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Napoli è la vera Los Angeles dei De Laurentiis, perchè è grazie al club azzurro e i suoi tifosi che si finanziano le sue imprese

C’era una volta il cinema, la mecca, la lecca e tutto il contorno della dolce vita di via Veneto della quale anche un giovane De Laurentiis nei ruggenti anni 70′ deve averne goduto, ma oggi nel terzo millennio, malgrado la terza età incipiente, Aurelio De Laurentiis meglio noto come Adl, sta rivivendo la sua seconda giovinezza e magari anche la terza grazie ad una città bella e generosa come poche sul pianeta, fatta da milioni di abitanti e altrettanti nel mondo, ai quali inconsapevolmente piace arricchire gli altri e tenere poco o niente per loro, ma vivere comunque felici (fessi) e contenti le gioie di quell’amore primordiale chiamato Napoli in tutte le sue interessenze. Al napoletano tipico, come narrava il cantante poeta, ‘basta ca ce sta ‘o sole, ca c’è rimasto ‘o mare, na nénna a core a core, na canzone pe’ cantá… Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá’ !... Insomma, questa tipologia di napoletani che si sentono tanto furbi e scaltri che a loro dire ‘nun l’accire nisciuno’ e ‘nisciuno è ppo ffa fess’, della serie, o’ napulitan si fa sicco ma nun more,  alla fine della fiera sono i più creduloni che si fanno infinocchiare da quattro parole neanche tanto forbite di un presidente, dalle facili  illusioni di giornalisti di corte, dagli adulatori a cui danno tutto, sono così  masochisti al punto di rinunciare a tutto e non lasciare mai nulla per se stessi, accontentandosi semplicemente del calore del sole, l’azzurro del cielo, del mare e della maglia azzurra della propria squadra di calcio. Eh già, la propria squadra di calcio… ma ci chiediamo: i tifosi, sono davvero loro i proprietari o ne sono solo i finanziatori di chi ne gestisce le vicende? A tal proposito ci torneremo dopo, ma intanto riflettiamo seppure in modo sommario sulle vicende storiche di questa città unica al mondo per bellezza, fascino, mistero e per la grande particolarità degli abitanti che vi hanno vissuto e quelli che oggi la abitano, in qualche modo sempre sudditi di qualche ‘forestiero’ venuto a saccheggiarne le ricchezze. Dai greci ai romani, dagli angioini agli aragonesi, dagli svevi e i normanni ai saraceni, poi borboni, sabaudi e chissà chi altri, pochi al mondo non hanno approfittato della ricchezza della città di Partenope protettettrice della città,  che insieme ad altre sirene tentarono di ammaliare un’insensibile Ulisse con i loro suadenti canti fino alla morirne in mare deluse da tanta indifferenza e cinismo tipica dei conquistatori. E’ davvero suggestivo come ancora oggi una leggenda possa dire tanto sul carattere,la passione e la generosità dei napoletani, ma quelli veraci, i figli diretti di Partenope, quelli perdutamente innamorati della propria città, proponendola a tutti in dono,  pur di tenerla viva e di esistere a loro volta, poi poco importa se la sfruttano, la depredano, la derubano e ci danno il resto, l’importante che sarà sempre tenuta viva, bella e godibile, anche se a goderne di più sono chiaramente quelli che l’anno dominata e sfruttata e che ancora oggi la usano in lungo e in largo. Lasciando da parte la storia di Napoli, altrimenti diventiamo patetici a nostra volta, non si può dire diversamente del club di calcio del Napoli che proprio oggi compie 92 anni dalla sua nascita, anche se  in realtà il vecchio Napoli è morto tredici anni fa, questo è un lontano parente che lo ha adottato, uno zio d’america trapiantato a Roma Cinecittà, alquanto coatto e grossier nella comunicazione. Premesso ciò,  anche il club azzurro come la città funge come mezzo di propaganda e aggiunge ricchezza a chiunque ne fosse stato il proprietario, e ricordandone i più noti a cominciare dal comandante Achille Lauro, brillante armatore di un tempo, nonchè editore del giornale quotidiano Roma, imprenditore nell’edilizia, fino a diventare sindaco di Napoli e presidente della squadra cittadina, che lo rese ancor più popolare in funzione delle sue molteplici attività, arricchendone il mito già abbastanza colorito sul personaggio. Dopo Lauro e la sporadica presidenza dell’imprenditore stabiese Fiore, con un colpo di mano assai lesto, un giovane, rampante ingegnere napoletano di nome Corrado Ferlaino in un sol colpo sfilò il Napoli dalle mani ormai stanche del comandante Lauro e dal più romantico presidente Fiore – che non gliel’ha mai perdonata all’ingegner Ferlaino –  fino al punto di legarsela al dito per anni e a presentare alla stampa di settoreeeeee  lui stesso un certo De Laurentiis nipote del più famoso zio grande personaggio del cinema italiano,  come probabile successore alle disgrazie del Napoli pre fallimentare. In mezzo a tutto questo altre figure di secondo piano che per la verità ci hanno solo rimesso con il Napoli, quali Erennio Gallo e il figlio,poi un certo Moxedano costruttore discreto ma di sicuro non imprenditore tale da poter gestire un grande club di calcio, al punto di costringere malvolentieri un ritorno in società di Ferlaino che aveva già provato a distaccarsi  preso da problemi chee afferivano alla sua società di costruzioni , fino a che gli sie preospettò l’occasione di cedere il club da lui svuotato agli sfigati e ignari Corbelli e Naldi che ne ereditarono sopreattutto i debiti e le disavventure fino al fallimento, uno fra i più misteriosi e pilotati del calcio italiano, ma questa è un’altra storia, di cui un giorno pur dover approfondire. Quello che adesso ci preme osservare è come il Napoli così come la città sia servita a tutti quelli che l’hanno sedotta, sfruttata e poi abbandonata. La storia sembra ripetersi, perchè senza andare troppo lontano, così come è stato per Ferlaino, che grazie alle ricchezze di Napoli e i napoletani è diventato costruttore di successo e in seguito arricchirsi ulteriormente grazie alla generosità dei napoletani che riempivano lo stadio attratti da quegli specchietti delle allodole che li scaltro ingegnere disseminava fra acquisti di grandi calciatori e le solite promesse di scudetto puntualmente inevase, fino a quando grazie alla tenacia di un napoletano verace e prima ancora  tifoso,poi grande calciatore e dirigente della società, un certo Totonno Juliano non si mise in testa di portare a Napoli i veri grandi calciatori. Juliano  in un primo momento portò Rudy Krol e altri buoni calciatori come Marangon e Filippi arrivando persino a un soffio al tanto agognato sogno scudetto per poi mettersi in testa  di portare in azzurro quello che poi sarà giudicato il più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona del cui arrivo dovremmmo essere per sempre grati a Juliano per aver definitivamente reso questo club uno deei più famosi al mondo. Del resto solo un vero tifoso come Juliano avendo la possibilità di dirigere il club, con non pochi dissapori con Ferlaino. poteva essere capace di portare il più grande calciatore del mondo in azzurro e se poi intorno a Maradona, che si rivelò innanzitutto un affare economico e di immagine – come il Ronaldo juventino di oggi – ma a seguire l’acquisto di Maradona cve ne furono altri e così arrivarono altri top, dirigenti importanti come Allodi e Moggi , strutture e settore giovanile, per cui era inevitabile che arrivassero pure i primi successi importanti, e questo a dimostrazione come nel calcio gli investimenti portano di pari passo successo sia sportivo che economico e immaginatevi con i soldi che girano oggi nel calcio quel Napoli quanto poteva vincere e fatturare.  Anche perchè a dispetto di quante frottole vengono raccontate a tal proposito, non è affatto vero che il Napoli fallì per le spese ingenti di quegli anni, dei super ingaggi e altre demenzialità, ma è fallito perchè fu  con Tangentopoli che Ferlaino cominciava ad annaspare con la sua impresa di costruzioni, non riuscendo più ad aggiudicarsi appalti importanti, ed essendo sovraesposto con le banche, finì per svuotare le ricche casse del Napoli e vendere i migliori calciatori ad uno ad uno per rientrare dei debiti personali, fino al punto di andare in Serie B e al ritorno in A cedere a Corbelli il 50% dell quote al costo di 100 miliardi  di lire e probabilmente altrettanti ne ricevette da Naldi che con Corbelli si trovarono invischiati e fagocitati dal sistema calcio che puntualmente presentò il conto di tutta la situazione debitoria lasciata da Ferlaino. Non potendone far fronte, soprattutto Naldi, si dovette arrendersi prima che il Napoli in pochi anni gli lasciasse dilapidare tutto il patrimonio di famiglia. Questo per dire di come il Napoli abbia sempre inciso nel bene e nel male nei destini dei rispettivi proprietari, fra i quali la breve parentesi di Corbelli e Naldi, forse gli unici in tutta la storia del calcio Napoli ad averci veramente rimesso,  tuggli altri presidenti dellastoria hanno solo potuto beneficiarsi di questa grande miniera azzurra fatta da milioni di felici contribenti individuati fra quei ‘malati’ dei tifosi del Napoli , i quali da tredici anni hanno consentito ad un produttore di cinema ormai in disarmo, di risollevare la sua obsoleta azienda di intreattenimento spettacolare riconvertirla in una piccola holding sportiva nel panorama calcistico nazionale. De Laurentiis dopo aver preso comodamente il Napoli dal fallimento con la sola esposizione fidejussoria di trenta milioni, si ritrova oggi ad aver fatturato in 13 anni qualcosa come una paio di miliardi di euro e con un patrimonio calciatori attuale del valore di almeno 300 milioni senza calcolare il valore del marchio e del suo portafoglio clienti che garantisce al Napoli fra sponsor, diritti televisivi e incassi allo stadio un fatturato minimo di 150 milioni senza contare eventuali diritti champions ed altre entrate extra e malgrado nessun  investimento struttrale fosse stato attuato, infatti ancora oggi il Napoli pur essendo fra i primi 20 club di calcio europei in quanto a strutture è anni luce indietro ad altri club di calcio, persino di Serie C.   Comunque sia, di questa ricchezza cash sicuramente c’è del merito di De Laurentiis, per questo suo modo parsimonioso e cauto – per usare un eufemismo –  di fare impresa calcio, ma c’è anche ee sepratteutto tanta generosità e passione dei napoletani che a lui come ad altri hanno consentito di poter risollevare le proprie imprese personali e addirittura renderle ricche. Con i ricavati del Napoli De Laurentiis già da qualche anno totalizza più dei tre quarti del fatturato della Filmauro e probabilmente questi valori economici gli hanno consentito più che reinvestirli nel cinema, che ormai è un settore in crisi totale, di veicolarli invece verso altre imprese di intrattenimento come il parco ludico di Cinecittà World in società con altri, poi quest’anno nel settore dei gelati con la produzione del ghiacciolo ‘Steccolecco’ in sinergia pubblicitaria  con la griffe Fendi e Trenitalia e infine ancora nel calcio prendendo il Bari dal fallimento pensando a torto o a ragione  di replicare l’operazione già fatta con grande successo con il Napoli. Nulla da dire sulle grandi intuizioni imprenditoriali di De Laurentiis, padronissimo di agire come cred, ma molto da dire ne abbiamo verso i suoi contestatori, che sicuramente motivano giustificatamente le loro perplessità veicolandone con duri messaggi esposti in città da eormi striscioni,  ma che però nonostante le contestazioni, continuano a finanziare le imprese senza alcun ritorno, nemmeno in termini di soddisfazioni sportive,  prima a personaggi come Ferlaino  e oggi De Laurentiis, fornendogli quei tesoretti che si accumulano non tanto per strutturare e far crescere il club azzurro, ma per far crescere tutte le altre aziende del produttore. Tutto legittimo, per carità, ma se i tifosi non condividono le modalità di gestione, invece di star li sempre a contestaree poi colpevolmente dimenticare alla prima vittoria della squadra, dovrebbero fare a meno di finanziare una società che con i loro soldi ci fa ben altro. Le contestazioni avrebbero un senso se fossero seguite da libero e democratico boicotaggio dell’impresa Filmauro, anzichè diffamare ingiustamente sugli striscioni De Laurentiis, che come proprietario ed imprenditore ha tutto il diritto di dirigere a modo suo la sua impresa. Infine, invece di pretendere politiche gestionali diverse, e imporre gli acquisti,  i tifosi scontenti da tali politiche, si rimboccassero le maniche e trovassero il modo di proporre un serio Azionariato popolare per rilevare il club di appartenenza, invece di sperare nel superenalotto dello sceiccodi turno, altrimenti queste continue critiche oltre a non portare mai a nulla di costruttivo, ostruiranno pure la squadra laddove si presentasse pure l’occasione di vincere, come già è accaduto da an. Poi che De Laurentiis faccia bene a investire dove gli pare, come gli pare,  finchè glielo permettono, parliamoci chiaro se lo ritiene è anche libero di farlo. Del resto chi al suo posto non farebbe lo stesso dal momento che ha la fortuna ch altri gli portano soldi, società, stadi e strutture su piatti d’argento?

Pippo Trio

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