IL RACCONTO “Di libri e feticismo” di Lia Haramlik De Feo
maggio 16, 2018
IL ROMANZO “Non è vero niente” di Gennaro Prisco
luglio 28, 2018

Pd, Maurizio Martina ci crede: “I circoli sono i nostri meet-up”, ma nessuno se lo fila(e)

di Peppe Papa

Maurizio Martina ci crede e il popolo del Pd, quello che ancora non è andato al mare, prova a stargli dietro, a prenderlo in considerazione, tanto poi siamo in agosto e tra pochi giorni fino a settembre inoltrato, nessuno sarà disposto a porsi domande che possano mettere in discussione lo storytelling politico e sociale che in questo periodo va per la maggiore: sovranismo, sicurezza, Europa matrigna, “parlamento inutile”.

Le parole d’ordine che circolano e orientano l’opinione pubblica nazionale senza che nessuno riesca a farci niente, Pd compreso e il suo ‘sobrio’ segretario.

Soprattutto se il partito continua a trastullarsi nella competizione tra correnti sui massimi sistemi e le eventuali poltrone da spartirsi tra organizzazione interna e sottogoverno.  “Ciò che oggi fa la differenza, tra i partiti vincenti e perdenti, è la capacità di intercettare elettorati sempre più volatili e disinformati attraverso un uso strategico e professionale dei mass media. A cominciare dalla Rete, che è ormai, per ciascuno di noi, il micro e macrocosmo nel quale consumiamo il lavoro e le passioni”, ha spiegato il politologo Mauro Calise sulle colonne del Mattino.

Ed ha aggiunto a proposito dei dem: “Fino ad oggi, su questo canale, il Pd è stato clamorosamente assente. E continua ad esserlo, occupato nella lotta fratricida delle correnti per accaparrarsi il congresso”.

Una situazione complicata,  insomma, tra un segretario che disperatamente prova a tenere insieme l’organizzazione anche a costo di apparire ridicolo, e una Fa tenerezza Martina che, benché sponsorizzato da alcuni media più o meno compiacenti, anche loro in  pletora di interessi di clan interni che brigano a spartirsi quello che è rimasto della torta, indifferenti al futuro, dove ritengono che troveranno sempre un posto per rimanere in partita.cerca di un “cavallo buono” da cavalcare, non riesce ha suscitare “passione”.

Il tour della segreteria nazionale nelle periferie delle città risulta poco credibile, assomiglia alla tesina multidisciplinare degli studenti liceali all’esame di maturità.

Frasi fatte, analisi e ricerche da Bignami 2.0, nullità buone per il nulla che aspetta i giovani nel futuro, di cui non sono in  grado di decifrarne i contorni.

Imbarazzante, da questo punto di vista, il forum proposto dall’Huffipost, dove il segretario “dimezzato” ha annunciato la sua riforma più orizzontale e meno verticistica del partito con “mille progetti di comunità” in un anno.

Una mission più sociale che politica per i circoli  come i meet-up?

Prendiamo esempio dalle migliori pratiche, come Corbyn o Ocasio Cortez”.

Dalle dichiarazioni rese al giornale diretto da Lucia Annunziata il primo istinto sarebbe quello di dire fermatelo è troppo cretino, una vera testa di legno che si presta ad una retorica ‘mortifora’ che non porta da nessuna parte.

A metà della conversazione con il giornale, Martina ha anticipato la sua proposta di riforma del Pd spiegando la sua idea (sic)  che  prevede la sfida di realizzare  “mille progetti di comunità” in un anno, promossi e coordinati dai circoli diffusi su tutto il territorio nazionale, per mettere il Pd  “in mezzo positivamente fra i bisogni e i cittadini”.

Un Pd che sappia anche “trovare una sua idea di protagonismo sul web”, un fronte su cui finora è risultato inadeguato. Esattamente quello che ha scritto Calise: serve una leadership. La quale,  certamente Martina, non è in grado di rappresentare.  “Serve una proposta, che al momento non c’è ancora”, ha incalzato il fuoco di fila della domande dei colleghi dell’Hp: “Il termine della nostra sfida non può essere quello dell’attesa, dobbiamo lavorare dentro le loro contraddizioni. Fare in modo che aumentino, esplodano, si rendano evidenti, dobbiamo essere soggetto attivo, provocare, infilarci negli spazi che abbiamo, sapendo che il lavoro che tocca fare non solo dentro la dinamica delle istituzioni, ma nella società”. Certo, ma come? Questo è un altro discorso.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *