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Napoli: lo scudetto non si era vinto a ottobre, non si perde a marzo, ma basta presunzione, siamo in Italia non in Olanda!

Purtroppo ancora una volta il calcio con i suoi impietosi e silenti verdetti del campo ribalta le convinzioni,  gli scenari in sole due settimane dopo un discreto e lungo dominio del Napoli, ed ora i suoi verdetti momentanei dispensano importanti lezioni di vita e di comportamento a tutto l’ambiente del calcio.  A cominciare dai giornalisti sedicenti opinionisti che nonostante vedano campionati e migliaia di partite da decenni ancora cadono sempre negli stessi errori di valutazione per  troppa fretta di giudicare e fare i fenomeni del ‘Io lo avevo detto’, dovendosi poi puntualmente rimangiare di stagione in stagione se non ad ogni settimana le parole dette in precedenza. Fra questi giornalisti o commentatori di calcio ci sono gli irriducibili, i depositari della verita assoluta, i più ottusi di tutti che pur di non rivedere le proprie posizioni, ancora perseverano a dire stupidaggini pur essendo stati smentiti dal campo,  sbandierando patetici alibi quando le cose non si mettono per il meglio. La loro partita virtuale, il loro personalissimo fantacalcio non si gioca in campo ma tutti i giorni strepitando in radio, in tv, sui social bacchettando a destra e a manca chiunque non fosse allineato alle loro mistificazioni dei fatti.  Quest’amara realtà spesso vale anche per i veri protagonisti, quelli che invece le partite se le giocano per davvero, e anche qui come si può evincere dall’evolversi degli eventi, troviamo allenatori come Allegri, più realisti del re che quando comunicano ai media si affidano alla lucida, semplice concretezza del ‘vinca il migliore’  e poi ci sono tipi come Sacchi, con i suoi seguaci alla Pistocchi che vorrebbero imporre un modello di stile di gioco unico, non riconoscendo la validità di altri stili.  Sarri, purtroppo è uno di quelli che seguono la scuola di pensiero di Sacchi, praticamente ormai una setta, e spesso accade che invece di concentrare al massimo le proprie energie e capacità, quando poi le cose vanno male si distrae in infiniti e stucchevoli lamenti, conferenze pecorecce, il piu delle volte beandosi del giudizio unanime ma fasullo dei suoi adulatori senza capire che ‘quando il diavolo ti accarezza ti prende l’anima’  e se non vinci i complimenti e le chiacchiere se le porta via il vento come le occasioni sfumate.  Nella vita di tutti i giorni, nelle professioni e quindi anche nel calcio, la prima cosa che conta è il rispetto, l’umiltà, la mancanza di presunzione e chiaramente la capacità a qualsiasi livello, sia dal punto di vista dell’organizzazione, che della cultura sportiva,  e ovviamente della maggiore qualità sia in campo, che fuori dal campo, oltre che in tutte le dinamiche che gravitano intorno all’obiettivo per cui si è in competizione, quindi capacità di fare mercato e di investire bene le proprie risorse, eccetera eccetera. Purtroppo a Napoli si è creduto di far tabula rasa degli avversari pensando che bastasse esclusivamente un allenatore monocorde e una squadra di soliti noti, costruita negli anni dai predecessori di Sarri che avevano già fatto benino di loro, salvo poi accorgersi, quando in difficoltà, che forse manca ancora tantissimo per poter competere davvero per certi obiettivi,  molto di più di quanto la classifica e l’andamento del campionato non dimostri, visto che sono pochi i punti di distacco dalla Juventus. Però non è neanche possibile cadere puntualmente nell’errore che si scopra il valore e la potenza della Juventus solo quando ti supera in classifica, forse che prima dormivano tutti sugli allori?  Altro errore madornale, quello di rinunciare a giocarsi tutte le proprie chance anche in altre competizioni, credendo di preservarsi efficacemente e unicamente per il solo campionato. Ebbene anche qui si è creduto male, perchè come spesso accade a chi perde la possibilità di confrontarsi con altri grandi club, non partecipando più a partite importanti ed allenanti poi si finisce per appiattirsi nella routine, deprimersi per essere stati sbattuti fuori e puntualmente pagare dazio anche nell’unica competizione a disposizione. Non sarà un caso che le più grandi in Europa sono tutte quelle che partecipano alle fase finali della Champions. Non sarà un caso che Milan ed Inter abituate storicamente a frequentare quei palcoscenici da quando ne sono fuori versano in una crisi profonda.  Proprio l’Inter che tutti credevamo in ricrescita e prima in classifica nello scorso autunno, non appena è uscita dalla Coppa Italia in malo modo è andata in caduta libera con un ritardo in classifica enorme. Non sarà un caso nemmeno per il Napoli che da quando ha rinunciato a tutte le altre competizioni fino alle incoerenti partite con il Lipsia in Europa League e malgrado avesse più tempo per allenarsi come piace al suo tecnico, produce il minimo storico in fatto di punti in campionato: solo un punto in due partite, mentre invece quabdo frequentava le coppe inanellava una vittoria dietro l’altra. Quindi, appurate mancanze e presunzioni varie, ora però non si cada nell’errore contrario nell’ultima competizione che resta, perchè così come non era finita ad ottobre, e non lo era a gennaio con il virtuale titolo di campioni d’inverno, non sarà finita nemmeno a Pasqua, dove per’altro le sorprese sono di prammatica, ma finirà solo quando il campo e la matematica stabilirà l’epilogo di questo lungo e appassionante duello Juventus Napoli, e mancano ancora la bellezza di 10 partite. Se invece nell’immediato futuro, al posto della  stupida esaltazione di qualche settimana primadella Roma  si cadrà nel pessimismo atavico, nel vittimismo più deleterio, consolandosi di accusare la Juventus ladrona, gli  arbitri, il sistema, fatturati, squadre che si scansano con gli avversari, chi gioca prima o dopo e allora possiamo pure abbandonare tutto, consegnare agli avversari lo scudetto e riparliamone come sempre il prossimo anno stessa spiaggia stesso mare. Anche perchè pure il prossimo anno, se fosse intrapreso sempre con questi atteggiamenti e retropensieri sicuramente non sarà diverso dal precedente e di tutti gli altri ancora fino al secolo scorso a ritroso. Quello che non si vuol capire è che in campo non ci vanno le opinioni, nè quelle a favore nè quelle avverse, non ci vanno le mod, e perchè nel calcio contano i gol, i punti, non le sfilate di bellezza, chi sostiene il contrario sarà buono per il marketing o il markketting – a buon intenditori poche parole – non di certo per vincere sul campo, e neanche ci vanno  i bilanci e i fatturati sul rettangolo verde, anche se contino tantissimo nella globalità di un pogetto vincente. Eppure l’esperienza dovrebbe far capire che ogni anno si verifica che un Leicester, un Atletico Madrid, un semplice Siviglia battano dei  top club con fatturati dieci volte superiori o che un Monaco o anche la Roma quest’anno  vada avanti in Champions e magari non vi riescono gli sceicchi dello sfavillante Psg. Sicuramente in campo però ci vanno allenatori e giocatori, e contano soprattutto quelli che hanno una certa mentalità, ambizione, quelli che puntano sempre a vincere, ma in campo ci vanno anche quelli che puntano al cosidetto concetto opinabile del bel gioco, e si trastullano con i complimenti, ed è questo che spesso fa la differenza fra gli uni e gli altri, quindi fra chi va per competere  in qualsiasi disputa anche nella partitella di allenamento mentre quelli che vanno sulle passerelle a sfilare, che rinunciano a competere in tornei troppo usuranti per potersi mantenere freschi e belli e far si che una volta a settimana la palla giri a meraviglia, restano solo i complimenti, tanto fumo e niente arrosto. Adesso sarebbe il caso di azzerare tutte le chiacchiere fatte dall’estate ad oggi e godersi quel che resta di questa sfida bellissima e ancora fugacemente aperta, senza inutili e oziose polemiche fra varie correnti di pensiero, ma se si dovesse perdere appunto l’attimo fuggente per  solite presunzioni dei protagonisti, lamenti ad ogni cavillo, vittimismi e arrampicamenti sugli specchi e allora vorrà dire che difficilmente poi si sarà sul pezzo qualora gli avversari a loro volta dovessero pagare pegno in un momento di calo fisiologico.  Intal caso, sprecata ancora l’ultimissima occasione significherà che bsarà meglio abbandonare ogni speranza e contare sugli improbabili miracoli di San Gennaro, che di sicuro si spenderà per cause meno frivole e più importanti, che per far cazzeggiare noi tutti di pallone finanche scomodando i santi.

Pippo Trio

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