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Disertare il San Paolo è contestazione di grande civiltà, intelligenza ed efficacia

Malgrado le dominazioni, la storia di Napoli, la decide sempre il popolo!

I napoletani sono un popolo incredibile, dai forti contrasti e dalle grandi contraddizioni, individualisti, anarchici, strafottenti e indisponenti, passionali, ospitali e generosi, vivaci, scaltri, furbi ma pure forniti  di un intelligenza acuta e brillante che in ultima analisi, dopo tante vicissitudini penalizzanti viene fuori in tutta la capacità di risolvere tutt’insiene le problematiche che li avviliscono. Come? Con gesti, comportamenti e sentimenti di grande coinvolgimento popolare, con manifestazioni eclatanti, che siano rumorose o silenti, ma sicuramente più efficaci di astruse logiche politiche e di governo della città, perché a Napoli è il popolo che nel bene o nel male alla fine prende la decisione giusta quella della svolta, che nessuno fra regnanti, dominatori,  governanti, ha mai saputo definitivamente dare a questa città piena di energie positive, e che non ha mai potuto esprimere tutte le sue enormi potenzialità, negate dall’egoismo, dalla meschinità,  dall’avidità e dalla pusillaninità di chi ne gestiva e amministrava le grandi ricchezze, paesaggistiche, storiche, culturali e di grande energia contemporanea. Alla fine di quella  grande Fiera chiamata Napoli, erano, sono e saranno sempre i napoletani a decidere di che morte morire e come rinascere, insomma nel bene e nel male padroni del proprio destino .  Morto il Re viva il prossimo Re, quello che avrà meglio intercettato il loro stato d’animo, la gioia e la passione di vivere la napoletanità, e pur consapevoli delle deficienze della città,le sue ataviche e colpevoli problematiche, guai se fossero altri a parlarne male, sarà da quel momento in poi che ci si sarà fatti nemici acerrimi i napoletani. Tutto questo sta avvenendo anche nel dorato mondo del calcio con protagonista il presidente della squadra del cuore dei napoletani, che nonostante più che discreti risultati economici e sportivi ottenuti soprattutto grazie all’investimento di massa del popolo napoletano che autofinanzia da sempre il club, nonostante i presidenti  papponi che si sono succeduti, e lo hanno fatto con grande passione, generosità e pazienza, ed oggi questi tifosi napoletani rimproverano  all’attuale proprietario del club di non sfruttare queste risorse adeguatamente e in linea alle grandi ambizioni di una piazza che già a suo tempo contestó pesantemente un altro suo presidente padre padrone, fino al punto di noleggiare aerei che svolazzavano sul  cielo di quel santuario chiamato San Paolo, con un chiaro messaggio che  riferiva la volontà popolare per un drastico  cambio di rotta societaria, individuando nel grande ex, Antonio Juliano,  il nuovo Masaniello che avrebbe tradotto il sentimento popolare nel Palazzo azzurro,  rivoltando il club  come un calzino. “Ferlaino vattene, Juliano torna” questo era il sintetico ma chiaro messaggio che volteggiava sull’ laereo pubblicitario prima delle partite del Napoli. Ebbene, il popolo aveva deciso e Juliano dopo qualche inutile resistenza del vecchio presidente Ferlaino,  si impose come ministro del popolo e fu con il grande Totonno che cominció la svolta di un club come il Napoli sempre ai margini dei club del nord ricco e vincente e un sud vessato come non mai anche nello sport. Ma Juliano seppe dare ordine, dignità e rispetto a club, squadra e tifosi cominciando a progettare un grande Napoli, portando in squadra calciatori di rango e persino  uno dei più grandi top player esiliato in Canada, il grande Rudy Krol uno degli undici olandesi volanti che con  Crujff avevano fatto la storia del calcio. Quel Napoli progettato da Juliano e così ben rappresentato dal grande Krol andò finalmente vicino allo scudetto e finalmente a Fuorigrotta il cuore sempre caldo dello stadio ricominció a battere non più di rabbia e delusione, ma di grande gioia ed entusiasmo, seppure interrotta da quella maledetta autorete di Ferrario che ancora una volta spegneva le speranze dei tifosi.  Ma il dado era tratto, quel Napoli del capitano Totonno Juliano ormai  nelle vesti di Generale stava decollando verso orizzonti impensabili  e meravigliosi fino al giorno in cui Juliano andò di persona a Barcellona a trattare uno scugnizzo argentino più scuro di capelli e carnagione e più ribelle dello stesso Juliano, che rimase giorni e giorni nella città catalana finché non avrebbe portato al San Paolo il più grande calciatore di tutti i tempi un certo Maradona, era il popolo che lo voleva e Juliano era il degno rappresentante di quel popolo che aveva così bene interpretato. Questo per dire di quanto incida il sentimento popolare di una città calda e viva come Napoli, governata prima di tutto dal quell’enorme cuore pulsante del Vesuvio, dal caldo del suo sole e dall’azzuro del mare che rendono ogni napoletano persone speciali. Sembra tutta retorica oleografica ma Napoli è soprattutto questa, al di là di ogni cosa che al mondo ci renda tutti uguali, Napoli ha qualcosa in più che gli ha conferito la sua natura, la posizione, il clima e la sua intensa storia. A rendere meglio l’idea è stato nel recente passato qualche grande professionista del calcio pur abituato a grandi palcoscenici e a club più prestigiosi, che raccontava cosa significasse giocare contro il Napoli,  fare l’ingresso nella bolgia del San Paolo e scoprire le gambe tremare e la testa confondersi, perché si avverte forte lo stato d’anino del pubblico di Napoli tutt’uno con le sorti della squadra. Lo hanno detto altri non noi, che possiamo solo constatare l’importanza dei figli di Partenope nel determinare la propria storia, il proprio destino . Oggi è uno di quei momenti in cui il sentimento popolare prevale,  mettendo da parte i propri individualismi, quell’anarcoide egoismo e pigra indolenza che spesso ci penalizza e fa si che tutti remino contro gli altri, e che ancora una volta fa pure in modo che ci si unisca contro il nemico che è stato individuato sopratutto nei panni del presidente bigamo di Napoli e Bari, non di certo quello rappresentato dal Comune di Napoli nella figura sminuita  di De Magistris, che pure ha spesso indugiato  a vuoto sul sentimento popolare,  e figuriamoci se questo sentimento possa essere rappresentato da De Laurentiis che spesso e volentieri quel sentimento popolare lo offende a morte,  credendo di rimediare dividendo i napoletani in buoni e cattivi, operazione superata per quanto pratica tanto odiata sin dalla scuola dell’obbligo. I napoletani spesso sono stati divisi fra loro perché indotti da una grande libertà e autonomia di pensiero, ma non si pensi che si possa dividerli sulla città e il sentimento popolare,  perché in tal caso diventano una potenza pronta a esplodere contro il nemico. Oggi quel nemico più di tutti si chiama De Laurentiis, tollerato fino ad oggi solo perché è stato capace di riportare il Napoli in prossimità dei grandi, ma tutto questo non gli basterà affatto dopo aver offeso il sentimento popolare, e la sfida di alzare i prezzi dei biglietti è solo l’ultima goccia che inevitabilmente farà traboccare il vaso, non tanto perché i napoletani non volessero spendere tanti soldi per seguire le sorti della propria squadra , non hanno mai badato a spese in questo senso, sarebbero capaci di non mettere il piatto in tavola per il Napoli,   infatti  passato si sono pagati prezzi ancor più ingiusti ed esorbitanti per mano dei bagarini, ma perché adesso non tollerano più che i loro soldi, la loro passione possa servire esclusivamente ad arricchire un personaggio che pensa solo al suo guadagno approfittandone, dileggiandoli pure. Sabato sera comincerà un ammutinamento allo stadio della discordia che potrà attenuarsi solo con una grande vittoria del Napoli che porrebbe acquietare   tutto perché le sorti della squadra azzurra prevarranno sempre,  ma proprio per questo, se malauguratamente le sorti della squadra non dovessero prendere la piega giusta, il San Paolo esprimerà lo stato d’animo della città e dei suoi tifosi e non vorremmo essere nei panni  di chi questo sentimento lo ha mortificato come spesso usa fare  il presidente del Napoli.  Quantunque,  noi tutti ci aspettiamo che il massimo della rivolta popolare venga espressa nel modo più civile e intelligente possibile, come solo i napoletani sanno fare in certe occasioni, ci aspettiamo  la desertificazione dello stadio che con il suo innaturale ma compatto silenzio potrà più di mille contestazioni. Poi che altri si regolassero come meglio credano,  ma siamo ad un passo dalla svolta e dal verdetto popolare quale che sia. Chi vivrà vedrà!

Pit

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