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De Laurentiis parla, parla, parla… e il tifoso paga, paga, paga, però mai una gioia!

De Laurentiis fra i presidenti di calcio è unico, anche se questo in parte dovrebbe essere una qualità, d’altra parte spesso la fa diventare una negatività. Il suo modo di intendere il calcio è del tutto personale, crede che questo sport così coinvolgente, appassionante, emozionale possa essere trattato con la cinica freddezza di un semplice commerciante che compra e rivende merce. I calciatori non sono merci come le altre, quantunque avessero  tutte le caratteristiche commerciali di un qualsiasi prodotto, con la differenza che non sono oggetti e nemmeno immobili, sono uomini, prima ancora ragazzi, spesso nemmeno tanto colti  e preparati al destino sportivo e di economico verso iil quale sono indirizzati. Il calcio stesso è un’industria che fonda soprattutto sulle vittorie sportive e di conseguenza sulla crescita sia del fatturato che del club stesso, ma viene sempre prima il successo sportivo che quello economico, anche se president il come De Laurentiis preferiscono il guadagno sicuro rischiando pochissimo accontentandosi della spartizione delle risorse quali i diritti televisivi e la partecipazione alla Champions investendo solo la metà degli incassi per poter formare una squadra  affinché poter restare sempre nel giro che conta che li consente sempre di poter guadagnare tanti con il minimo sforzo. Altra fonte di guadagno De Laurentiis la persegue con il mercato a cui r si rivolge non tanto per accaparrarsi il top player di turno, quello è un prurito che non riguarda le sue strategie, che è quello di scovare i giovani più interessanti, e con  lpo’ di fortuna sperare che siano funzionali all’obiettivo sportivo minimo e che poi possano mettersi in vetrina europea affinché valorizzarli al massimo e poi rivenderli a plusvalenza. Oltretutto, i calciatori pur appartenendo ad altre nazioni o città, i tifosi gli si affezionano perché rappresentano i colori, i vessilli delle squadre in cui militano, per i più giovani tifosi  essi diventano addirittura gli eroi, gli idoli da emulare e da prendere ad esempio e uno come De Laurentiis che tarpa le ali ai sogni dei tifosi, soprattutto così appassionati come quelli del Napoli diventa sicuramente un presidente da contestare. Ben inteso, DeLaurentiis ha tutto il diritto di operare come meglio crede in quanto legittimo proprietario del club, ma la sua filosofia troppo speculativa, da classico imprenditore che non rischia, preferendosi farsi autofinanziare indirettamente dai tifosi, quindi dai vari diritti televisivi, o dalla vendita dei maggiori protagonisti della squadra,  sarà sempre visto dalla maggior parte dei tifosi più passionali come il nemico numero 1. Inoltre, quel suo modo totalizzante, accentratore lo rende ancor più antipatico e crea non pochi conflitti interni fra quei tifosi che si accontentano e che ne ammirano l’autorità del personaggio e tifosi che lo reputano solamente uno sfruttatore della passione azzurra, al punto da  affibbiargli il significativo nomigliolo di ‘Pappone’. Anche nell’ambiente mediatico vi è questa sorta di divisione fra correnti di pensiero, anche se in questo caso sono di più i giornalisti che parteggiano per De Laurentiis che quelli che lo criticano, per ovvie ragioni opportunistiche, anche perchè criticare apertamente e liberamente un presidente così autoritario come De Laurentiis, pregiudicherebbe la carriera già non così fulgida della maggioranza dei gornalisti locali che in piena crisi del settore a cui appartengono e pur di essere presi in considerazione e di non essere esclusi dal giro, non ultimo  portare la pagnotta a casa, perorano sfacciatamente le cause e le tesi del presidente come chierichetti servizievoli al parroco sull’altare. Come se non bastasse, De Laurentiis è anche uno di quei presidenti accentratori, gelosi della popolarità dei suoi dipendenti fra allenatori e calciatori e tende spesso a dominare la scena dei protagonisti o sovraesponendosi,  oppure all’occorrenza imponendo silenzi stampa attraverso il controllo a suo favore dei diritti d’immagine e concedere a se il totale diritto di parola, probabilmente persino quando gli ex vanno via li si  inibisce legalmente al punto che nessuno mai potrà rivelare verità scomode riguardanti il club e il suo proprietrio che a questo proposito si cautela sempre con contratti lunghi e cavillosi a suo favore. Proverbiali poi sono  le sue frequenti esternazioni, fiumi di parole su tutto lo sciibile non solo sportivo. Spazia da un argomento all’altro con la sapienza di chi conosce ogni segreto sia del calcio che dell’economia applicata alla politica, alla comunicazione, al commercio e alla vita. Un tuttologo! Praticamente è l’unico presidente di calcio che si fa tutto il ritiro pre campionato con la sua squadra, spaziando a 360 gradi in tutte le conferenze stampa, eventi di spettacolo e intrattenimento, e persino firma autografi manco fosse un protagonista in campo dispensando selfie, e interviste impìrovvisate al momento, sempre a parlare ed avere qualcosa da dire su tutto, persino imporre ai giornalisti presenti quali domande fare e quali articoli scrivere, ammonendoli di non opinare ed interpretare a modo loro quanto esca dalle conferenze stampa o dai segreti del campo di allenamento. Francamente ci sembra tutto troppo, non bastano più nemmeno gli ammomenti formali e l’inutile solidarietà dell’Ordine dei Giornalisti che si risente per il trattamento riservato ai suoi iscritti, ma noi  sinceramente non condividiamo affatto queste modalità di gestione totalitarie, e lo scriveremo sempre, anche perchè a giusta ragione non crediamo affatto che un club di calcio fosse unica proprietà di chi ne possiede la maggioranza delle azioni, ma vi è una proprietà primordiale, più intrinseca, che è quella dell’appartenenza alla città e ai tifosi di quei colori, di cui bisogna tenerne assolutamente conto, soprattutto in un club come quello del Napoli dove i tifosi sono il vero motore, il cuore anche e soprattutto in termini di economia del club e questo lo dimostra lo stesso De Laurentiis quando proprio oggi in un ‘intervista rilasciata alla radio ufficiale, per giustificare il pagamento delle amichevoli estive, lamenta le spese di viaggio, alberghi e quant’altro il suo Napoli debba sostenere per andare a Liverpool piuttosto che a Dublino. Ci sembra puerile un tale discorso, veramente di carattere (consentitecelo), accattonesco, altrimenti quei club che vanno in tournè nelle Americhe, in Australia, piuttosto che in Cina o in altri continenti per le loro amichevoli, cosa dovrebbero far pagare ai loro tifosi per sostenere le spese  di quelle trasferte? Noi capiamo che nessuno fa nulla per niente soprattutto nel calcio, ma pensare che i tifosi debbono finanziare un club sin dall’acquisto di magliette e palloni e per le trasferte della squadra e allora significa che a Napoli non esiste nè un imprenditore e neanche  un unico proprietario ma si fa azionariato popolare inconsapevole  in favore di un club che impropriamente, (scusate il uovo di parole) è proprietà di un terzo. Non esiste, ma se glielo si permette mica uno come il presidente che questo si aspetta può rifiutare che gli regalino soldi?! De Laurentiis, almeno in certi casi,  imparasse a stare zitto invece di giustificare costi, gestione societaria e quant’altro, con argomenti simili, intanto perchè non ha nulla da giustificare, pratichi pure i prezzi che ritiene praticare per la trasmissione televisiva delle partite della sia squadra, invece di pretendere che i tifosi gli finanzino l’impresa come fosse un diritto acquisito, o anche che il Comune e la Regione gli regalino lo stadio, o di promettere eternamente di costruirlo in proprio. Nessuno glielo ha chiesto e ringrazi chi gli permette di fare business offrendogli quasi gratis una struttura che non è sua, anzichè pretendere in modo arrogante  che tutto gli sia dovuto.  Cominci ad essere grato per l’ospitalità della città che lo ospita offrendogli gratis persino vitto e alloggio in alberghi extralusso, in ristoranti accorsati e pizzerie gourmet,  e infine regali ai tifosi che versano ogni anno nelle casse della sua società, almeno la soddisfazione di poter vedere con i colori azzurri quei campioni per cui vale la pena comprare il biglietto dello spettacolo e poi ne riparliamo, altrimenti si finisce sempre che De Laurentiis parla, parla, parla e il tifoso paga, paga, paga, però  mai una gioia.

Pippo Trio

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