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Le verità nascoste di Sarri, il solito ruffiano buonismo, la dolce gufata ad Ancelotti

A Napoli i suoi fedelissimi lo chiamano “Comandante”, per quella sua aria da improbabile Cheguevara occhialuto sempre in tuta, barba incolta,  sigaretta in bocca, e deve essergli talmente piaciuto vedersi incarnato in quella iconica figura di rivoluzionario al punto che un bel giorno smise quell’aria dimessa da cane bastonato di chi si lamenta sempre di qualcosa, e in un momento di pura esaltazione, magari eccitato dalla caffeina spacciata  a profusione dalle tazzulelle di Starace o dalla nicotina che succhia dalle sue infinite sigarette, o più probabilmente perché talmente grato ai tifosi per la cieca fiducia che riponevano in lui, Sarri prima del finale di campionato e dello scontro diretto a Torino bellamente dichiarò:

“Vogliamo andare fino al palazzo e prendere il potere”

Apoteosi, ‘ o’ fridd nguoll’, roba da standing ovations infinita quella conferenza stampa finalmente poco piagnona e scurrile e finalmente tutti a crederci fino all’orgasmo eiaculato all’ultino respiro, come nel famoso film anni ‘80 “Basic instinct” come se li procurava una conturbante Sharon Stone, in cui sai benissimo che l’assassino resta sempre la bella Signora malgrado variazioni sul tema e colpi di scena fuorvianti. E fu purtroppo così che però nonostante l’esaltante presa violenta del Palazzo sabaudo, nell’occasione sfondato da quel testone d’ariete di Koulibaly, e quello che ormai era diventato per quasi tutti il “Comandante” solo dopo pochi giorni smise i panni del guerrrigliero in tuta da metalmeccanico di Bagnoli e in un albergo fiorentino indossò quelli di un tenero pigiamino inadeguato per combattere i colpi di coda del furioso nemico mortalmente ferito…. Il resto è storia e non vi è più bisogno che nè Sarri, nè altri romantici suoi fedelissimi stiano ancora a spiegare con argomenti surreali la disfatta finale in quel modo infantile, perchè il calcio è la vera metafora della guerra e in guerra si vince con il coltello fra i denti, non con le lacrime agli occhi e l’arrendevolezza. Riconosciamo a Sarri di essere stato bello ed efficace nel tessere la sua tela dando più volte l’impressione e l’illusione di catturare la preda, ma una ragnatela nulla può contro certi animali. Sarri è stato grande a esaltare i suoi soldati migliori e l’infinito esercito dei tifosi adoranti, ma come sempre quando c’è troppo fumo c’è anche poco arrosto, e tutto ciò non è bastato a esorcizzare  la paura di vincere,  il famoso braccino, dettato dal troppo timore di un avversario seppur formidabile, ricco e organizzato, ma che pur sempre per tre anni ha mostrato il fianco offrendogli più volte la vittoria su un piatto d’argento,  che  non ha saputo colpire mortalmente, ci fosse riuscito oggi  Piazza Garibaldi diventerebbe Piazza Sarri, con tanto di statua prodotta con la solita sollecitudine dagli artigiani di San Gregorio Armeno, ma non è andata così, però malgrado tutto, non si sono ancora spenti gli echi del tiki taka inconcludente. Oggi però è tutto cambiato, le troppe amarezze per un epilogo apparentemente ingiusto, doloroso e crudele, hanno separato le strade di quel Comandante di mille battaglie e il suo esercito, e fra tante improbabili recriminazioni, dolci ricordi si è consumato il rapporto fra il Generale De Laurentiis e il Comandante ChegueSarri, e seppure un po’ di stracci volano ancora, dalle parole di Sarri affidate ai giornalisti del Mattino, prevalgono i sentimenti per tutto quanto avvenuto all’ombra del Vesuvio e nei pascoli delle bufale di Castelvolturno. Quindi seppure con due mesi di ritardo, arriva finalmente il commiato agrodolce di Sarri a Napoli, alla squadra, a De Laurentiis e figlio, al quale, della razza padrona  è quello a cui ha riservato più parole di affetto, e al padre, in parte gratitudine e in larga parte, seppur velatamente e con garbo, tutta l’amarezza e l’acredine di chi si è sentito tradito. Evidentemente Sarri ha perso in albergo anche con il presidente non solo con la Fiorentina e ancora giustifica quella sconfitta indecorosa. In ogni caso con il presidente che se lo èfatto sul tempo scaduto, la sua sconfitta è stata bruciante per l’ingratitudine tipica dei cinici come ADL, ma gli è andata comunque molto meglio che non quella in campo a Firenze, perché se in campionato la disfatta è stata veranente umiliante, il suo licenziamento gli è andato di lusso e l’esilio dorato gli ha quadruplicato l’ingaggio, non il vitto scadente, ma  migliorato l’alloggio e la compagnia per poter vivere finalmente da sogno. Effettivamente per chi ha allenato quasi tutta la vita in provincia, già  Napoli era tutto oro, figuriamoci poter allenare a Londra, in un club a cui non manca niente di tutto quello per cui ci si è sempre lamentato, quindi il fatturato, l’organizzazione, strutture, rosa di calciatori, insomma tutto quello che serve finalmente a  poter dimostrare, e questa volta senza più alcun alibi e lamento, che il Comandante con il suo infinito ticchiti e tocchete  è anche capace di vincere. Comunque sia,  pur apprezzando questa tardiva intervista-saluto di Sarri, malgrado le dolci parole pronunciate persino per Ancelotti, non abbiamo gradito la raffinata gufata, quella di aver pronosticato lo scudetto dei suoi ragazzi e di un grande tecnico come Ancelotti, e come per magia quelle differenze di fatturati, di chi gioca prima e chi gioca dopo, le partite in albergo e lacrime varie,  erano  riservate solo a lui pover’anima, ma di colpo con Ancelotti, il Napoli deve aver azzerato tutte le sostanziali differenze. Il tecnico di Reggiolo, farà molto bene a usare la grattugia del suo amato Parmigiano Reggiano, da utilizzare soprattutto per le parti dove non batte il caldo sole di Napoli, perché la gufata reale è partita ed è pure pesante , seppure confezionata con garbo regale dal lontano Regno Unito. Si vede che oggi Sarri viene educato a Palazzo e non ha più il sangue agli occhi di chi deve conquistarlo, ma il sangue blu delle trasfusioni fatte a Buckingham Palace, luogo improbabile per un vero Comandante rivoluzionario, ma c’è da dire che  Palazzo comunque ci è arrivato con l’obiettivo di arricchirsi e pare voglia pure restarci a lungo, non escludendo di chiudere carriera a Napoli. Noi come lui ci  auguriamo ci resti a lungo, così come desidera, preferibilmente  pure per chiuderci carriera, da noi i comandanti di ritorno non hanno mai funzionato. Che Stamford Bridge gli sia lieve! E come nelle migliori favole che dalle nostre parti sanno bene raccontare, tutti vissero felici, cornuti e contenti.

Pippo Trio

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