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Jorginho, Insigne, ma persino Messi con altri sistemi di gioco scompaiono

Il grande limite degli allenatori integralisti come Guardiola, Sarri e tutti quelli che insegnano maniacalmente un solo tipo di gioco è che i calciatori abituati a quegli schemi, sopratutto quelli che da anni ripetono a memoria quel copione poi inseriti in altri contesti finiscono per ridimensionare le loro prestazioni e anche le loro qualità tecniche. Sembrano pesci fuor d’acqua e Messi ne è l’esempio più eclatante, ma anche per altri pur ottimi calciatori la qualità delle loro prestazioni differiscono totalmente rispetto allo standard che hanno sempre garantito in un unico sistema. Imparare a memoria a scuola come nel calcio è sicuramente un vantaggio che quel valore aggiunto è in grado di garantire in termini di rendimento, ma spesso può risultare  ridondante, malgrado una percentuale altissima di possesso palla talvolta  sterile e fine a se stesso. Quindi, malgrado una certa evidente superiorità nella quantità del gioco e non nella qualità , come spesso si è portati a pensare,  quel gioco può andar bene fino a un certo punto, perché poi non si devono smarrire altre qualità. Mentre imparare cercando di capire, anziché ripetere solo a pappardella poche nozioni seppur in modo perfetto, diventa un limite quando cambiano gli argomenti che non si sono studiati, perché si è ripetuto incessantemente solo quello, e ci si perde totalmente facendo svanire quasi del tutto quello che si è imparato, instaurando nei  protagonisti quel senso di smarrimento che vanifica anche le   qualità che si posseggono. Messi ad esempio, sicuramente nasce come giocatore di grande talento, classe cristallina, velocità che gli consente qualsiasi movimento, tocco, cambio di direzione  e avendo anche piedi buonissimi oltre a un fisico brevilineo che ne esalta appunto le giocate, tutte qualità a lui riconosciute unanimente,  all’interno di un sistema di gioco nel modulo stracollaudato a cui è abituato sin dalla cantèra catalana, diventa un calciatore fenomenale. Per carità siamo certi che lo sarebbe comunque anche in altri contesti, ma è fuor di dubbio che riesce a rendere di più se messo nella condizione di giocare in quel liquido amniotico che lo ha sempre avvolto e coccolato anziché fuori da esso. E allora forse qualcuno di quelli che oggi considerano Messi più grande di Maradona si sbagliano clamorosamente, perché anche se è vero che Messi ha vinto il doppio se non il triplo di quello che ha vinto Maradona, magari lo avrà fatto perché ha giocato sempre in una grande squadra,  perpetuando un  gioco a memoria che applicato per anni sin dalla cantèra con altri grandi calciatori ha reso possibile di poter vincere tantissimo. Ormai però non è nemmeno più una coincidenza che Messi fuori dal Barcellona non rende come nel suo club. Certo, l’unico dato di riferimento è la nazionale argentina con cui più volte ha toppato talvolta anche clamorosamente, perché non ha mai giocato in altri club, però possiamo dire per certo che Maradona ha espresso tutto il suo geniale talento, classe, carisma e personalità in qualsiasi contesto abbia giocato ed ha vinto persino a Napoli che prima di lui per più di mezzo secolo non aveva mai vinto uno scudetto. Immaginatevi oggi Maradona giocare con le regole con cui si gioca oggi, quindi con le regole nuove sul fuorigioco, senza marcatura stretta perché oggi al primo fallo importante gli arbitri ammoniscono, e immaginatevelo in qualsiasi top club di oggi a cominciare dal Barcellona e capirete che se è riuscito a vincere a Napoli, o doc farlo con quell’Argentina vinceneo quasi due mondiali da solo mentre il terzo glielo avrebbe negato Menotti, capirete  perché ancora oggi in tanti lo considerano il più grande calciatore della storia, e lo è perché la sua grandezza l’ha dimostrata sempre, in ogni squadra con cui ha giocato, con qualsiasi modulo, allenatore,club o nazionale. Questo per dire che molte volte un collaudato metodo di gioco che risulta pur essere un grande valore aggiunto all’interno di una certa squadra, ma spesso è anche limitante  ma diventa  una ciambella di salvataggio a cui si aggrappanon certi allenatori e certi calciatori che riescono ad esprimersi al massimo solo a certe condizioni. Ad altri livelli, quindi senza parlare di Messi o Barcellona,  è quello che oggi vediamo pure con Jorginho e Insigne bravissimi  in certi schemi, si perdono del tutto con altri, vedi in nazionale. Jorginho, dopo Napoli  ha seguito Sarri a Londra e sembra abbia sempre giocato nel Chelsea così come Sarri pare abbia sempre allenato i blues. In realtà sia Sarri che Jorginho sanno fare bene certe cose, poche ma collaudate e allora gli vengono sempre bene e fatte in una squadra come il Chelsea fatta di  grandi calciatori viene ancora più facile che quando Sarri cominciò a farle a Napoli con qualche incertezza, però sia i calciatori, che soprattutto gli allenatori quando le condizioni diventano avverse e gli si inceppa quel meccanismo, gli diventa difficile eseguire altri  spartiti questo è il grande limite, perché quegli automatismi sono talmente meccanici che si ripetono ottusamente anche quando inutili se non dannosi. Lo stesso Insigne fuori dal contesto Sarri sembra non poter mai confermare le grandi qualità tecniche che sicuramente possiede, rimanendo ingabbiato in certi schemi, poi una certa immaturità del carattere che persiste anche con il passare degli anni, quell’aria di chi si sente già arrivato fanno il resto, ma sicuramente questi calciatori devono dimostrare di poter far bene anche con sistemi di gioco diversi, mentre un certo tipo di allenatori integralisti pur bravissimi in un certo tipo di preparazione dovrebbero a loro volta imparare a saper variare con la stessa efficacia il sistema di gioco, senza nulla togliere a quanto di buono hanno fatto con il solito gioco, ma diventa anche facile saper fare una sola cosa perché la si ripete maniacalmente a memoria tutti i santi giorni sul campo di allenamento. Ecco perché riteniamo certi pur bravi allenatori alquanti sopravvalutati, perché diventano dannosi per tutti, per loro, per i loro ammiratori che credono che quello è l’unico modo per giocare a calcio e per i calciatori. Basta con questo grande equivoco!

Pippo Trio

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