La balena bianconera è ferita, il Napoli ne approfitti, attenzione però ai colpi di coda!
aprile 11, 2018
CITTA’ METROPOLITANA “Napolicentrismo” Pd, i consiglieri si ribellano: stiamo con De Magistris
aprile 12, 2018

LE ZIBA RIFLESSIONI Il suicidio di Giada nell’epoca della ‘condivisione’ digitale

Roberto Ziba Martucci

 

Le parole hanno il loro peso, lo sa bene chi scrive. Le parole possono ferire e fare del male o farti diventare un eroe. Messe bene e ad arte possono far divertire o suonare magicamente sulle note di una canzone. In rima fanno innamorare, piangere o anche riflettere. In questo preciso istante ho deciso di scriverle non a cazzo perché così mi va e siccome sono un uomo libero, preferisco, direttore permettendo, di prendermi tutte le libertà che voglio. Oggi la parola più adoperata è il verbo “condividere” la proponiamo ovunque e dappertutto cerchiamo di farla valere come tale. Religione e pilastro di Facebook, condividere è il verbo più usato per diffondere notizie e qualsiasi altra cosa. Questo spezzare il pane del conoscere e del sapere e dell’informare e dividerlo ai suoi discepoli spesso inorridisce quando si cerca di usare il mezzo tecnologico per fini poco legali o per pura perversione.

Ma la rete si sa è anche questo e la parte oscura d’internet è terrificante. Nonostante questa mania diabolica di dividere il tutto si cede nella realtà poco o nulla con chi è indigente, niente con chi cerca un lavoro o prova a essere felice. Fondamentalmente è quindi una condivisione solo virtuale, basata su un fattore spesso estetico e vanesio che mostra al prossimo qualsiasi parte della nostra vita. Spesso diventa una gara a chi si diverte di più e tende viceversa a chiudersi verso le cose reali importanti o solidali. Per esempio, non si condivide nulla con lo straniero che cerca aiuto, si divide poco anche con chi ha bisogno di sostegni economici e oggi anche di cure sanitarie. Tuttavia nella esaltazione della rete volano parole dolci, mondi paradisiaci e vite da invidiare, ma anche crudeltà senza freno e opinioni distribuite come carte da gioco a un tavolo dove spesso si bara senza vergogna.

La condivisione è moda e come tale ha le sue regole, per questo non si condivide quello che si vuole, ma si propone spesso una spartizione di tendenza che impone i propri concetti e le leggi diventando quindi poco libere ed esponendo tutto il loro lato antidemocratico. Questo baratto di opinioni, quindi, perde il suo senso reale non è una libertà, ma è una gabbia senza via d’uscita. Chiusi nelle nostre condivisioni alla amatriciana soffochiamo i nostri veri bisogni mettendo in scena sulla rete la giostra dell’ovvio che giorno dopo giorno abbatte la comunicazione vera. Siamo incapaci di esprimere il malcontento o i veri bisogni e cadiamo nelle chiusure di un mezzo di comunicazione che ci vuole muti ma, espressivi ed esalta il finto perbenismo in una piazza virtuale che si perde e si dimentica nel giro di pochi secondi.

Soli e coi nostri segreti non sappiamo più esprimere l’insofferente e tratteniamo dentro tutto, perché i veri canali d’ascolto sono spesso “intasati” dalle inutilità. Non è stato possibile condividere nulla, se non il dramma, per Giada la 26enne che l’altro giorno si è lasciata cadere dal tetto della facoltà di Scienze Naturali dell’Università Federico II di Monte Sant’Angelo. Dopo aver annunciato a parenti e amici che in quelle interminabili ventiquattrore avrebbe conseguito la laurea, aveva omesso la verità perché non era riuscita a sostenere il numero di esami necessari. Un gesto estremo fatto forse per paura di non essere capita o per timore di mostrare la parte più debole vista spesso come il difetto peggiore in una società pronta a mangiarti vivo al minimo segno di fragilità. Bisognerebbe spesso accettare l’onore della sconfitta, ma non credo che Giada, come tanti altri, abbia realmente fatto tale gesto per questo motivo e tanto meno ha creduto di deludere le attese di amici e parenti. Sono convinto che spesso l’esasperazione arrivi in un momento della vita particolare e ci chiede sempre una scelta. Pretendere aiuto in questo preciso momento forse avrebbe potuto essere la soluzione per la ventiseienne, condividere i suoi sentimenti e le vere paure, ma forse non l’avrebbe salvata lo stesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *