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Governo, si scongela l’asse M5S-Pd: in campo l’ipotesi Giovannini

Il Presidente si è preso altre 48 ore di tempo per decidere. Fallito il tentativo della Casellati di mettere insieme M5S e centrodestra, si affaccia una nuova strada che riguarda la prospettiva di capire gli ‘umori’ a sinistra. Un incarico esplorativo a Di Maio per sondare la disponibilità del Pd e l’individuazione di un “nome terzo” capace di mettere insieme pentastellati e democratici: l’ex presidente dell’Istat sarebbe perfetto. Il problema sarebbe convincere Renzi

di Peppe Papa

Mattarella si è preso altre 48 ore per decide il da farsi, mentre tra le segreterie dei partiti il dialogo tra le diplomazie, al di là degli scontri accesi che riempono le cronache politiche di giornali, talk show e social, va avanti incessante in cerca di una soluzione. Il Presidente aspetta un segnale per poter formulare un’ipotesi di via d’uscita e dare un governo al Paese, alla luce del sostanziale fallimento del mandato esplorativo affidato alla Casellati di sondare una possibile intesa M5S-Centrodestra. Su cui ha messo una pietra tombale Silvio Berlusconi che ai Cinquestelle farebbe “pulire solo i cessi a Mediaset” suscitando l’imbarazzo di Salvini che non sa più che pesci prendere e con la consapevolezza di non poter mollare il Cavaliere, almeno non adesso.

Le inquietudini di Mattarella

Al Quirinale, dunque, si aspettano qualche buona notizia sull’altro fronte, vale a dire un accordo in zona Cesarini, dei pentastellati con il Pd. E pare che qualche novità sia giunta dal Nazareno, Con tutte le cautele caso, ovviamente.

Il retroscena di DIRE

“In ambienti parlamentari, nelle ultime ore – fa sapere l’agenzia di stampa DIRE – si considera l’ipotesi che Mattarella stia valutando di affidare a Di Maio il secondo mandato esplorativo per consentirgli di verificare se c’è la possibilità di un accordo con i democratici”. Il quale al momento, per la verità, appare una chimera, una specie di miraggio nel deserto. Ma tant’è. La cosa, a detta di DIRE, ha una sua logica serrata e anche un nome terzo che sia di garanzia ad entrambi i contraenti. Si tratta di Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat, Ministro dell’esecutivo Letta, fondatore dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) con la quale ha collaborato strettamente con il governo Gentiloni e per niente demonizzatore dei grillini.

La candidatura possibile

“Una candidatura che potrebbe decollare, ragionano al Pd – ricostruisce l’agenzia – se Luigi Di Maio si convincesse a fare un passo indietro”. Che sarebbe, poi la prima richiesta fatta dai democrat e sulla quale si potrebbe aprire il cantiere. L’unico problema e non di poco conto è l’assoluta contrarietà di Renzi che non ha nessuna voglia di essere coinvolto in un’operazione politica senza alcun orizzonte strategico, il quale ha dato già appuntamento a tutti alla Leopolda ad ottobre per delineare la linea del Pd, o di qualche altro partito, vedremo, nel frattempo “il governo fatelo voi se siete capaci”. E al diavolo il senso di responsabilità istituzionale che da trent’anni ammorba il dibattito a sinistra, con relative sconfitte alle urne, di cui oggi lui è indicato come il solo responsabile. Non c’è verso. L’unico modo per uscire dall’impasse sarebbe quello di far fuori, metaforicamente si intende, l’ex segretario. Impresa ardua, a meno che qualcuno non decida di rompere l’argine e sfidare Matteo, che sarebbe come una sorta di omicidio perfetto. Pd a brandelli. E non sarebbe una cosa positiva per la democrazia in Italia. Ma siamo sotto il cielo, tutto può succedere, anche che i ‘barbari’ conquistino il palazzo. A quel punto, si salvi chi può.

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