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Napoli, cronaca di una resa annunciata, mascherata dai soliti alibi…

Malgrado i racconti falsati di giornalisti faziosi, la verità è sempre stata sotto gli occhi di tutti, ma si preferisce nasconderla dietro gli errori arbitrali che pur ci sono stati…

… Ci diranno che adesso è facile dirlo, qualcuno magari attaccandosi banalmente alla scaramanzia ci accuserà di aver portato male, e chissà che a portare male non fossero stati loro che ogni anno predicono scudetti che puntualmente non arrivano. Ci diranno di aver remato contro, destabilizzato con le nostre frequenti e puntualissime critiche che però non vanno in campo insieme a Sarri. Altri pensando di offenderci pesantemente come spesso è avvenuto tenteranno  di attaccarci addosso l’etichetta di filo juventini, ma noi non abbiamo nulla contro chi tifa per altre squadre, ne hanno tutto il diritto. Noi  possiamo solo dimostrare a differenza di chi sale e scende dai carri che non lo abbiamo mai fatto nemmeno quando il Napoli andasse a mille e  non solo quest’anno, ma addirittura nel corso di tutta la gestione De Laurentiis, malgrado i buonissimi risultati ottenuti in campionato negli ultimi tre anni,  perché  non mai abbiamo creduto che il Napoli dell’era De Laurentiis potesse vincere concretamente lo scudetto. Avremmo auspicato vivamente di sbagliarci, ma talvolta duramente e talvolta con il cuore (azzurro) in mano, abbiamo sempre cercato di avvertire i nostri interlocutori o dovunque ci capitava di interagire, che fra gli obiettivi del Napoli intesa come società nella figura del suo presidente, non avesse mai pianificato nelle strategie del club, l’eventualità di vincere il tricolore. Siamo stati facili profeti e in modo impopolare abbiamo preferito non alimentare i sogni di nessuno semplicemente perchè in questi anni di gestione Filmauro, di giornalisti, sedicenti opinionsiti e addetti ai lavori ce ne erano fin troppi di quelli che magnificavano il bel gioco illudendo i tifosi con favole miracolistiche sul conto sia di Sarri, che di De Laurentiis. Era invece facile capire  non già per le chiarissime esternazioni del presidente, che fra i suoi obiettivi primari non era contemplata la vittoria dello scudetto tanto agognato dai tifosi sognanti e quasi snobbato dal presidente in quanto non ci ha mai visto fonte di guadagno, semmai solo una rogna per il suo stile di amministrazione economica del club.  Forse in vita sua non è mai stato appassionato di calcio  calcio, di conseguenza non sarà mai stato nemmeno tifoso del Napoli, probabilmente per appartenenza lo sarà stato più della Roma o forse della Lazio. Del resto bisogna dire molto onestamente, che il cineasta non ha mai nascosto che lo scudetto non gli gli sarebbero interessato più di tanto,  e ciclicamente lo ha ripetuto più volte, nonostante il suo Napoli fosse ogni anno nella griglia delle possibili contendenti e negli ultimi anni addirittura in poule position non lo abbiamo mai visto coinvolto più di tanto, facendo sempre mancare nei momenti clou della stagione il suo apporto, sia nel mercato estivo che in quello di gennaio, non mettendo a segno quei colpi che avrebbero finalmente reso la squadra completa e attrezzata, dimostrando di voler sul serio contendere lo scudetto a chi ormai da sette anni lo ha ipotecato, e quando il Napoli si è trovato al punto di poterselo giocare per davvero, Adl ha persino fatto mancare la sua presenza alle partite più importanti della squadra a Torino e Firenze, scomparendo in un silenzio assordante, cosa assai insolita visti i suoi frequentissimi, logorroici interventi mediatici. Sono troppi gli indizi, anzi le prove che De Laurentiis non avesse mai puntato al massimo titolo italiano, ha ritenuto sempre più importante la qualificazione ai gironi Champions che non vincere il titolo tricolore, da lui coloritamente aggettivato “un’inutile volgarità” che se viene bene, ma se non arriva è meglio. Sembrerebbe assurdo che un presidente di una squadra di calcio con tutte le possibilità tecniche ed economiche di poter vincere , così come ha dimostrato il Napoli negli ultimi sei anni,  non ambisca al massimo traguardo, e invece è proprio così. Il progetto di De Laurentiis prevede da sempre come unico e tassativo obbiettivo sportivo quello della qualificazione alla Champions e l’accesso ai soldi elargiti dai vari passaggi in questa competizione a cui tiene molto per ovvie ragioni, e sicuramente la mancata qualificazione del Napoli agli ottavi dovrà essere stata una delle prime incomprensioni con Sarri.  Chiaramente se il Napoli avesse vinto qualche titolo come Coppa Italia o ancora meglio l’Europa League,  senza che la società dovesse svenarsi, chiaramente sarebbe stato ben accetto, ma sul discorso scudetto crediamo che De Laurentiis seppure in modo silente e passivo in cuor suo tifava contro una tale ipotesi, che lo esporrebbe  troppo economicamente in quanto dopo uno scudetto si complicherebbero tutte le sue pianificazioni, che prevederebbero aspettative sempre crescenti dei tifosi, la mancata cessione a plusvalenza di qualche gioello e di dover andare a ritrattare con tutti gli eventuali campioni d’Italia rinnovi contrattuali al rialzo. De Laurentiis è uno molto attento e spartano riguardo all’economia della sua società e non si lascia prendere la mano da voli pindarici, ma preferisce incassare pochi maledetti e subito, anzichè investire tanto per vincere in attesa che il fatturato aumenti beneficiando del maggior prestigio acquisito e rinnovato appeal sponsoristico. Lui ritiene che sia meglio l’uovo oggi che la gallina domani, preferisce l’incasso sicuro della Champions, della plusvalenza, del risparmio sugli ingaggi, investendo molto volentieri anche importanti cifre su giovani in prospettiva,  piuttosto che spendere un patrimonio per top player, che non considera nemmeno a scadenza di contratto, perchè non accetta l’idea di pagare per un ingaggio netto più di 3,5/4 mln a stagione. Sono questi i motivi principali per cui a Napoli sotto questa gestione fin troppo oculata di De Laurentiis difficilmente si vedranno scudetti, top player e quant’altro, magari se qualcuno all’interno della squadra si conclamasse top player, come è accaduto con Lavezzi, Cavani e Higuain, piuttosto che trattenerli si farà di tutto per cederli con la comoda formula della clausola risolutiva che salva il presidente dall’impopolarità causata dalla cessione in quanto la responsabilità ricade unicamente sul calciatore che deve garantire lui stesso il pagamento della clusola e quindi accettare che qualcuno gliela finanzi e se lo porti via. Un bel modo quello della clausola per lavarsene le mani e allo stesso tempo, incassare cifre iperboliche, tanto la colpa sarà sempre del calciatore che è voluto andar via e nessuno potrà mai imputargli nulla. Detto del presidente, ma chiaramente non è mai l’unico responsabile ogni qualvolta si fallisca l’obiettivo sportivo,  ma lo è pure degli allenatori che si sono succeduti, i quali, in sede di contratto ne assecondavano le logiche, salvo scaricarle a loro volta sul presidente reo di anon averli aaccontentati nelle richieste di mercato finendo per puntare i piedi ad ognio fine stagione. E’ un discorso lunghissimo e complesso, ma resta il fatto che questo Napoli è una società che non vuole vincere perchè non gli conviene, lo prova anche tutta questa confusione e incomprensione su progetti, intenti diversi fra le parti e quant’altro, alla fine chiaramente quello che ne deriva è la resa dell armi di un tecnico ormai rassegnato con il contratto colpevolmente in bilico,  e dei calciatori anch’essi resi impotenti e disinnescati da una situazione societaria in alcun modo protettiva e rassicurante Tutto questo è già successo nell’anno del secondo posto di Mazzarri, che a fine stagione lasciarono il tecnico e Cavani e prima ancora Lavezzi. E’ successo nel primo anno di Benitez a rifondazione dello spagnolo appena iniziata con un titolo vinto, un terzo posto e tante belle prospettive che abortirono fin già nel mercato estivo, quando De Laurentiis non acquistò nessuno prima del preliminare e nemmeno in ottica campionato, finendo per demotivare del tutto Benitez e la squadra che persero persino la qualificazione in Champions dell’anno successivo fino a chiudere precocemente il rapporto con il tecnico spagnolo ormai rassegnato e colpevoplmente sfiduciato da De Laurentiis e i suoi accoliti fra stampa e tifosi sin da inizio stagione e malgrado la vittoria in Supercoppa con la Juventus e una semifinale di Europa League. Arriva Sarri, migliorano le prestazioni in campionato del Napoli,  meno nelle coppe europee, si rivalutano le quotazioni dei titolari e scendono quelle delle riserve, rendendo incompatibili ancora una volta i progetti fra presidente e tecnico perchè il primo preferirebbe un cammino nelle coppe più ambizioso in modo che tutti gli elementi della rosa potessero essere protagonisti della prestigioda vetrina europea e quindi rivalutati, mentre il tecnico e la squadra titolare istituiscono il patto dello scudetto che non prevederebbe la dispersione di energie ritenute inutili per le coppe privilegiando il campionato e gettarre il cuore oltre l’ostacolo solo per quella competizione. Strategia poi rivelatisi nefasta, perchè il Napoli dopo lo splendido campionato fatto, sarà proprio dopo l’esclusione, prima dalla champions, poi dalla Coppa Italia e infine perdendo con un abbordabilissimo Lipsia in EL che non riuscirà più ad essere brillante e dominante come nei primi due terzi della stagione, finendo sulle gambe e svuotati nella testa grazie anche alla tenacia  la forza della Juventus parimenti in difficoltà di ossigeno ma chiaramente più forte, abituata a queste situazioni  e se proprio non ci riuscite ad escluderlo, anche aiutatain fatto di errori arbitrali sospetti. Fatto sta che a frittata fatta, quindi a campionato quasi compromesso  che ricompare De Laurentiis sulla scena e dà la mazzata finale al progetto di tecnico e calciatori con delle paradossali critiche, allo stesso tempo tardive, perchè magari avrebbe potuto farle in privato al tecnico molto prima e magari accordarsi a gennaio sulla prosecuzione del progetto comune recuperando il rapporto , e precoci, perchè arrivate quando il campionato ancora offriva qualche chance di rimonta, quasi definitivamente abortita nel post conferenza di De Laurentiis. Ci scusiamo per i concetti espressi in modo probabilmente anche contorto, ma è questo club ad essere alquanto contorto nelle sue logiche, così in contrasto fra protagonisti del campo e quelle del suo massimo dirigente. Però una cosa è chiarissima, il progetto  e le aspettative economiche di De Laurentiis hanno successo e vanno avanti, quelle sportive di tecnico, calciatori e tifosi, vengono puntualmente deluse. Intanto qualcuno fra gli irriducibili giornalisti faziosi, ha già rispolverato il solito motto, “anche quest’anno, vinceremo il prossimo anno”. Magari prima o poi, come al solito anche per sbaglio, ci prenderanno! Lo speriamo di cuore per tutti i napoletani nel mondo, ma con questo presidente la vediamo durissima, non resta che accontentarsi di partecipare, del bel gioco e degli effimeri record frantumati da la Maestro di campagna Maurizio Sarri idolo della folla.

Pippo Trio

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