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Ilva, Di Maio prende tempo: tavolo tecnico “monstre”, nessuna decisione

di Peppe Papa

“Non abbiamo fretta di assegnare l’Ilva al prima compratore che passa. Ho chiesto ad Arcelor-Mittal miglioramenti sugli aspetti ambientali e occupazionali, e per me non sono ancora sufficienti”. Così il super ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio al termine del mega tavolo sull’acciaieria di Taranto, con i vertici della società che si è aggiudicata la gara di acquisto e una sessantina di rappresentanti di sigle e associazioni del territorio, meno la presenza dei diretti interessati, cioè i tarantini, che hanno disertato l’incontro al ministero con la dura presa di posizione del loro sindaco, Rinaldo Melucci.

Il sindaco di Taranto

“A quel tavolo – ha spiegato il primo cittadino – siederanno sigle spesso inclini al dileggio delle istituzioni, sigle che hanno parte delle responsabilità di avere lacerato la comunità ionica in questi anni”. E ha aggiunto caustico: “Il Ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori contro ogni nostro ulteriore possibilismo. L’amministrazione comunale non si presterà a questo dilettantismo spaccone che Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e coraggio”.

Cosa che più o meno si è verificata. Infatti, nessuna decisione è stata presa, tranne la necessità di studiare ancora l’argomento, mentre i mercati scalpitino suo malgrado e la credibilità dell’Italia segni il passo, e il ricorso alla Procura “se emergerà – ha affermato il vice premier – che il governo precedente ha sbagliato la gara. Nel caso dovrà prendersene le responsabilità”. Bene. Nel frattempo il destino di 20mila famiglie e della principale industria siderurgica europea, resta in standby, se ne riparlerà più in là, quando non è chiaro, mentre si infuoca il fronte delle polemiche.

Calenda

Ad attaccare per primo è stato il predecessore di Di Maio al Mise, Carlo Calenda che, sentendosi chiamato in causa ha risposto per le rime: “Mi sembrano miglioramenti importanti – riferendosi alle modifiche sul piano ambientale portate da  Arcelor-Mittal – ovviamente nei limiti del fattibile. Luigi Di Maio mentre porti le carte in procura per farti dare il 12esimo parere e consulti tutte le associazioni dell’orbe terraqueo, prendi anche una decisione. Ti paghiamo per questo”.

E, a seguire, una sfilza di dichiarazioni da parte di più o meno tutto l’arco costituzionale non penta leghista che ha trovato ‘carne tenera’ dove affondare la lama del dissenso e, in alcuni casi della derisione.

“Convocare 62 delegazioni, con 182 partecipanti che hanno un minuto a testa per porre un quesito e la possibilità di integrare il loro punto di vista con una mail, è surreale, sfiora il ridicolo”, ha detto la capogruppo Pd in commissione Ambiente, Chiara Braga.

Le ha fatto eco la collega di Forza Italia al Senato, Anna Maria Bernini che su twitter ha scritto: “Per Ilva Luigi Di Maio ha convocato 62 sigle. Una babele di voci e pareri che consente al ministro di fare ammuina e giustificare la sua incapacità di decidere, che mette a rischio la più grande acciaieria d’Europa e la vita di migliaia di lavoratori. Basta con questo governo gialloverde, nemico delle aziende e dei lavoratori”.

Un’altra stoccata è arrivata dal segretario del Pd, Maurizio Martina che ne ha approfittato per ricordare che “Tarantto merita pù rispetto, i lavoratori dell’Ilva e le famiglie. Merita scelte e non passerelle a uso e consumo del vicepremier”.

Per non palare dei sindacati di categoria che hanno manifestato tutta la loro contrarietà

“L’incontro di oggi è stato un happening estivo – ha chiosato Marco Bentivogli  – di portare avanti la vertenza inconcludente e che ha come unico obiettivo quello di allungare i tempi”. Per il sindacalista”nulla è stato detto rispetto al piano occupazionale e industriale, per noi piano ambientale e piano occupazionale vanno di pari passo senza voler dare precedenza ad uno o all’altro, per questo è necessario come ribadito dal Gruppo oggi riaprire subito il negoziato. Il tempo passa e il Paese in barba alle dichiarazioni sovraniste fatte in tv contro la Germania continua a importare acciaio proprio dai tedeschi, è vero quello che dice il Ministro, il governo non ha fretta, ma i lavoratori e l’industria sì . Specie dopo 14 mesi dalla conclusione della gara. Se ha gli estremi la annulli, altrimenti si vada avanti velocemente”.

Nessuno, insomma , sembra d’accordo, Mara Carfagna è stata chiara per quel che riguarda l’argomento e in un tweet ha precisato: “Luigi Di Maio gioca a fare il sovranista quando chiudere l’Ilva costringerebbe l’Italia ad acquistare l’acciaio dalla Germania. La smetta con la campagna elettorale e abbia il coraggio di dire cosa vuole fare. Decine di migliaia di addetti tra azienda e indotto attendono”.

Infine, Legambiente, immancabile ‘player’ a prescindere da  qualsiasi idea di sviluppo della società italiana che ha messo i paletti, casomai qualcuno si sia dimenticato della loro esistenza, a considerare insufficienti le “integrazioni al piano ambientale dell’Ilva presentate al Ministero dello Sviluppo economico dal gruppo Arcelor Mittal, acquirente di tutti gli impianti Ilva attualmente in amministrazione straordinaria”.  Chiacchiere, insomma, solo chiacchiere e tutti contenti. Ma la storia, alla fine, presenta il conto.

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