De Laurentiis, a Napoli se ci sta un ‘pezzotto’ quello sei tu!
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La stagione dei deliri di mercato e di De Laurentiis è finita, da domani parlerà il campo

Dopo ritiro e mercato tutti i deliri vanno via, soprattutto quelli di De Laurentiis che trova nella stagione estiva il suo momento di gloria massima, ergendosi a protagonista assoluto nelle torride giornate di luglio e agosto quando il solleone crea non pochi danni alla salute mentale  soprattutto degli anziani troppo esposti nelle ore più calde.  È quello che capita ogni anno al presidente del Napoli, l’estate è la stagione in cui i veri protagonisti scompaiono dalla scena, vanno in vacanza, poi si allenano e preparano la stagione successiva e tutte le altre figure limitrofe del calcio, quali esperti di mercato e presidenti con smanie di protagonismo come per magia diventano appunto i protagonisti  assoluti dell’aria fritta, dell ombrellone o dello Spritz all’ora dell’aperirivo sui lidi balneari, e via a alla sagra delle bufale e delle cronache favolistiche di calciomercato raccontate dai quei visionari dei cosidetti esperti di mercato, esperti del nulla che a loro volta rendono protagonisti personaggi come il presidente del Napoli in giochini come quello del Vero o Falso.  Tutti questi personaggi , e a tal proposito De Laurentiis in testa,  proprio in estate,  quando il calcio vero va in vacanza trovano terreno fertile per soddisfare i propri bisogni di protagonismo che durante la stagione agonistica faticano a soddisfare suscitandogli invidie diffuse e malsane verso i veri protagonisti in campo come il proprio allenatore e i calciatori più in vista. È tortuoso da spiegare ma facile da capire, quando nel calcio non parla il campo e i suoi protagonisti,  ne parlano i frustrati che protagonisti nel calcio non sono mai stati e lo fanno dal lunedì al venerdì,  poi trovano la loro stagione ideale di questi tempi per salire sui pulpiti a sparare le più grandi cazzate per avere il proprio momento di gloria. Ed è quello che puntualmente avviene non appena finisce la stagione precedente e comincia il mercato, il ritiro e le prime amichevoli. Ci si inventano acquisti mirabolanti, parlano di voli e alberghi prenotati dai top player che dovrebbero trasferirsi da una squadra e l’altra, si immaginano formazioni inedite ed esclusive di ogni squadra esattamente come fanno i tifosi che ogni anno cominciano quel mercato e campionato parallelo che si chiama Fantacalcio dove tutti possono gestire budget virtuali e comporre le rose che più si desiderano, ma non a caso questo giochino demenziale ma divertente del fantacalcio lo hanno inventato i giornalisti. Questo del fantacalcio o anche la PlayStation con  cui i tifosi si divertono in modo sano, al contrario dei giornalisti che ci credono pervdavvero, come se il calcio potesse traslare nella sua impietosa realtà le fantasie morbose di questi mancati protagonisti fra sedicente opinionisti e tifosi che non sono riusciti in vita loro ad essere protagonisti sul campo. E allora ecco le figure più o meno professionali di  esperti di mercato, gli esperti di moduli e tattiche, esperti di gestione societaria e dopo questa sorta di presidenti del Borgorosso eterni principianti, figure surreali interpretate magistralmente da personaggi come De Laurentiis, entrati nel calcio solo grazie alla possibilità fornita dal caso di poter rilevare a costo zero qualche club fallito e riuscire con molta fortuna a emergere in un mondo come quello del calcio italiano post calciopoli che ha reso questo mondo accessibile a chiunque abbia un minimo di capacità imprenditoriale e di poter sfruttare le contingenze economiche del calcio moderno grazie ad introiti sicuri come i diritti televisivi, sponsor, marketing e quant’altro dia la possibilità di poter contare su capitali sicuri e soprattutto non propri e poter fare azienda calcio. Un tempo nel calcio italiano uno come De Laurentiis non avrebbe mai potuto accedervi, per mancanza di competenza e risorse finanziarie ma questa è una nostra opinione personale di cui non c’è controprova. Ma oggi i vantaggi del nuovo calcio  De Laurentiis li ha ben capiti e assimilati  grazie a corsi accelerati tenuti con esperti del settore come Pier Paolo Marino, il suo primo manager e interfaccia nel mondo sportivo, quello che definiva il suo Maradona l che poi ha fatto cinicamente fuori quando ormai ha creduto di aver imparato e capito tutto e di poter fare da solo. Il resto è venuto progressivamente guardando ad altri presidenti che fanno del calcio il mezzo per poter espandere e far crescere le proprie imprese con filosofie più commerciali, incentrando il proprio business più  sulla compravendita di calciatori che non sulla crescita sportiva come efficacemente fa Pozzo dell’Udinese, guarda caso anch’egli istruito da Marino che a sua volta imparó il mestiere all’Avellino di quel filibustiere gran competente di calciatori come il presidente, Don Antonio Sibilia. Ma finquando sono presidenti di club di calcio minori come Sibilia e Pozzo che per esistere e crescere nel duro e competitivo mondo del calcio professionistico utilizzano questi metodi è più che giustificato perché gestisc piazze minori, con bacini d’utenza che non permetteranno mai di crescere in termini di fatturato con gli sponsor, i diritti televisivi e quant’altro e allora a club come l’Udinese non resta che riuscire a coniugare la capacità di fare mercato, con lo scouting, allevare i propri giovani e poi rivenderli facendo plusvalenze e consentire  perpetuamente di poter fare campionati dignitosi e mettere di volta in volta in vetrina i propri gioielli. A Udine sono ormai specializzati a fare questo tipo di calcio, e sono attrezzatissimi per farlo consentendo ai Pozzo di crescere economicamente e addirittura acquisire altri club, costruirsi stadi e mettere su questo enorme vivaio gestito da ottimi esperti dello scouting. Come dicevano però, questa filosofia è accettabile e apprezzabile se viene praticata da club come Udinese, Atalanta, Empoli,  è già meno appropriata per club di medie città come Genova, Firenze, figuriamoci come possa essere accettabile in una  grande piazza come Napoli che ha addirittura il grande vantaggio rispetto alla concorrenza di avere una sola squadra di riferimento per milioni di tifosi indigeni. Inoltre De Laurentiis ha clonato il format e modello Udinese solo per sommarie linee guida, non migliorando e nemmeno mettersi al pari con l’organizzazione minuziosa e dettagliata di Pozzo e figli. L’Udinese ha una era e propria squadra di esperti nello scouting che scandagliano i calciatori in tutti i continenti, hanno sale cinema attrezzate per poter visionare ripetutamente tutte le prestazioni dei giovani talenti su cui hanno messo gli occhi e quando li prendono, vengono accolti e allevati in strutture attrezzatissime, oppure se già pronti, smistati o in altre squadre di propria appartenenza oppure prestandoli ad altri club minori finché non esordiranno ciclicamente in prima squadra fino a che non siano pronti al grande salto in club più prestigiosi e quindi venderli a cifre considerevoli chiudendo perfettamente il cerchio.  Pozzo però, a differenza di De Laurentiis, non promette gloria sportiva, ma di assicurare  dignitosamente la partecipazione al massimo campionato, garantendo solidità economica, miglioramento delle strutture e anche di poter eccezionalmente raggiungere traguardi sportivi a livello europeo così come è già capitato nel recente passato di accedere ai preliminari di Champions League e poi in Europa League. Ebbene per quanto De Laurentiis abbia copiato e incollato in modo raffazzonato il modello dell’Udinese Pozzo,  non  solo questa politica non si giustifica in una piazza come Napoli ma non riesce nemmeno ad essere efficiente e costruttiva quanto  l’organizzazione di Pozzo e per usare un termine così usato da De Laurentiis facendo il ‘Pezzotto’ a Pozzo e grazie al bacino d’utenza maggiore e la possibilità di maggiori introiti da diritti tv e di conseguire maggiori risultati sportivi, e in più capitalizzare con le plusvalenze prodotti dai suoi calciatori nella prestigiosa vetrina europea della Champions, torneo necessario soprattutto per il bonus milionario che  elargisce a tutti i partecipanti, oltre che ad essere funzionale per catalizzare sponsor e per la valorizzzione dei propri calciatori. Questa eterna politica  dopo la risalita del Napoli post fallimento è stata ben accettata dai tifosi che avevano tenuto la sparizione della propria squadra dal mondo del calcio che conta, ma oggi dopo 14 anni non accetteranno più ricatti morali e logiche di questo tipo e adesso se non arriveranno risultati, strutture, investimenti seri e adeguati per la crescita definitiva del club in cui versano soldi e passione, non saranno più ben disposti come in passato a sorbirsi fiumi di chiacchiere, promesse, progetti che puntualmente si interrompono, illusioni, bluff, prepotenze e arroganza. È scaduto il tempo, le chiacchiere stanno a zero e adesso  arriverà l’ora del campo si gioco ognuno a calare le proprie carte  in tavola e presto scopriremo che avrà le migliori. De Laurentiis speri come tutti noi che le sue ciambelle riescano ancora con il buco, che la squadra faccia sempre risultati importanti fin da subito, perché nel calcio bastano due o tre partite a cambiare l’umore dei tifosi e il prosieguo di una stagione, poi saranno cavoli amari a gestire il malcontento di una piazza già frustrata dagli ultimi sogni infranti. Ora serve che si accantoni De Laurentiis, che lui stesso si taccia e che parli il campo, il vero e giusto giudice supremo del calcio invece che far parlare i soliti tromboni, pseudo esperti, piagnoni e vittimisti. Ora zitti tutti, perché da sabato parla il campo!

Pippo Trio   

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