisce per soccombere di brutto.

Pippo Trio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *