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di Peppe Papa

Passata la sbornia degli sciamani populisti, bisognerà ricominciare a fare sul serio. Riprendere in mano l’agenda degli appuntamenti politici continentali determinanti per il futuro del nostro Paese, come il dibattito sul Bilancio comunitario, la politica di coesione, il previsto rialzo dei tassi d’interesse preoccupante ai fini del nostro debito pubblico monstre. Insomma, serviranno intelligenze e competenze per cercare di stare al passo con il nuovo mondo che corre veloce e non aspetta nessuno. Matteo Renzi non ha altra scelta allora che giocare fino in fondo la sua partita politica partendo proprio da questo presupposto. Vale a dire percorrere, senza più remore, la strada dall’affrancamento dai vecchi paradigmi del secolo scorso e dare vita finalmente al partito, cosiddetto, della Nazione, rassemblement di tutte le anime riformiste e produttive dell’Italia che guarda oltre confine. E’ vero, ha già preso troppe batoste e ha ridotto il Pd ai minimi storici, ma è altrettanto innegabile che continua ad essere “l’unico leader di rilievo del partito” – parole di Massimo Cacciari a Sky Tg24 – praticamente senza alternative, salvo qualche vecchio ‘trombone’ che per una poltrona sarebbe disposto a trattare pure col diavolo. Pertanto ha blindato la sua posizione, resta segretario fino alla costituzione del prossimo governo, ammesso che questo accada, nel frattempo ha dettato la linea: “staremo dove siamo stati relegati dal popolo, all’opposizione”, non si discute. Chi vorrà schierarsi contro lo dica nelle sedi deputate, la direzione di lunedì prossimo, o quando sarà il momento al congresso. Ci sono cose molto più importanti di cui occuparsi adesso, tipo in che maniera essere attrattivi per quel voto di consenso personale di cui ancora gode Berlusconi e che lo stesso sarebbe disposto a cedere, oppure creare le condizioni per arruolare energie nuove che abbiano idee e visione transnazionale. C’è chi come l’ex Ministro, Carlo Calenda ha deciso di iscriversi al Pd pur provenendo da una storia culturale totalmente agli antipodi di quella di ispirazione dem, oppure il giovane dirigente del partito campano, Luciano Crolla il quale, sul suo profilo Fb, ha interpretato sinteticamente e con convinzione la prospettiva da seguire tracciata dal segretario: “Il mio bipolarismo resta Europa e progresso vs populismo e chiusura”. Non c’è altra strada per la ‘remuntada’ che ampliare lo spazio vitale di manovra, tra l’altro a portata di mano per la congiuntura storica mondiale, e alzare l’asticella della competizione. Dove l’improvvisazione non è di casa e contano sempre le qualità dell’elite.

1 Comment

  1. genovabene ha detto:

    Questa è in assoluto la peggior campagna elettorale mai vista, senza timore di smentita. Una campagna elettorale priva di idee e di contenuti come dimostra essere questo paese, in cui l”aggressività e la ferocia covano sotto le ceneri dell”indifferenza. Le generazioni che hanno rimesso insieme i cocci del dopo guerra, forse pare un paradosso, ma avevano più forza, voglia di sognare e di riprendere a vivere di quanto non sia adesso. Le macerie morali e civili portano a un egoismo fanatico e a uno scoppio improvviso dei neuroni in scatti d”ira verso il vicino, il diverso, chi è accanto nel quotidiano. Nell”analizzare la situazione probabilmente ci andrebbero al manicomio anche le menti più illustri della sociologia. Provi un insegnante a spiegare ai pargoli il valore della lealtà e dell”onestà in un mondo dove, se i semi sbocciano, sarebbero dei gran disadattati. Ci sta che all”apertura delle urne, non ci sia nessuna maggioranza di governo possibile (anche quella che ogni goeverno si faccia la propria legge elettorale come spinta per un sistema presidenziale ricavato dalle urne ha del paradossale) ma ci sta anche che varie forze politiche, vari venditori di fumo con interessi di rendita in mille campi, trovino più conveniente allearsi che proporre idee di società diverse. Le convergenze qui, sono sempre parallele. cercare di vivere a testa alta è un po” più difficile.

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