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E’ Salvini il komandante, Europa preoccupata: ma è possibile un nuovo “miracolo italiano”

di Peppe Papa

Di Di Maio si sono perse le tracce, forse deve ancora smaltire la gioia di avercela fatta partendo da zero senza né arte né parte, mentre di Di Battista non si hanno più notizie da quando ha messo piede sull’aereo che lo ha portato in America. Beppe Grillo, intanto, opportunamente tace perché neanche lui si aspettava un botto così dopo appena dieci anni della geniale intuizione del “Vaffa”, così come la Casaleggio e Associati che si guarda bene dal non disturbare troppo, avendo chiaro il percorso che porta agli “affari” e che si  aprirà un momento dopo passata l’euforia della conquista del potere. Chi invece non si fa scrupoli e non ha dubbi, è Matteo Salvini che procede come una “ruspa”. Ha conquistato la scena politica nazionale e non solo, è lui il vero Komandante dell’armata Brancaleone che si è insediata a Palazzo Chigi.

Perennemente in televisione, radio, giornali, agenzie, social network discetta su tutto l’impianto programmatico del nuovo esecutivo dall’Economia alla Difesa, dagli Interni – che è la sua competenza principale –  agli Esteri, non c’è cosa di cui non parli anche a costo di incappare in qualche gaffe clamorosa. Come quella che la Tunisia importerebbe nel nostro Paese in “suoi delinquenti”  e che ha provocato un incidente diplomatico serio con lo Stato magrebino il quale ha preteso le scuse attraverso il nostro ambasciatore in loco, ovviamente subito arrivate. Al momento, dunque, è il leader della Lega a dettare la linea sempre più di destra e sovranista del governo appena insediato e che ha scelto i suoi alleati in Europa sull’asse Visegard-Mosca. Altro che centrodestra, altro che Berlusconi, Meloni e compagnia cantando. Matteo sta giocando la sua partita della vita, ha ambizioni smisurate e la follia per perseguirle anche a costo di sfidare il buon senso. E’ visionario, si immagina a capo di un Movimento europeo di destra nazionalista capace di governare la Ue per i prossimi venti anni e, per come si stanno mettendo le cose, l’idea non è bizzarra, la difficoltà del fronte liberale-riformista, in realtà mai nato,  di ripensarsi ne è la riprova.

Il campo è libero e ai popoli che chiedono pane verranno offerte brioche finché dura, sicurezza anche se ciò comporterà qualche restrizione delle libertà personali. Un film già visto, speriamo sia “la farsa di una storia passata” che non lasci macerie. Intanto all’orizzonte non si intravedono argini alla marea montante. Una situazione come quella italiana non aiuta francesi, tedeschi e loro addentellati, a tenere la barra dritta verso l’inevitabile approdo ad una vera Federazione politica europea, uno Stato dalle dimensioni continentali in grado di reggere la sfida della globalizzazione che procede spedita.

Ci sarebbe bisogno di uno scatto di reni e la volontà dei principali players, Merkel e Macron, per invertire la tendenza alla dissoluzione del progetto SUE, ma anche loro in patria hanno parecchi grattacapi da risolvere. Di sicuro, in questo quadro, è cambiata la prospettiva di qualsiasi formazione che aspiri a proporsi sul mercato politico che non può non avere come faro l’Europa, la terra promessa per il futuro delle prossime generazioni.

Chissà che il ‘miracolo’ non possa avvenire proprio in Italia, paese fondatore della Ue, settima potenza economica mondiale, fondamentale membro della Nato, dove la gauche si è definitivamente dissolta, i democratici sono prossimi al coma e i moderati ridotti a ectoplasma sballottati da una parte all’altra tra Fi e i gruppuscoli centristi che resistono stoicamente. Lo spazio c’è, ampio, per lanciare una proposta politica transnazionale aperta al mondo e impegnata nella riforma democratica di un sistema che ha fatto il suo tempo, ma che non ha smarrito le coordinate del pensiero illuminista, motore principale del progresso dell’umanità da qualsiasi punto di vista la si voglia vedere. C’è solo da capire chi possa farsi carico di una tale incombenza. Fate voi i nomi, se ce sono.

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