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Deriva neo fascista in Italia: Berlusconi ultimo baluardo della democrazia?

Prima il ministro del Famiglia, Lorenzo Fontana che chiede l’abrogazione della legge Mancino del 1993 che sanziona e condanna “gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista” con il sostegno del capo del Viminale, Matteo Salvini che si è detto d’accordo, infine lo stop del suo alleato 5Stelle, Luigi Di Maio e del premier, Giuseppe Conte. Poi il braccio di ferro sulla presidenza della Rai da affidare a Foa tra Lega e Forza Italia con Berlusconi a rappresentare l’ultimo baluardo (forse) nella difesa della democrazia nel nostro Paese.

 

di Peppe Papa

Prima il ministro del Famiglia, Lorenzo Fontana che chiede l’abrogazione della legge Mancino del 1993 che sanziona e condanna

“gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitazione alla violenza, alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi, nazionali”, poi il sostegno del capo del Viminale, Matteo Salvini che si è detto d’accordo, infine lo stop del suo alleato 5Stelle, Luigi Di Maio e del premier, Giuseppe Conte: “La legge resti dov’è”.

Il governo naviga a vista lasciando in scia una sgradevole sensazione di ritorno a un passato cui gli italiani sembravano ormai immunizzati, ma che invece non passa.

Il leader della Lega ha capito il momento, ora o mai più per mettere il sigillo ad una straordinaria campagna per la conquista del potere che lo veda solo al comando del Paese.

I grillini, quattro pischelli vanesi cui non pare vero di essere approdati nella sala di comando, non destano preoccupazione, “svaniranno così come sono nati” è la sua convinzione. D’altronde i primi mesi dell’esecutivo giallo-verde hanno dato subito l’indicazione precisa di chi comanda.

Governo a guida Lega

Salvini ha mantenuto la scena sia interna che internazionale, costringendo i suoi pard a seguirlo pedissequamente sulle parole d’ordine padane usate in campagna elettorale e messe in pratica tra mille polemiche, abilmente sfruttate dalla propaganda mediatica di parte, una volta al governo. “Prima gli italiani” e “sicurezza”, sono diventate lo stigma degli italiani del nuovo millennio. Tanto che i Cinquestelle si sono dovuti inventare un raffazzonato “Decreto dignità” in tema di occupazione che non risolve nessuno dei problemi legati al lavoro, ma anzi li complica. E sull’Ilva, tanto per provare a tornare in partita, Di Maio non ha trovato di meglio che mettere in discussione l’accordo siglato dal suo predecessore al dicastero dello Sviluppo, Carlo Calenda e la cordata industriale ArcelorMittal, minacciando denunce in Procura e rinviando la questione al “poi si vedrà” per la gioia del governatore pugliese, Michele Emiliano.

Poca cosa

Insomma, se non il nulla, quasi. Quisquilie per Salvini che, dal suo canto, punta al sodo. Tipo il braccio di ferro ingaggiato con Berlusconi sulla presidenza Rai. Uno sgarbo per il Cavaliere che sente il fiato addosso del segretario leghista il quale punta a mangiarsi in un sol boccone quel che resta del suo partito. Marcello Foa è il candidato prescelto e non si torna indietro ha detto Salvini col grugno cattivo che ne caratterizza l’iconografia. “Tiriamo dritti per il cambiamento – ha dichiarato a Sky Tg 24 – anche in Rai. L’unico che deve spiegare qualcosa, non a me, ma agli italiani, è Silvio Berlusconi. Ma a me interessano poco le beghe interne a Forza Italia”. Un’allusione evidente alle difficoltà che l’ex premier sta incontrando nel tenere insieme le truppe, sempre più affascinate dalle promesse sovraniste e autoritarie del capo del Carroccio. Non si contano i passaggi di amministratori e militanti del partito Azzurro a livello locale, da nord a sud del Paese, verso le “camice verdi” leghiste, un fiume inarrestabile che presto potrebbe relegare all’irrilevanza il ‘giocattolo’ che ha retto le sorti dell’Italia negli ultimi cinque lustri.

Il Cavaliere deve decidere

Berlusconi, insomma deve decidersi, come gli ha fatto osservare senza complessi proprio Salvini, con chi stare: “La Lega è e deve rimanere nel centrodestra. Vedo che Forza Italia spesso preferisce allearsi con il Pd e votare con il Pd. Io sono sono sempre stato rispettoso, leale e coerente, se qualcuno preferisce Renzi a Salvini lo spieghi a chi ha votato il nostro schieramento”.  Una sfida aperta cui il tycoon non può sottrarsi, nonostante l’età che certamente non gioca a favore, e le necessità dei suoi interessi personali. L’attacco è sferrato, chissà che non sia proprio Berlusconi, a rappresentare l’ultimo baluardo della democrazia italiana. Si è sempre sentito un uomo di Stato, ha l’occasione per dimostrarlo.

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