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Il genio di Berlusconi, Renzi l’erede per un’Italia finalmente nella post-modernità

di Peppe Papa

Berlusconi è un genio, giù il cappello. A 81 anni suonati sta dimostrando di essere un fuoriclasse della politica, quella che tutti davano per morta nel nostro Paese, ma che lui pratica, non tanto per le promesse che va sciorinando in questa campagna elettorale – sempre le stesse da oltre un ventennio – bensì per il senso della visione. E mentre in molti, specie a sinistra, continuano a recitare il solito rosario di insulti ricordando i suoi problemi con la giustizia, il bunga-bunga, Ruby, le Olgettine e via elencando, lui abilmente è andato ad occupare uno spazio politico strategico contro la deriva populista montante, assicurandosi un ambito di manovra fondamentale in chiave post 4 marzo. Per prima cosa, senza mezzi termini, ha assunto come principale nemico il M5S così come all’epoca della sua discesa in campo fece con i comunisti, “contro cui bisogna opporre un argine”, chiamando alla mobilitazione gli italiani. Nella fattispecie il voto della borghesia di affari allergica alla sinistra che lo ha sempre sostenuto, il ceto medio ‘irriflessivo’, il vastissimo pubblico di consumatori delle sue televisioni, il popolo minuto dei mercati rionali, delle file alle poste, dei tartassati dalle tasse, dalla bieca burocrazia e dalla giustizia “ingiusta”. Milioni di consensi a rischio di essere inglobati nell’indistinto coacervo della protesta pentastellata, o in quella dei suoi momentanei compagni di viaggio della Lega e di Fdi. Ai quali, nonostante le rassicurazioni, ha già fatto capire – a meno di una clamorosa quanto improbabile vittoria schiacciante della coalizione alle urne – di non essere interessato al prosieguo dell’avventura in loro compagnia. A questo proposito ha evitato in tutti i modi di presenziare a manifestazioni unitarie, firmare patetici contratti “anti inciucio”, aderire a parole d’ordine contro l’Ue, la legge Fornero, l’immigrazione a prescindere e i trattati commerciali internazionali. Nel frattempo ha dichiarato, in questo d’accordo con Matteo Renzi, che in caso di impossibilità a formare un nuovo governo, l’unica soluzione sarà quella di ritornare al voto con la stessa legge elettorale che c’è. La qual cosa vuol dire che Gentiloni, per altro pubblicamente molto apprezzato, potrà continuare col suo governo fino a data da destinarsi che sarà il Presidente Mattarella a stabilire. Intanto, in attesa che il declino dei 5 Stelle innescato proprio dalla agognata e mancata loro affermazione elettorale faccia il suo corso, ci si possa sedere al tavolo dei “responsabili” con il Pd dell’ex premier (che ha sempre considerato come il suo vero erede naturale) liberatosi definitivamente della zavorra comunista della vecchia “ditta” e, nel rispetto delle parti, costruire le condizioni per condurre finalmente l’Italia, anche se con grave ritardo, nella post modernità. Piaccia, o no.

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