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La nuova ‘casta’ in vacanza, la confusione politica regna sovrana: l’Italia giallo-verde riparte a settembre (forse)

di Peppe Papa

La confusione regna sovrana, mentre da oggi  fino al 10 settembre, si ferma l’attività parlamentare della Camera e, dalla stessa data, fino al 4 settembre quella del Senato che riprenderà  con le riunioni delle commissioni. Ferie lunghe, 34 giorni che per poco non hanno battuto il record della precedente legislatura di 39 giorni di vacanza, e la ‘casta’ che non passa, nonostante le promesse. Resta il fatto che, oltre la caccia ai negri, non si è visto nulla dell’annunciato “cambiamento” e che anzi si sia fatto più di un passo indietro, senza tra l’altro decidere niente. Che è la cosa più irritante per i tanti che ci hanno creduto, almeno quelli che sono rinsaviti dopo la sbornia della propaganda populista,  e che si trovano con un pugno di mosche in mano, a ridosso del ‘fun’ estivo che tutti hanno diritto di onorare.

Il “Decreto dignità”, uno dei provvedimenti bandiera del governo, ma soprattutto del capo M5S, Luigi Di Maio, è stato approvato tra una miriade di polemiche e la contrarietà della gran parte del mondo produttivo del Paese, oltreché dei giovani precari, che finora avevano beneficiato delle norme del Jobs act, i quali si sono trovati improvvisamente senza lavoro alla scadenza del loro contratto. Un bel risultato, non c’è che dire.

Della flat tax e del reddito di cittadinanza, i cavalli di battaglia della congrega giallo-verde, si sono perse le tracce. Entreranno, pare, nella Legge di Bilancio, ammesso che ci siano le coperture, come ha ampiamente chiarito il ministro dell’Economia Tria, a meno di non sforare gli obblighi Ue sul debito, come paventano i due leader e viceministri di Lega e Cinquestelle con tutte le conseguenze del caso. Per il momento non resta che mettersi l’anima in pace e aspettare l’autunno per capire come andrà a finire.

Del decreto Milleproroghe, invece, in una insolita versione estiva, varato con la speranza di licenziarlo prima della pausa agostana, se ne riparlerà a settembre alla Camera, dopo la contestata approvazione al Senato che ha provocato più di una fibrillazione politica. Soprattutto per il rinvio dell’obbligo delle vaccinazioni riguardante i bambini da iscrivere alle scuole primarie e dell’infanzia. Per il momento vale l’autocertificazione che i genitori dovranno presentare agli istituti, poi si vedrà, nel frattempo i presidi chiedono un incontro al ministro della Sanità, Grillo per cercare di capire come comportarsi.

Poi lo scontro interno alla maggioranza sulla opportunità , o meno di dare il via alle “grandi opere” infrastrutturali, concentrate sul gasdotto che dovrebbe approdare sulle coste pugliesi (Tap) e l’alta velocità sulla tratta Torino-Lione (Tav). E qui il caos è diventato conclamato.

M5S e Lega hanno idee diverse . I primi pensano alla “decrescita felice” alla tutela ambientale tout court senza condizioni, i secondi invece badano al concreto, cioè agli interessi del comparto produttivo del centro nord che li ha votati, il quale è interessato agli affari e ‘fanculo chi si mette di traverso. Luigi Di Maio, il più democristiano senza dote dell’esecutivo ha provato a mediare e parlando della Tav ha affermato: “Con la Lega ci metteremo d’accordo, ma dobbiamo capire se vale la pena di spendere 10 miliardi in un Paese in cui spesso mancano bus, strade e metro”. Giusto, tranne per il fatto che diversamente le penali che l’Italia si troverebbe a dover pagare per il mancato impegno costerebbero oltre 15 miliardi. Stessa cosa, più o meno, per quel che riguarda il Tap, otto chilometri di gasdotto, per la gran parte interrato in fondo al mare che risolverebbe non pochi problemi dal punto di vista del fabbisogno energetico dell’Italia a prezzi scontati a vantaggio dei consumatori.

Ma tant’è, tutto restao indefinito, soprattutto fino a che non si metteranno nero su bianco i conti della manovra economica attesi dai mercati e dalla comunità politica internazionale.  Per il momento bastano poche chiacchiere a tenere alta la ‘(dis)informazione e il gradimento del ‘popolo inneggiante’ che ha inforcato gli infradito e già sta in riva al mare, spesso in un carnaio, a godersi la frescura.

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