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Genova, il governo in bermuda sul luogo del disastro: Di Maio delira, Conte si adegua, Salvini si smarca e pensa al futuro

Il premier Conte e i suoi due vice ‘giannizzeri’, Di Maio e Salvini già da qualche giorno in vacanza, si sono presentati a favore di telecamera nella prefettura del capoluogo ligure per fornire la propria versione dei fatti e approntare le iniziative da mettere in campo atte ad affrontare l’emergenza, anche se la macchina dei soccorsi era partita per tempo a prescindere dalla loro presenza. Di Maio ha assicurato la revoca della concessione e la nazionalizzazione di “tutti gli asset strategici” comprese “la rete autostradale e quelle delle telecomunicazioni”. Salvini ha preso le distanze e pensa alle prossime elezioni.

di Peppe Papa

Governo in bermuda al capezzale di Genova messa in ginocchio dal disastro del ponte crollato sulla città che ha trascinato con se le vite di almeno, per ora, 38 persone. Il premier Conte e i suoi due vice ‘giannizzeri’, Di Maio e Salvini già da qualche giorno in vacanza, si sono presentati a favore di telecamera nella prefettura del capoluogo ligure per fornire la propria versione dei fatti e approntare le iniziative da mettere in campo atte ad affrontare l’emergenza, anche se la macchina dei soccorsi era partita per tempo a prescindere dalla loro presenza.

Un atto dovuto, ma assolutamente inutile dal punto di vista pratico che è servito ai tre per mettere le mani avanti rispetto a qualsiasi assunzione di responsabilità dell’esecutivo e lanciare accuse in tutte le direzioni, confermando lo stato confusionale, l’approssimazione che ha caratterizzato i loro primi tre mesi dalla conquista del ‘palazzo’. L’esito è stato imbarazzante dal punto di vista della comunicazione con dichiarazioni improvvide e aggressive, altrettante marce indietro fino a provocare una evidente spaccatura tra i soci di maggioranza.

M5S e Lega sembrano giocare partite diverse e si tengono insieme solo per interesse, finché dura.

La tragedia di Genova ne è stata l’ennesima dimostrazione. I Cinquestelle hanno attaccato a testa bassa ignorando le più semplici nozioni di diritto, a partire dall’esimio giurista che siede a Palazzo Chigi, il quale ha affermato di primo acchito che “il Paese non può aspettare l’iter della magistratura”, sostenuto poco dopo dal capo del Movimento il suo vice, Di Maio che rincarando la dose ha emesso la sentenza facendo nomi e cognomi dei colpevoli, nell’ordine: Atlantia, la società che fa capo alla famiglia Benetton, che controlla autostrade; Renzi; Monti, Letta e Gentiloni; infine il Pd che non manca mai nelle sue invettive. E per chiudere ha assicurato la revoca della concessione e la nazionalizzazione di “tutti gli asset strategici” comprese “la rete autostradale e quelle delle telecomunicazioni”.

Il risultato è stato il crollo in borsa del titolo di Autostrade con la perdita di quasi cinque miliardi, l’intervento della Consob che ha messo in guardia circa il rischio del reato di aggiotaggio e le convulsioni del suo partner leghista. Salvini, così come nel caso della richiesta di impeachment per il Presidente Mattarella accusato di alto tradimento per aver bocciato la nomina di Paolo Savona al ministero dell’Economia, ci ha messo poco a prendere le distanze dalla delirante presa di posizione del leader pentastellato.

Salvini e il suo futuro

Prima ha fatto sapere che di revoca “non se ne parla”, meglio invece che la società si faccia carico da subito dell’emergenza e “apra il portafoglio”, in attesa che gli avvocati e i giudici facciano il loro lavoro: “di concessioni, penali e cavilli ne parleremo dopo”. Poi, a proposito dell’idea di nazionalizzazioni, ha tirato decisamente il freno facendo dichiarare a uno degli uomini del suo staff che “noi non siamo statalisti e questa roba non è scritta nel contratto, dunque Di Maio si rassegni, la nazionalizzazione della rete autostradale se la può dimenticare”. Ancora una volta il capo della Lega è apparso il più lucido della compagnia, le intemperanze ideologiche e inconcludenti M5S gli fanno gioco per accreditarsi come il vero leader del governo e continuare ad erodere consensi a danno degli ex alleati di Forza Italia, non a caso l’unica componente politica che sta provando a dare filo da torcere dai banchi dell’opposizione in parlamento. Quando sarà il momento, presto, molto presto, magari sulla messa a punto della Legge di bilancio, provocherà l’incidente per portare tutti alle urne e raccogliere lo scettro del comando senza la palla al piede di insopportabili alleati con i quali non ha niente da spartire.

Qualcuno provi a fermare la deriva

Nel frattempo l’Italia va a rotoli, lo spread non accenna a scendere e l’incertezza è la cifra che ci caratterizza sui mercati internazionali pregiudicando la nostra affidabilità con relativa fuga di capitali. Confindustria ha minacciato la piazza, i sindacati tacciono, un mondo sottosopra. Speriamo finisca presto. Tuttavia nessuno è esentato dal provare a fare qualcosa per fermare questa deriva.

2 Comments

  1. Francesca ha detto:

    Mi piacerebbe sapere chi ha scritto questo articolo…. Vorrei vedere se il suo naso si è allungato, in proporzione delle fesserie che ha detto

    • Peppe Papa ha detto:

      Cara Francesca, chi sono lo puoi evincere dal mio profilo Fb dato che il pezzo è firmato (ma forse non ci hai fatto caso…) per il resto, ma solo per curiosità (penso che tu sia uno dei tanti troll sguinzagliati in rete dalla Casaleggio e Associati), quali sarebbero nel merito le fesserie cui fai cenno? Sarei curioso di vedere io il tuo nasino…

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