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“Non mollo”: Renzi, tra il Pd e il suo nuovo Movimento, prepara il dopoguerra

di Peppe Papa

“Non mollo”.  Con queste due semplici parole Matteo Renzi ha messo in fibrillazione il sistema politico italiano confermando, se mai ce ne fosse stato bisogno, la sua assoluta leadership non solo sul centro sinistra italiano, o almeno quel che ne resta, ma  anche sulla pletora dei suoi oppositori che non sanno che pesci prendere per provare a dare un governo al Paese. Il Pd, ago della bilancia di qualsiasi futura maggioranza parlamentare, ha verificato che non può prescindere da lui e che i notabili del partito disposti  trattare per una intesa di governo, quale che sia con i 5 Stelle, devono per il momento rassegnarsi a mordere il freno. In caso contrario sancirebbero definitivamente una ennesima spaccatura e la fine stessa dei democrat come li abbiamo finora conosciuti. Che è esattamente quello che si augura succeda il segretario dimissionario e che sta alla base dell’io “non mollo”. E’ innegabile che una parte del Pd propenda per una intesa con i grillini e gli appelli di questi, a partire da Di Maio, ne certificano l’urgenza, così come è innegabile la determinazione dell’ex segretario a sottrarsi al vagheggiato “senso di responsabilità istituzionale” che ha prodotto finora solo disastri per il centro sinistra. Pur se ormai più capo di niente e da “semplice senatore della Toscana” ha fornito le coordinate dell’azione politica da perseguire. “Nessuna intesa con M5S , tanto meno con la Lega di Salvini”, provino loro a governare l’Italia così come hanno promesso in campagna elettorale. E il partito, minoranza compresa, si è accodato. Il vice Martina a rappresentare la continuità, per il resto se ne riparlerà, eventualmente, all’assemblea di aprile. Anche se i giochi sembrano fatti. Renzi ha il solo problema di mantenere per sé il brand Pd, in caso contrario, ed è la soluzione più probabile, darà vita al suo partito della “Nazione”, o come lo si vuole chiamare, capace di mettere insieme le forze sane del Paese che, tra riformismo e tradizione, proverà a stare al passo con i tempi della globalizzazione. Meglio, dunque, che il partito si sfaldi, compia la sua parabola  distruttiva e si consegni definitivamente al nuovo secolo, Che  vuol dire: diritti, doveri, sviluppo, equità e partecipazione. Categorie del fare e del pensiero, mai più inflazionate come in questo periodo, che rappresentano il futuro: serve saperle rappresentare. Appunto. Quindi va bene che siano altri, come in questa fase, a farsi carico della guida del Paese, soprattutto se ciò serve a fare chiarezza su chi sono  i detentori del nuovo che avanza. Qualcuno nel Pd pensa di farne parte? Bene, si comporti  di conseguenza, anche se ciò dovesse significare mettere una  pietra tombale su un progetto politico mai nato. Tutto grasso che cola per Matteo che, senza più ostacoli concettuali né di appartenenza, potrebbe dare vita al suo movimento. Il quale, per prendere corpo, non potrà prescindere, sia chiaro, dalla conquista del voto di quello zoccolo duro di elettori che credono in Berlusconi sempre e comunque. I segnali da parte del Cavaliere non sono mancati, Renato Brunetta, capogruppo uscente di deputati di Forza Italia, l’altro giorno ospite  di ‘Circo Massimo’ a Radio Capital, non si è fatto scrupolo nell’alzare il pollice ad una ipotesi futura di Partito della Nazione. “Penso che si possa fare – ha detto – ma avendo come perno il centro destra. Come Renzi aveva aperto le porte a Fi e a parte del centro destra, così noi possiamo aprire le porte a lui”. Si tratterebbe, secondo Brunetta, di dare una presidenza al Pd nell’ottica di un eventuale appoggio esterno. Difficile che accada, come abbiamo visto. Più verosimile, invece, che i nuovi ‘padroni’ del vapore vadano a sbattere e che ci sarà bisogno di ricostruire come in un nuovo dopoguerra.

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