Napoli cacci De Laurentiis, prima che lasci lui senza lasciare niente!
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Stadio San Paolo – VIA I MERCANTI DAL TEMPIO
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Accantonate il sarrismo, griglie e vaneggiamenti vari, che ora parla il campo

A Napoli quando comincia il campionato, immediatamente ne comincia uno parallelo, quello fra sedicenti opinionisti ansiosi di fare le carte al campionato vero, quello che si gioca sul campo,che puntualmente smentisce tutti, pur dando ragione a settimane alterne a tutti, non fosse altro perché se non è zuppa è pan bagnato. Quindi nell’arco di un anno chiunque potrà vivere il suo giorno di gloria e questo eterno chiacchiericcio polemico da zitelle acide comincia sin dall’ultima giornata del campionato precedente, al primo giorno di vacanze dei calciatori, poi per tutto il mercato, il ritiro, le amichevoli agostane e per tutto il campionato fin dalla prima  cambiando opinione ogni giorno come si cambiano le mutande, ma c’è pure una certa fauna di critici  che non cambia mai opinione restando fermi sulle proprie per ottusa coerenza, e magari sono proprio quelli che non cambiano nemmeno le mutande. Questa tipologia di critici fra giornalisti faziosi e tifosi sarebbero disposti a morire, pur di difendere l’indifendibile e le loro convinzioni, preferirebbero masochisticamente che il Napoli perdesse pur di avvalorare le proprie tesi, come accadeva sin dai tempi di Benitez, che chiamavano fallimenti i trofei vinti dallo spagnolo, per poi esaltare gli splendidi insuccessi di Sarri che a loro farneticare guida ancora la squadra travestito da Ancelotti o viceversa. Sempre la stessa gent che ancor prima hanno rinnegato addirittura il vecchio Napoli scudettato in favore di quello del nuovo virtuoso corso di quello che hanno. Aclqmqto come miglior presidente di sempre e adesso sono gli stessi  che preferirebbero il flop di un tecnico pluridecorato come lo era Benitez,  o di giocatore appena acquistato preferendo il top player virtuale  e l’erba del vicino. Ma si sa al calciomercato sono buoni tutti a chiacchiere,  e poi con i top non si sbaglia mai. E allora tutti a scoprire l’acqua calda di Cavani, Benzema, Vidal, Fabregas e poi magari alcuni di questi negli ultimi anni Hannover già tradito le attese di chi li ha acquistati a suon di milioni, scivolando dritti in panchina con ingaggi pluriennali stratosferici e difficilmente vendibili, fino ad essere ceduti a saldo di qualche presunta clausola miliardaria a qualche amatore, ogni riferimento alla Juventus e a Ronaldo è del tutto casuale, però è accaduto più volte nella storia del calciomercato ultimamente anche per un ex ragazzo prodigio come Fabregas o per Vidal che migrano di top club in top club alla ricerca dell’identità perduta e dell’anagrafe impietosa. Ma per gli amanti del fantacalcio e dei top player poco conta, quando uno è stato top nel proprio cuore a forma di pallone non smetterà mai di esserlo, e non smetterà  per tutti gli amanti della PlayStation, della Pes del fantacalcio e degli album di figurine. Il culmine è stato raggiunto con questa lunga telenovela paradossale di Cavani, un’ossessione che ha raggiunto inspiegabilmente livelli di patologia collettiva da reparto psichiatrico. Tutto è nato perché qualche giornalista megalomane, con furiose manie di protagonismo, già due anni fa si inventa una suite prenotata a nome di Cavani all’Hotel Vesuvio, naturalmente smentita dai fatti, e non contenti due anni dopo sempre dalle stesse fonti sicure e garantite al coglione, pardon, al limone, vengono fuori watzapp di sedicenti amici dei procuratori di Cavani che fanno il giro devi social, che con accento simil castigliano e con una certa sicumera  parlano di trattativa già chiusa da tenpo al punto da far deragliare anche i più accaniti bodyguard mediatici di de Laurentiis. Non contenti e pur di avvalorare queste sceneggiature da telenovelas sudamericana, si sono battute le strade della privacy, quindi la ex moglie di Cavani, i figli, la madre in vacanza ad Agropoli, la tata, la donna dei servizi, il custode l’ex vicino di Parco Matarazzo.  Insomma  di tutto  e di più pur di dimostrare che non ci si inventa nulla in proposito e nojnpassre oer dei bufalari. Addirittura avevano avuto conferma che Cavani ad una richiesta di De Laurentiis si era dimostrato disponibile a spalmarsi il ricco stipendio in più anni. Chissà poi per quale misterioso motivo avesse accettato la richiesta e poi stesso chi gli avesse richiesto la riduzione, quindi il presidente, si sarebbe tirato indietro. Forse perché Ancelotti voleva puntare su Milik, stimava Inglese? Ma già il fatto di pretendere di prendere un calciatore venduto cinque anni prima nel pieno della cariera e non aver fatto nulla per trattenerlo, e fare pazzie per farlo ritornare 5 anni dopo, inevitabilmente nella sua parabola discendente, trattasi di instabilità mentale, se poi ci mettiamo pure che De Laurentiis, personaggio discutibile quanto si voglia, ma di una sincerità disarmante quando trattasi di smentire acquisti del genere,  e non credergli e allora vuol dire essere totalmente ottusi, anche perché, non solo, non sono mai stati trattati Cavani, Benzema e neanche il don Rodrigo di Valencia che lo stesso De Laurentiis aveva menzionato, ma neppure il Balotelli a basso costo che frignava di tornare, e a fine mercato pur di risparmiare 3 milioni fra quota d’ammortamento e ingaggio lordo si vede persino Inglese che Ancelotti tantino stimava, giustificando che il calciatore avesse implorato la cessione  dopo aver implorato di venire al Napoli . Tutte balle…Chiedetelo a Younes scappato da Castelvolturno  o al procuratore di Hisay che non vedeva l’ora di portarlo in braccio a Sarri, se nel calcio possa mai contare la volontà di un calciatore oppure chiedetelo a Venglos se veramente c’è  solo un Capitano, si proprio quello  che aveva già preferito la muraglia cinese alla scogliera del Villaggio Coppola. Insomma bufale e cinepanettoni ancor prima di Natale e il bello che a produrli non è stato De Laurentiis sempre molto lucido sui suoi affari, ma tutta la sua corte di giornalisti con il posto fisso nella tribuna Carlo Juliano, quelli della radio ufficiale e di tutti quelli di vari  salottini televisivi sponsorizzati da Cinecittà World, Stecco Lecco, Tufano, Energas e altri partner commerciali della premiata dittarella individuale di famiglia. Insomma, quello di Cavani e il  top Player è stato un corto circuito innescato dai giornalisti aziendalisti e causato dall’anima ultra che possiede ognuno di loro, troppobrepressa in questi anni di puro zerbinismo e che ora al primo gol di Milik vien subito spenta facendo tornare tutti nei ranghi dopo giorni di silenzio assoluto. Che storia contorta, ma non finisce qui, perché è ancora più da psicanalisi la guerra di religione, che  lda dieci anni si combatte per sostenere  di volta in volta la guida tecnica che cambia, nonostante che il presidente avrebbe desiderato che tutti gli allenatori presi diventassero il suo Ferguson Da Ventura a Reja e a Donadoni, da Mazzarri e Benitez fino a Sarri e Ancelotti, sette sono le chiese  in cui si è pregato con il sacerdote del momento. Solo Donadoni è stato un caso a parte, l’unica intuizione infelice di De Laurentiis, non tanto perché il tecnico fosse incapace, ma perché quell’aria da crisantemo proprio non prendeva i tifosi del Napoli e anche perché fu messo da subito in disparte al mercato da Marino che lo boicottava e da De Laurentiis seccato che Donadoni con le sue  esplicite richieste faceva salire il prezzo dei calciatori. Insomma, escluso Donadoni e il primo Ventura, poi sia Reja, che Mazzarri, Benitez, Sarri e Ancelotti hanno creato inconsapevolmente vere e proprie sette di  adepti, logge massoniche, correnti di pensiero integraliste le une contro le altre, azzuffandosi di volta in volta fra paragoni improbabili sull’operato dell’uno e dell’altro in proiezione di  affermare le proprie convinzioni. Reja è stato il primo saggiamente a friggere il pesce con il 532 in fase difensiva trasformandolo in quella offensiva in 352, ma a un certo punto nonostante gli ottimi risultati e insistendo con quel modulo stufó opinionisti, tifosi e lo stesso presidente, che poi su raccomandazione della zia prese Donadoni che a sua volta ripropose quel modulo per non gettare alle ortiche quanto di buono avesse costruito Reja, ma per altri motivi non funzionó e in corsa arrivò Mazzarri. Il toscano,  anche lui intellettualmente onesto dovette tradire  il suo 442  scolastico fatto alla Samp per rifarsi a quanto lavorato dagli allenatori precedenti e la fortuna, componente fondamentale di ogni generale in guerra volle che Mazzarri risolse le prime partite in rimonta e all’ultimo respiro, con Bologna e se non erriamo il Milan e anche la Juventus ergendosi da subito a eroe in quel tempio già fatiscente del San Paolo. La sua squadra di titolarissimi con grande ardore e furore agonistico si sarebbe buttata nel fuoco pur di placarlo in panchina, e i tifosi impazzivano eccitatissimi ogni qual volta il Napoli andava sotto e Mazzarri suonava la carica in maniche di camicia anche a zero gradi. Se a Reja gli si rimproverava il modulo, a Mazzarri glielo si approvava nonostante lo aveva preso a prestito dal vecchio allenatore, a differenza che Reja friggeva con l’acqua pesce congelato, e Mazzarri andava meglio, perché nonostante anch’egli friggesse con poco olio, fra tanta ‘mazzamna’ qualche triglia, merluzzetto e sogliola poteva qualcosa di buono potevacucinarlo. Un conto è andare in Europa con Montervino, Calajo e pochi tenori e un altro aggiungendo ad Hamsik e Lavezzi prima Quagliarella e poi Cavani e infine il giovane Insigne. Ma pure per Mazzarri, nonostante discreti successi, coppa Italia e secondo posto,  viene inspiegabilmente il momento del commiato malgrado la piazza lo adorsse, e come oggi con Ancelotti che ha sostituito e anestetizzato la partenza dell’amatissimo Sarri, allora toccó a Benitez raccoglierne i cocci e da subito il nuovo guru fece proselitismo perché rivoluzionó tutto e già cinque anni fa creó la squadra che ancora oggi forma lo zoccolo duro di questo buonissimo Napoli. La squadra di Benitez  pur restando incompleta in alcuni reparti, riuscì a vincere due trofei nazionali e molto bene fece in Europa, ma a Benitez che era un top coach la gente chiedeva grandi calciatori e scudetto, che molto onestamente Benitez sapeva di non poter garantire, fino a lasciare per totale incompatibilità con il  presidente che non gli chiariva I’ll progetto ecgli obiettivi.  E fu così che ormai l’evoluto e numeroso ufficio stampa di De  Laurentiis già al secondo anno si misero di buzzo buono e massacrare mediaticamente e nella testa dei tifosi Benitez , che impassibile continuava per la sua strada fino a salutare definitivamente. Arriva Sarri dopo aver sondato e trattato dozzine di altri tecnici e come sempre grandi divisioni e correnti di pensiero opposte. Chi lo ritenesse esageratamente o totalmente incapace e inadeguato,  e chi amava alla follia quel tipo di personaggio e il suo credo sacchiano. Ma come sempre mai nessuno ci prende persino Maradona si dovette rimangiare il suo  giudizio tranchant. Solo il campo come sempre ha saputo svelare i suoi inappellabili e scientifici verdetti, consacrando Sarri come grande allenatore e preparatore di campo, ma carente nella gestione generale di tutti gli altri aspetti che un allenatore di un certo spessore deve saper controllare e sovrintendere. Dalla gestione della rosa, alle formazioni e sostituzioni, dai cambi modulo e ai ruoli, Sarri è risultato deficitario nella gestione, altrettanto nella comunicazione tanto ruffiana verso tifosi, calciatori  e talvolta verso il presidente, quanto prosaica e lamentosa in interviste e conferenze sempre più rare. Ora consigliamo con Ancelotti di non fare gli stessi errori fatti nel passato mettendo a confronto esperienze diverse in panchina, anche perché passi per Benitez ultimamente retrocesso di categoria, ma discutere Ancelotti e farlo diventare il copione di Sarri è veramente demenziale. Ogni allenatore sano di mente ci va cauto a cambiare certi meccanismi delicati di squadra e spogliatoio, e chiaramente utilizza quanto di buono costruito, ed e è questa la grandezza di un allenatore che sa gestire, non come Sarri che cambió tutto il dopo Benitez rischiando di toppare calorosamente finché qualcuno non lo fece rinsavire da Valdifiori e altri ex Empoli che ha portato e voleva portare, e riutilizzare    il vecchio Calkejon invenzione di Benitez, e rispostare Insigne a sinistra e levarlo dalla tre quarti. Questo per dire che nessun allenatore al mondo che abbia buon senso distruggere quanto di buono costruito. Sarebbe come comprare una casa ben ristrutturata e rifarla daccapo. Sarebbe da folli, quindi ben ha fatto Ancelotti ad assecondare all’esordio la vecchia guardia, per cambiare in meglio c’è sempre tempo!

Pippo Trio

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