“ESTATE BAMBINA”: a Napoli 400 eventi di musica e spettacolo
luglio 5, 2018
Tifosi napoletani fatevene una ragione, il Napoli è di De Laurentiis, mica è vostro?
luglio 5, 2018

LA RUBRICA #stoazzeccato Salvini, Di Maio e l’R5 che non passa

#stoazzeccato

di Gennaro Prisco

Attesa. Folla alla fermata del Corso Novara. Caldo tosto di un pomeriggio d’estate senza vacanza. Bestemmie e bestiame contro il sindaco, contro Dio, contro l’autista che verrà, che come l’anno di Dalla non si vede venire mai.

Da questo punto d’osservazione non sai più che giorno è,  in quale città vivi, in che Paese sei

Mi sento un extracomunitario, cioè un non europeo. Che faccio vado in Africa? Prima che qualche leghista mi indichi la strada? Prima che qualche fascista pentastellato mi accusi di essere un pessimo cittadino?

Ma, a me, questa storia che qualcuno venga prima degli altri mi sembra una cosa da ufficio postale, da ambulatorio medico, da mercato, da parcheggio, da lei non sa chi sono io in questa Italia che per liberarsi del bambino ( Renzi ) ha buttato via l’acqua non ancora sporca

Siamo fatti così, dicono alcuni amici miei, siamo un popolo dalla dignità porosa e diamo sempre la colpa a qualcun altro dei nostri errori, delle nostre solitudini, delle nostre incorporate furbizie. La Grande Stazione di TreniItalia è a pochi metri da questa fermata che trasuda. Ed è un confine che si attraversa senza passaporto e senza sicurezza. Vomita  viaggiatori e stanziali, emigranti e immigrati, venditori di calzini, taxisti assatanati, uomini e donne manager, trolley e zaini e parole, un fiume di parole al cellulare e tanti tanti, ma proprio tanti selfie per dire: eccomi, ci sono. Parole dette, scritte in un linguaggio così povero e così stroppiato che poi uno capisce perché non ci capiamo e ci facciamo ogni tipo di stupefacente e ci martelliamo il fegato con l’alcol.

Tra chi attente l’autobus che prima o poi arriverà, tra  persone scassate in quantità industriale, aspetto in compagnia di un insolito silente Filippo

Dalle loro facce, dai loro occhi, dalla loro postura capisci che ognuno ha in testa preoccupazioni e pensieri  aggressivi. Vogliono tornare a casa, hanno da fare in uno dei Municipi a nord di Napoli o in uno dei comuni, corona di spina di una metropoli che è in sold out alberghiero, che dà a mangiare i pizzaioli, i pasticcieri, i cuochi, i cameriere, i lavapiatti, i presepiali, le guide turistiche e tutte le professioni che girono intorno all’ospitalità.

E noi napoletani a simpatia ci sappiamo fare

Siamo allegri, fraterni, a disposizione. Peccato che non sia proprio così. Perché poi ce ne fottiamo della pulizia, degli spazi pubblici, di ciò che accade fuori dal centro storico, lontano da lungomare liberato per fare spazio a sagre, concerti ed eventi che se ci finisci dentro poi sono cazzi per uscirne.

A me è capitato al Pizza Festival. Sapevo ch’era in quei giorni, non sapevo che quello era il giorno dell’inaugurazione e quindi, con i miei parenti lussemburghesi, venuti in vacanza a Napoli, decidemmo di fare una passeggiata per la città  per poi fermarci a fare due chiacchiere seduti ad un tavolo di uno dei caffè sul lungomare.

Tutto andava bene, l’atmosfera familiare, il mare e la folla. Poi decidemmo di andare verso Mergellina e la quiete si trasformò in tempesta.

Un valico di palco e di vigilanza privata. Controlli alle borse e dritti dentro il caos delle pizzerie prese d’assalto. Via, via di qui, soffochiamo. Sì, soffoco io e mie parenti lusssemburghesi. A fatica riusciamo ad attraversare ed ad infilarci nella Villa comunale. Buche, degrado, sporcizia. Via, via di qui. Usciamo su via Chiaia, un mare di macchine ferme. Clacson impazziti e via, via di qui verso San Pasquale a Chiaia e poi via Beneduce e poi i Quartieri Spagnoli ostaggio delle due ruote, un saluto ai parenti lussemburghesi e via, via di qui. Giù per via Toledo, un immondezzaio. Via,  via di qui fino a quando non faccio la cosa più giusta da fare. E’ passata pure la mezzanotte da un po’. Chiamo un taxi. Venti euro e sono a casa.

Mai più, mai più

Quasi quasi viene fuori il dubbio: non è che a noi il caos piace, l’autogoverno ci attizza e campare alla giornata è una di quelle emozioni perverse alle quali non si può rinunciare?

  • Dottò vi porto a Sorrento per duecento euro –
  • Non devo andare a Sorrento, devo andare a San Pietro a Patierno
  • Io vado solo a Sorrento
  • Che la madonna vi accompagni, ma soprattutto accompagni i malcapitati

Così sono giunto al Corso Novara, così sono fermo qui con il sole in testa e mi sento sconsolato nell’attesa dell’R5. Che infine arriva e si riempie come un uovo sodo e puzza d’uovo sodo

Sono entrato per ultimo e finisco schiacciato su una porta lercia. L’autista non si scompone, lavora indifferente, per il salario e se i passeggeri inveiscono lui li fa sparire. Sì, li fa sparire tutti mentre attraversa San Giovanniello dove è nato Enrico Caruso, il tenore più tenore di tutti che addolciva i raggi del sole sulla fronte. E’ nato qui ed un murales lo ricorda. Ah la street art, che meraviglia, senza questi artisti addio Caruso, addio Rom a Ponticelli, addio a Maradona, addio a Pianura, addio a San Gennaro, addio alla bellezza.

Capodichino, si sale, si va in collina e non si va in villeggiatura, si va verso l’inferno urbano, incontro alla follia delle relazioni malavitose, da Vela a Vela, passando per il Metrò dell’arte e per il Monterosa, il quartiere che fu operaio e che oggi non si sa bene cos’è.

Filippo che è con me, schiacciato anche lui sulla porta rompe il silenzio

E dato che   pensa e parla incurante della situazione, come al solito, si lancia in una sua analisi #azzeccata che vi sintetizzo: il sindaco non è buono ed io l’ho votato, Il governatore non sta bene con la testa ed io l’ho votato, i Cinque Stelle sono diventati leghisti ed io li ho votati. Sono proprio uno stronzo. Ma che altro potevo fare se a Destra c’era Berlusconi che proprio non posso votare, tanto lo ritengo responsabile, a lui ed ai socialisti, della mercificazione delle emozioni. Sì, quasi urla: cosa ci dicevano, te lo ricordi? Noi siamo la modernità, noi siamo il Made in Italy, noi siamo i costruttori, noi siamo quelli di Canale 5. E noi ci siamo cascati. I soldi giravano come la cocaina e poi si comprava oggi e a piselli paghiamo. Quanti soldi abbiamo sprecato per il lifting, per goderci la vita, pensando che la ricetta magica fosse l’eterna giovinezza e meno tasse per tutti. Per tutti. Anche per noi che siamo in questo pullman disperati, arrabbiati e senza un euro in tasca.  Capisci? Capisci? E’ sempre la stessa Italia vecchia e rancorosa che decide per tutti, L’Italia egoista, delle comodità che mai e poi mai viaggerebbe in queste condizioni disumane. Hanno vinto anche adesso e con gli stessi cavalli di battaglia: onestà e vengo anch’io, non tu no. No, tu no e quei pochi figli che nascono non sanno che pesci prendere per diventare adulti, perché l’Italia degli anni ottanta non è mai finita. Ciò che non c’è più è il boom economico, il miracolo italiano, la volontà di un popolo di migliorare le proprie qualità, di darsi una strategia di Paese, di occupare nel mondo il posto che spetta a chi ha scritto nella propria Costituzione che  ripudia la guerra. La nostra generazione è stata o inglobata negli affari di famiglia o è stata sottomessa dalle stragi nere, dallo stragismo mafioso, dalle Brigate rosse, da una corruzione espansiva e dalla scientifica e criminale diffusione dell’eroina come arma micidiale per spegnere ogni speranza di cambiamento. L’Italia dell’epoca aveva bisogno di distrazione, di varietà, di corpi nudi e canzonette. Lo stesso vale oggi. E se prima i nemici erano in casa, oggi sono stranieri.

Lo interrompo: Filippo, io ho votato il Pd. Ho provato a convincerti …

E lui: – Io no. Non potevo. Non perché fossero peggiori degli altri. Anzi, spesso e volentieri la sinistra di questo Paese ci ha tirato fuori dai guai. Una sinistra che con Renzi, semplicemente non c’era più nonostante gli 80 euro, il reddito d’inclusione, la quattordicesima ai pensionati sotto quota diecimila, più diritti e conti in ordine. Nonostante fossimo europeisti e accoglienti. Nonostante sul piano della sicurezza non abbiamo avuto attacchi terroristici e tante altre cose. Chissà, forse se il candidato fosse stato Gentiloni .

No, Filippo, non arrampicarti sugli specchi: hai sbagliato e adesso tieniti Salvini

  • “Perché che tenete da dire su Salvini? Perché dice che vengono prima gli italiani? Ma statevi zitti che ci fa male la testa, se volete chiacchierare, scendete”.  E’ un la, uno scoppio d’ira collettivo contro di me e il povero Filippo, che pensa, parla ma ha una gran fifa.

Scendiamo vicino al manicomio, due fermate prima dalla nostra. Filippo è scosso. Io rido. Allora, Filippo, sconsolato: – Hai sentito? Stanno con Salvini.

Siamo passati dal logaritmo al ritmo dei tamburi e all’indifferenza dell’autista della R5.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *