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Stato libero di Bananas, Salvini il dittatore

di Peppe Papa

Volevate l’uomo forte, eccovi accontentati. Matteo Salvini come “il dittatore dello stato libero di Bananas” sfida tutti e purtroppo non è comico. Al Presidente della Repubblica e a quello del Consiglio fa sapere di non impicciarsi e che se vogliono far sbarcare i 150 migranti dalla ‘Diciotti’ ormeggiata nel porto di Catania, lo faranno senza il suo consenso, anzi è disposto a dimettersi e addio governo. Ai magistrati della procura di Agrigento che sta procedendo sull’ipotesi di reato per sequestro di persona e arresto illegale per il momento “contro ignoti” manda a dire di essere a disposizione per qualunque chiarimento dato che è lui l’unico responsabile del presunto sequestro e “se vogliono arrestarmi lo facciano”. Per quanto riguarda il tecnocrati di Bruxelles, attraverso il suo socio di maggioranza il 5Stelle, Luigi Di Maio, minaccia che non verserà più un euro alla Ue se questi non si deciderà a intervenire per risolvere il problema migranti che, a quanto pare, riguarda solo l’Italia. Intanto, tra una diretta Fb e l’altra, mostra la faccia truce e il mento volitivo infiammando le truppe pronte ad usare il manganello se dovesse servire, come senza mezzi termini ha confessato il deputato leghista, Giuseppe Bellachioma che ha invitato i magistrati a non toccare Salvini altrimenti “veniamo a prendervi sotto casa”. Oppure la decisione del presidente del Fvg, l’orgoglioso padano Massimiliano Fedriga, di mandare i forestali a presidiare i confini con la Slovenia e di voler sgombrare i migranti che da alcuni giorni sono accampati a Trieste. La gente sembra apprezzare, stando ai sondaggi condotti sotto l’ombrellone, con quasi l’80% di italiani che si dicono d’accordo con il pugno duro imposto dal ministro degli Interni e lo incitano a continuare su questa linea. Nel frattempo il Paese va a rotoli, nessuna delle promesse annunciate in campagna elettorale è stata realizzata senza che la stessa gente delle indagini demoscopiche di cui sopra, mostri insofferenza o indignazione. Un brutto segnale, sintomo di una malattia endemica che affligge il popolo italiano, fatta di becero opportunismo e meschino qualunquismo, che lo spinge tra gli applausi verso il disastro per poi risvegliarsi tra le macerie, come la storia insegna. Nessuno al momento pare sia in grado di fermare questa deriva, come nell’immaginaria Repubblica di Bananas di Woody Allen il surreale si fa realtà e diventa spettacolo da dare in pasto alla massa di ‘consumatori’ affamati e distratti. Solo che purtroppo non siamo in un film e ben presto, prima di quanto si possa immaginare, ci troveremo ai titoli di coda e saranno guai per tutti.

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