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La Roma ai quarti di Champions evidenzia le ‘scelte’ sbagliate del Napoli


Finalmente, era ora che l’Italia piazzasse due squadre nella fase finale di Champions, a dispetto di quanto ne pensino gli amanti del tifo contro, in Italia non possiamo che esserne contenti, al di là di fazioni campanilistiche, odio atavico e quant’altro. Il calcio italiano dopo aver toccato il picco storico più basso con l’eliminazione della nazionale ai mondiali, aveva bisogno di nuovo entusiasmo, almeno in Europa, nel torneo più prestigioso al mondo, quella Champions che una volta ci vedeva grandi protagonisti fino all’ultima vittoria dell’Inter di Mourinho che per ironia della sorte ieri sera abbandona la Champions per mano delll’italiano e napoletano Vincenzino Montella. Il calcio sa narrare storie incredibili, perché nessuno avrebbe mai creduto che un allenatore da poco esonerato da un mediocre Milan possa andare in Spagna e riprendersi la panchina e la ribalta delle cronache sovvertendo ogni pronostico nei confronti di uno dei più grandi allenatori della storia del calcio e contro il club più seguito al mondo, insieme al Real Madrid. Tutto questo con il suo piccolo grande Siviglia e insieme a Bacca anch’egli caduto in disgrazia non appena un anno fa nel Milan dello stesso Montella. Che storie! Il calcio leva e il calcio regala. Ma non finisce qui, perché ieri sera il calcio italiano ha fatto squillare un’altra tromba, quella di Eugenio Di Francesco, allievo del più grande Maestro di calcio di sempre al secolo Sdeneck  Zeman, pure cristalleria di Boemia. Di Francesco saputosi imporre in uno degli spogliatoi e delle piazze più difficili del panorama calcistico italiano e dopo essere stato ‘resuscitato’ da un ingenuo Napoli che si compiace oltremodo allo specchio deformato del suo allenatore, ed è così che Di Francesco va a stravincere non solo contro il Napoli da di la paga a Sarri,  ma anche con il Toro di Mazzarri, fino a chiudere il trittico e la settimana  perfetta conquistando i quarti di finale della Champions League e regalare nuova popolarità e una manciata di milioni extra al suo presidente americano ultimamente in rotta di collisione con il nevrotico mondo delle radio romane.  Giampiero Boniperti, indimenticato ex presidente/generale della Juventus nel secolo scorso, uno di quelli che si è inventato lo stile Juve soleva spesso dire che “nel calcio non è importante vincere, ma è l’unica cosa che conta”. La sua Juventus infatti vinceva quanto e più di questa attuale, questione di mentalità. Dispiace citare proprio uno juventino, ma  non si può fare a meno di pensare che avesse totalmente ragione come poi ha potuto dimostrare lui stesso vincendo tantissimo alla Juventus sia da calciatore che da dirigente, anche se però in Europa, pur disputando decine di finali, la sua Juventus ha raccolto ad oggi troppo poco rispetto alle partecipazioni. Tornando all’attualita, non si può non essere contenti di questo inaspettato exploit italiano all’estero, perché da Montella a Di Francesco e dopo Allegri speriamo che almeno anche Inzaghi e la Lazio possano ribaltare il risultato di andata. Chiaramente sarà più difficile per il Milan, anche se nel calcio e con gente grintosa come Gattuso, tutto sarebbe possibile. Incrociamo le dita,  almeno quelli come noi che tengono a cuore tutto il calcio italiano affinché  non retroceda ulteriormente nei confronti delle rivali europee e soprattutto nel ranking,  e poi anche perché queste fasi finali nella vecchia Europa  possano regalarci emozioni a raffica e perché no prestigio e gloria, da tempo sopita da una politica distruttiva del nostro prodotto interno lordo calcistico. Soprattutto a Napoli dovremmo riflettere su questo nuovo corso europeo dei club italiani perché se a detta di tutti, seppur esagerando, la squadra azzurra è quella che produce il miglior calcio in Europa e aver trascurato la massima competizione continentale e anche quella di poco inferiore ed è per questo che  l’eutanasia sportiva della squadra di Sarri fa gridare allo scandalo. Non esiste allenatore al mondo che quasi volutamente rinuncia a giocare la Champions, l’Europa League e persino una comodissima Coppa Italia per inseguire il traguardo più lungo e difficile di tutti, quel campionato italiano pieno di trappole, umori, sudditanze arbitrali. Insomma tentare di scalare 40 lunghissime tappe fra quattro stagioni infarcite di pressioni, polemiche interne ed esterne, discriminazioni territoriali e quant’altro rinunciando colpevolmente a cuor leggere al prestigio e ai soldi dell’Unione Europea del calcio è stato quanto più di masochisistico e perdente si possa fare nel calcio. Il Napoli per rosa, per mentalità, per struttura e organizzazione del club oggi sarebbe stata più favorita a vincere poche partite nei tornei di coppa che lo scudetto in Italia, dove al contrario domina da sempre la più attrezzata Juventus, assoluta padrona di casa del calcio italiano, sicuramente  più abituata a gestire un torneo così lungo e confortevole per le sue caratteristiche, e guarda caso quella fra le grandi italiane ad aver vinto meno in Europa. Piaccia o non piaccia ma che in Champions sia andata avanti la Roma che è a distanza siderale dal Napoli in campionato e non gli azzurri, non può che far aumentare il rimpianto per aver voluto quasi volontariamente abbandonare la scena europea, dove siamo ragionevolmente certi il Napoli ne sarebbe uscito protagonista ancor più della stessa Roma e per ironia della sorte danneggiato lo stesso De Laurentiis e i suoi obiettovi economici. Immaginatevi gli incassi e lo spettacolo al San Paolo per altri due turni di Champions, e chissà dove si poteva arrivare. Immaginatevi pure l’entusiasmo di lottare su tutti i fronti dove vincere abituava a vincere  e suggellare con qualche titolo la discutibile teoria di quello che chiamano seppure in modo blasfemo,  il più bel calcio europeo. Magari non sarebbe stato vero, ma sicuramente con qualche titolo la tesi avrebbe avuto più credibilità, più forza e soddisfazione. Ora non resta che il campionato e la solita Juventus che a questo punto della stagione fa rosicare tutti noi per il suo incedere vincente senza nemmeno sforzarsi più di tanto. Tanta fatica per niente? Eh no, a questo punto Sarri e la squadra dopo tante scelte sbagliate in Europa in ottica campionato, e dopo aver perso la leadership  non potranno più fallire lo scontro diretto contro la rivale diretta, altrimenti checchè ne piagnucolano Sarri e i suoi fanatici fans fra giornalisti opinionisti e tifosi, il fallimento sportivo sarà totale, ma per fortuna non il fallimento economico perché in un modo o in un altro De Laurentiis avrà comunque vinto lo scudetto preferito quello del bilancio, anche se continuando in Europa avrebbe potuto  mettere ancora più soldi in saccoccia. La vita insegna che non si può mai ottenere tutto, la botte piena e la moglie ubriaca, ma non bisogna nemmeno sprecare, perché poi la punizione divina sarà anche più cocente e in tal caso non vorremmo essere nei panni impettiti di De Laurentiis e nemmeno nella tuta sudaticcia di Sarri.

Pippo Trio

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