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Elezioni: vincerà la pancia o il buon senso? L’Italia sul ciglio del baratro

di Peppe Papa

Chiusa la giostra, la campagna elettorale si consegna agli archivi, da domenica si farà sul serio. Agli italiani tutti è demandata la possibilità di scegliere  tra un salto nel buio, come  auspicato da autorevoli commentatori e direttori di giornale (“tanto peggio di così”, sic!) affidandosi alle sirene populiste, oppure decidere di non rischiare preferendo l’usato sicuro. Scendere, insomma, dall’ottovolante delle promesse irrealizzabili sparate a tutto spiano dai partiti in lizza, e ritornare con i piedi sulla terra. Che non sarà certo il massimo, ma in particolari momenti, e questo è uno di quelli, bisogna sapersi accontentare. Avere una base solida su cui poggiare i piedi e ricominciare a camminare: il futuro non aspetta. Il senso della sfida che andrà in scena domenica è tutto qui, su questo sono chiamati ad esprimersi gli elettori e il risultato, in un caso o nell’altro, segnerà il destino del Paese. Vincerà la pancia, o il buon senso? Gli schieramenti in campo hanno dato il massimo nel cercare di raccattare voti in una kermesse che sarà ricordata nella storia come la peggiore in termini di volgarità e violenze non solo verbali, povera di contenuti e incerta negli esiti. Da una parte M5S, Lega, Fdi, le forze politiche che hanno fatto della semplificazione e disintermediazione la cifra del proprio linguaggio per parlare al popolino e al ceto medio ‘irriflessivo’ sensibile alle loro parole d’ordine. Dall’altra, quel che resta dei moderati di cui Berlusconi sta cercando di fare il pieno  per sedersi al tavolo post elezioni da protagonista, il Pd e il suo “governo dei fatti” che spera di riconfermarsi per non precipitare nell’incubo di una dolorosa rifondazione, oltre un po’ di forze sparse a sinistra e al centro che sperano di entrare in parlamento e che, in tutti i casi, non rappresentano un pericolo in chiave deriva democratica. I pentastellati, ossessionati dalla necessità del loro marketing politico di procedere a strappi istituzionali originali, hanno già presentato la propria squadra di ministri dando l’impressione a tutti di avere la vittoria in tasca. Anche se poi questo significherebbe potersi trovare, ad esempio, alla guida di un ministero fondamentale come il Viminale, invece di Minniti che ha gestito con perizia riconosciuta da tutti la complicata partita degli sbarchi dei migranti, una semisconosciuta criminologa nota ai più per la presenza in qualcuno dei talk show che vanno per la maggiore. Oppure all’Economia, un giovane brillante professore universitario di belle promesse al posto dello scaltro Pier Carlo Padoan che lascia in  eredità autorevolezza internazionale e un Pil a +4%. Sorvolando poi sugli altri dicasteri come la Difesa, dove è stata proposta l’assessore ai gemellaggi della provincia di Velletri, o quello dell’Istruzione consegnato a un dirigente scolastico, sindacalista e contrario senza se e senza ma alla riforma della scuola che, con tutte le sue contraddizioni, ha assicurato il posto fisso a oltre 100mila insegnanti precari e creato le condizioni per un successivo step di sviluppo. Per quel che riguarda la Lega, Salvini fa finta di ragionare da premier dando per scontato che quanto meno il suo partito si piazzerà primo davanti a Fi nella coalizione di centrodestra. Cosa che per lui sarebbe tutto grasso che cola, in termini di forza contrattuale nei confronti degli avversari a prescindere da M5S, o Pd che tanto fa lo stesso. Ma il Cavaliere, come abbiamo visto, non si è risparmiato nel fare in modo che ciò non accada se non altro per i suoi affari i quali, e questo è noto, non hanno nessun interesse  a essere risucchiati in un avventura radicale dalle prospettive vacue e “foriera di guai”. Resta il nodo astensione, mai come questa volta prevista ampia tanto da rappresentare in astratto “il primo partito nazionale”, il vero ago della bilancia nell’incanalare i destini dell’Italia in una direzione piuttosto che in un’altra. E’ questa la vera anima del Paese, la famosa maggioranza silenziosa che segue la televisione ma non ne è attratta per diffidenza, che né tanto meno si fida dei parolai che vendono elisir di lunga vita, attenta anche ai minimi segnali di efficienza della P.A. , sa dare valore  alle piccole conquiste sociali, è solidale e pragmatica fino alla noia. Saranno loro, probabilmente, a decidere il destino della nostra comunità, una grande responsabilità cui nessuno potrà sottrarsi. Lo stop al Luna Park serve anche a questo, spegnere le luci e fermarsi a ragionare. Ammesso di esserne capaci. Ma questo è un altro discorso.

1 Comment

  1. Foodmania ha detto:

    Come si può votare Salvini che si è alleato col berlusca? Impossibile! Ricorda molto la vecchia lega bossiana che alla fine non è riuscita a combinare nulla mentre il berlusca rovinava l”Italia nei suoi quasi 20 anni di mal governo, bagordi, festini, escort (ossia mignotte), compravendita di parlamentari (ance qui mignottaggio di parlamentari), mandando appunto tutto il Paese a puttane. E” una riflessione freudiana del carattere primario del berlusca: il mignottaggio. E non cambierà mai. E adesso l”Italia è più che mai a puttane. Darlo in mano al berlusca e/o amici del berlusca significa dare il colpo di grazia all”Italia. Certo le altre parti non danno una visione migliore del destino del nostro povero Paese. Senza una vera reazione popolare il Paese è destinato al baratro, non ci saranno votazioni che tengono e che possano salvargli l”anima. Sono forse stato politicamente incorretto, ma basta anche col politicamente corretto, tanto bandito dai politicanti che alla fine si divertono a giocare col culo degli altri oops mi scuso, anche qui son caduto nel politicamente incorretto. Che viziaccio. buy

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