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Fico ‘a piedi’. E i ‘sinistri’ insorgono

 

di Peppe Papa

Mentre a qualche chilometro di distanza da Roma si decidono le esorti dell’Europa e del nostro Paese, non c’è niente di meglio che preoccuparsi del nuovo presidente della Camera, Roberto Fico che si dirige in parlamento a piedi e con i mezzi pubblici. Sui social si è scatenata la bagarre, il dibattito si è infervorato in un attimo, soprattutto tra gli utenti della cosiddetta fascia liberal. “Propaganda a scapito della collettività” è stato il commento più gettonato; “una vergogna, un’atto irresponsabile”, secondo i più accesi. Sta di fatto che a sinistra, in mancanza di argomenti e empatia con il reale, la reazione alla pesante sconfitta elettorale sia come un demone maligno esorcizzato con i soliti riti e chiacchiere ‘en passant’ per mostrare senza equivoci la propria diversità.

Sempre la stesa storia

Una noia mortale ed ipocrita. Quando Renzi viaggiava in bicicletta, ad esempio, tutti a lodarne la capacità di trasmettere normalità, “cittadino tra i cittadini”, nonostante la carica politico-amministrativa ricoperta. E, ovviamente, tutti zitti su qualche volo di Stato dello stesso, non proprio ‘comandato’, perché si sa che “la sicurezza per il capo del governo è prioritaria”. Certo, nessuno avrebbe preteso un atteggiamento diverso, fa parte delle prerogative di chi è investito del potere anche sulla nostre vite, nessuno scandalo. Come non fa scandalo, appunto, Fico, terza carica dello Stato che decide di vivere il suo personale mainstream e andarsene per i fatti suoi con bus e metro, fino a quando le esigenze di sicurezza lo permetteranno. Ci sono altre cose di cui occuparsi, in verità, delle quali la sinistra, o meglio i ‘sinistri’  – verrebbe voglia di chiamarli – dovrebbero prestare attenzione e che riguarda il loro rapporto con l’opinione pubblica, pressoché zero. Partiti, espressioni civiche,  movimenti, invece di polemizzare sulle ‘scorte’ che storicamente hanno rappresentato niente rispetto agli attentati che si “dovevano fare”, avrebbero dovuto riconoscere il fallimento cui non sanno porre rimedio.  Va bene così, evidentemente, quel che conta è se il neo presidente della Camera va in bicicletta, usa i mezzi pubblici, ha una laurea adeguata al ruolo, oppure è uno sfigato reduce da un call center. “Io sono il marchese del Grillo, voi chi cazzo siete?”.

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