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De Laurentiis cerca la ‘rissa’ con i tifosi, ormai è chiaro

Sembra ormai evidente il comportamento di De Laurentiis, che è il classico atteggiamento di chi vuole imporre la sua legge costi quel che costi sia volto al dominio totale di stampa e tifosi con queste continue provocazioni strategiche di chi vuol dimostrare di averla sempre vinta imponendo i suoi sistemi. Dal licenziamento di Sarri in poi, mitigato in modo scaltro dall’ingaggio di Ancelotti, i provvedimenti impopolari del presidente si susseguono cadenzati uno dietro l’altro, appoggiati,  crediamo ancora per poco,  dalla sua stampa di fiducia, che in caso che la barca affondi sarebbero i primi ad abbandonarla, infatti sembra che anche il suo caporalato mediatico stia cominciando a defilarsi, qualcuno sembra già scomparso dalle puntualissime cronache con cui ci hanno deliziato per anni, del resto il mondo variegato, anarcoide e talvolta irrispettoso dei social, ormai li affronta ogni giorno con epiteti vari e non è più pensabile per i vari Alvino, De Maggio, Chiariello, Del Genio, veri moschettieri della papponata, insistere e difendere l’indifendibile, anche perché qualcuno di loro ha già rischiato recentemente l’incolumità, minacciata dai soliti ultrà violenti, purtroppo piaga non ancora debellata in tutto il calcio italiano. E proprio per questo non vorremmo che un presidente come De Laurentiis, bravo a predicare bene e razzolare male, insista con queste provocazioni ai tifosi del Napoli già ben irritati dall’ennesino sogno infranto dello scudetto. Decidere ancora una volta per un mercato al risparmio dopo aver fatturato 317 milioni, incassato almeno 80 milioni dal mercato in uscita, incassati i soliti 50 dalla Champions dello scorso anno e aver già prenotato i prossimi 50 della Champions di quest’anno,  e insieme ad Ancelotti non prendere anche un paio di top player da regalare alla gente per rinnovare l’entusiasmo e l’enegia per coltivare un sogno eterno, è veramente una grande provocazione, anche perché non mancano di certo i soldi per poterselo consentire senza rischiare nulla, anzi probabilmente se ne avrebbe tutto da guadagnare, ma dalle parti della Filmauro, preferiscono guadagnare meno e in modo sicuro che rischiare i tesoretti blindati, così facilmente ricavati. Ma purtroppo a De Laurentiis non piace soliti ed esclusivamente guadagnare ma ancor di più gli piace imporre, non farsi imporre,  e teniamo che prima o poi questo tirare la corda conbl’ambiente possa essere fatale per tutti. Se un bel giorno la dea bendata dovesse abbandonare la sua stella e  al presidente incompetente di calcio le ciambelle non dovessero  più riuscire con il buco le cose potrebbero mettersi davvero male. Fino adesso le sue strategie in parte gli hanno dato sempre ragione, ma solo perché in questi anni ha potuto approfittare di tutti i club chenin sino falliti insieme al vecchio Napoli e a lottare contro i debiti, oltre a sguazzare libero nel mare del campionato grazie al fatto che le ammiraglie milanesi sono state a lungo in  disarmo fra un cambio di proprietà e le restrizioni del fair play finanziario. Ora sembra che sulle sponde del Naviglio le cose stiano cambiando e tira buon vento, che fa presagire un ritorno in grande stile della vecchia ‘Milano da bere’. Non  vorremmo che alla fine del campionato,  sul podio si ricomponesse l’asse Milano-Torino,  come da 20 anni a questa parte fossero loro a inondarsi gioiosi di bollicine di champagne. I tifosi napoletani già ogni anno devono subire l’onta delle discriminazioni territoriali su tutti i campi, poi se non dovessero nemmeno rispondere con i brillanti risultati che in questi anni la squadra ha saputo realizzare e allora potrebbe risultare insopportabile essere sbeffeggiati.  E francamente non ci sembra che De Laurentiis stia facendo di tutto per difendere la napoletanità, rinnovare l’orgoglio e la forza della squadra e la sua gente  per poter reagire contro le solite corazzate del nord. Perché se non è una provocazione, cosa è cedere Inglese per soli due milioni dopo averlo preso e aspettato per un anno intero e dopo aver promesso di tenerlo e senza prenderne uno più forte? Perché rilevare un altro club di calcio  italiano ben sapendo che se un giorno dovesse arrivare in A uno fra Napoli e Bari dovrà essere dismesso? Inoltre, perché comprare un’altra società con i soldi della prima, e far mancare questi  soldi agli investimenti del club che ha permesso di guadagnarli? Se non sono provocazioni queste, cosa sono? Infine, rompere i rapporti con il Comune sulla eterna diatriba dello stadio, prendere a pretesto dei lavori inevitabili per la necessaria ristrutturazione, e minacciare di giocare altrove oppure di far saltare il rito più antico per una tifoseria fedelissima come quella del Napoli, e cioè la campagna abbonamenti, cosa sarebbe se non una provocazione? Se poi a tutto questo si sonmase la chiusura  di un mercato già asfittico e senza nuovi colpi, con il rischio da prevedere di un mezzo passo falso più che possibile nella prima di campionato e accogliere il Milan già all’ultima spiaggia di agosto,  facendo pagare 35 euro per una curva e il secondo extra pay agli abbonati Sky, cosa sono se non tutta una serie di provocazioni ben congegnate per irritare e costringere la gente si suoi voleri? Tutte queste Nini e maxi provocazioni potrebbero  essere tante goccine a far traboccare lo stadio di rabbia e livore per un presidente che non ha mai rispettato la storia, la passione e la generosità dei suoi tifosi, deludendoli ogni volta che ci sarebbe stato da fare l’ultimo passo per averli tutti a proprio favore, ivece di  pretendere  di essere lui il vero top player per autoproclamazione, il Deus ex Machina, il salvatore della patria, da cui accettare qualsiasi imposizione. , Ebbene e allora questa è una storia che se continua così può solo finir male. Avvertiamo vivamente il comandante in capo, che se non cambia rotta, la sua nave farà la fine di quella di Schettino si infrangerà sugli scogli e poi avrà finito di fare il fenomeno, e questo di sicuro non sarebbe il miglior finale previsto da un suo film.

Pippo Trio

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